Accetturese muore decapitato dal guard rail
22 marzo 2011 | 16:15 | Commenta questo articoloSbaglia una curva e si schianta in moto sulla provinciale per Volpiano
TORINO Un motociclista è morto decapitato andando a sbattere contro il guard rail, sulla provinciale 87 che collega Chivasso a San Benigno Canavese. L’incidente è avvenuto intorno alle 17,30. La vittima, senza documenti, è stata identificata in serata dai familiari all’ospedale di Chivasso: è Luciano Masiello Rago, 53 anni, residente a Torino, in via Leinì 82.
I carabinieri della stazione di Volpiano, guidati dal maresciallo Franco Di Pietra, avevano rovistato ogni angolo del campo per cercare la patente, avevano setacciato il terreno per un ampio raggio dove era finita la motocicletta, una vecchia Honda CBR 600. Inutilmente.
L’unica cosa certa era che il mezzo risultava intestato al torinese Luciano Masiello Rago. Non era detto che fosse lui alla guida dell’Honda, il proprietario avrebbe potuto averla prestata. L’indagine, dunque, è proseguita e con ulteriori difficoltà: nella sua abitazione i carabinieri non hanno trovato nessuno. Ci sono volute altre ricerche per rintracciare i familiari.
Il fatto è avvenuto quasi all’imbrunire. Masiello Rago stava percorrendo la provinciale 87 in direzione di San Benigno Canavese. La moto era lanciata a tutta velocità, forse a oltre 200 chilometri orari. Nell’affrontare una curva tra la Cascina del Cerello di Chivasso e le Cascine Malone di San Benigno Canavese, il motociclista ha perso il controllo. La Honda CBR 600 ha urtato il guard rail, e il conducente ha sbattuto violentemente contro due pali di ferro che sorreggono la segnaletica stradale. L’impatto è stato tremendo. L’uomo è stato decapitato. Indossava il casco integrale. Il capo è stato ritrovato dai soccorritori a una trentina di metri dal ciglio della provinciale. Nell’urto è finito in un campo al di là della corsia. La moto ha continuato la sua marcia, per oltre un centinaio di metri, trascinandosi dietro il resto del corpo. Una scena agghiacciante.
Non ci sono stati testimoni. Nessuno ha assistito all’incidente. A dare l’allarme alla sala operativa del 112 dei carabinieri è stato un automobilista di passaggio che si è trovato la strada ricoperta di detriti. In breve tempo sul posto sono arrivati i soccorritori: un equipaggio dell’Arma di Volpiano e l’Elisoccorso del 118. Purtroppo l’équipe medica non ha potuto fare altro che constatare il decesso del motociclista.
La strada è stata chiusa per un paio d’ore. Si sono cercati invano i documenti, un borsello o un marsupio. È intervenuto il medico legale dell’Asl To 4, Stefano Ricciardelli. Il cadavere è stato recuperato dai necrofori e portato all’obitorio dell’ospedale di Chivasso. L’identità è stata possibile grazie ai familiari di Luciano Masiello Rago. I carabinieri hanno messo sotto sequestro la moto, che è a disposizione della magistratura per gli accertamenti.
Diego Andrà
La Stampa.it


Per assistenzialismo s’intende comunemente la degenerazione del sistema di assistenza pubblica e sociale, in cui lo Stato interviene soprattutto con l’erogazione di fondi a cittadini o enti, senza un piano efficace per il loro utilizzo e allo scopo di acquisire consensi.
È stato intitolato all’Unità d’Italia l’anonimo rione sorto a ovest dell’abitato, compreso tra via Rocco Scotellaro e via IV Novembre. «È un atto dovuto – dichiara il sindaco Nicola Buonanova – una concreta adesione alla missione del pensionato Michele Maddalena, che sta percorrendo l’Italia in lungo e in largo per portare ovuque una testimonianza di italianità e Unità e chiedere ai sindaci di intitolare una strada o una piazza all’Unità d’Italia. Ma non solo. Noi abbiamo un debito di gratitudine nei confronti delle donne di Accettura che offrirono i loro gioielli per finanziare l’epopea dell’unificazione italiana e dei valorosi giovani insorti che furono tra i primi a unirsi ai rivoluzionari di Corleto Perticara e anche dei valorosi militi della Guardia Nazionale, che spensero gli ultimi focolai di brigantaggio». Sentimenti di italianità si erano manifestati ad Accettura già il 1848, quando nella piazza principale fu esposto il tricolore, mentre Pasquale Amodio arringava il popolo. «Similmente – scrive il memorialista Antonio Lacovara – Accettura non mancò di dare il suo contributo di danaro alla provincia insorta; ed infatti mandò una prima offerta di ducati 225 raccolti tra i cittadini per sottoscrizione e poscia altri ducati 285 ricavati dalla vendita di ‘orerie ed argenterie, grazioso dono delle donne di Accettura’, dice il Racioppi». Appena si seppe che a Corleto Perticara il 16 agosto 1860 era stata la proclamata l’insurrezione contro i Borbone, gli accetturesi furono tra i primi ad accorrere. Un drappello, guidato da Leonardo Belmonte, raggiunse a Laurenzana i rivoltosi diretti a Potenza; un altro, composto, tra gli altri da Pietro Manzi, Ferdinando Lacovara, Giuseppe Romano e Giuseppe Domine, al comando di Francesco Nota, marciò direttamente verso il capoluogo. Anche nella repressione del brigantaggio, Accettura scrisse pagine eroiche. I resti della disciolta banda di Crocco imperversavano e insidiavano il giovane Stato unitario.
Bentrovato Paese, spero che tutti i tuoi abitanti stanno bene. Saluto tutti sentitamente, sono uno di Voi. Non potrebbe essere diversamente, anche se la mia visione della società è cambiata. In essa c’è un dato di fondo, credo che le persone di buona volontà siano ovunque, è necessario farle emergere e si riuscirà solo quando diremo basta alle ambiguità. L’impegno politico e istituzionale, mi hanno lasciato un grande senso civico, sento forte l’impegno e il servizio verso il nostro Paese e i suoi grandi nodi sociali. Scrivo per l’amicizia con il prof. Labbate, per i contatti con Accettura mai interrotti e con la speranza di creare un ponte con chiunque vuole essere l’altra sponda. L’eredità che mi proviene dall’essere stato sindaco per 10 anni, è la passione per la Legalità. È una dimensione di serenità, il mio impegno mi mette ha contatto con persone pure con un approccio incondizionato verso la vita. La ricchezza venale ha lasciato il posto a quella d’animo. Le radici sono ad Accettura, le ali sono nella società emiliana. Quest’ultima mi ha dato la certezza che tutto può essere superato solo se c’è una idea di gruppo condivisa. È semplice, basterebbe solo credere nella propria forza, non illudersi ed essere entusiasti del piccolo mattone che fabbrichiamo giorno dopo giorno. È una questione di comportamento, di morale e di azioni continue e conseguenti. Ma è dura, il guadagno facile, veloce e raccomandato, è la sirena che accarezza tutti in larga parte della penisola. Intanto che la destra fa sempre gli interessi dei “forti”, la sinistra si è assopita. Sapete perché? Perchè in fondo abbiamo la pancia ancora piena e stiamo consumando la carta di credito che hanno caricato i nostri padri e coloro che hanno liberato l’Italia. Solo qualche anno fa Marchionne sarebbe stato tacciato da Confindustria, Governo e Parti Sociali. Oggi no, è visto come il salvatore dell’Italia anche se in Italia investitori non ne arrivano, siamo chiusi, anche perchè da noi si paga il pizzo. Siamo il Paese che ha il copyright del Fascismo e della mafia. Scusate se prendo un pò di spazio, sono pieno di rabbia per una passione che non vorrei vedere annebbiata nei giovani. Non faccio piùda tempo discorsi politici faziosi e di chi è meglio di un altro, siamo in una fase che ci riguarda tutti, il Paese è in ginocchio.
L’associazionismo è una forma per trascorrere il tempo libero, motivata da qualcosa che accomuna i soci. Le associazioni piú diffuse in Italia sono quelle calcistiche.



















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