La fiera dei ricordi – Accettura 1° Ottobre

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Uno dei più importanti appuntamenti della montagna materana per la compravendita di bestiame e merci varie.

di Angelo Labbate
estratto da Paese ottobre-2010

L’appuntamento fieristico risveglia i ricordi e la nostalgia dell’antica fiera, quando il mondo era lontano anche da qui a Matera e i vicini di Pietrapertosa erano percepiti come forestieri. Allora gli acquisti più importanti, il corredo per le figlie, gli attrezzi da lavoro e per la casa, l’asino o il mulo, due lattonzoli da allevare, uno da ammazzare a gennaio e  l’altro da vendere per le necessità della famiglia, si facevano alla «fiera nostra».

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foto Antonio Trivigno 2010

Il medico del paese manteneva ancora in vita l’istituto della soccida, acquistando un centinaio di maialini, che affidava in coppia ai clienti contadini. Si aspettavano i calderai di  Buccino, che si fermavano per qualche giorno. Qualcuno, come zio Vincenzino Branda, sul finire del 1800, si fermò per sempre, sposò una ragazza del posto e diede vita a una  delle famiglie più numerose del paese.

Erano attesi anche i fotografi, che allineavano lungo la rotabile le macchine montate sul treppiedi e scattavano la foto ricordo del matrimonio celebrato qualche mese prima e le  foto-tessera per il passaporto. Il preferito era il tarantino don Attilio Tagliente, alto e secco, con due baffetti alla Salvador Dalì.

Gli sprovveduti speravano che tornassero il napoletano delle tre carte per rifarsi della perdita dell’anno prima e il venditore di sogni, l’uomo della “fortunella” estratta dal  pappagallo. Puntualmente arrivava anche lo zingaro, che adescava i creduloni, gridando «La carta bianca è quella che vince».

Racconta Vincenzo Digilio che Zì ‘Ntonio, vizioso di caccia era andato a far la “posta” alla lepre e quando tornò, fucile a spalla e lepre nel carniere, si avvicinò alla folla che faceva capannello intorno allo zingaro, che muovendo tre dischetti su un tavolino,urlava: «La carta bianca è quella che vince. Uno, due, tre.  Puntate!». Disponeva i tre dischetti sul trespolo con il panno verde, i suoi complici puntavano sul dischetto privo di carta bianca e perdevano. «Che ciuti», pensava zì ‘Ntonio. Egli  aveva capito il gioco. Puntò e perse. Giocò di nuovo e vinse. Un alternarsi di grosse perdite e piccole vincite. Perse la testa e mise sul dischetto il portafogli con tutto il contenuto.  Naturalmente, perse. Allora, zì ‘Ntonio non ci vide più. Imbracciò il fucile e lo puntò contro lo zingaro, reclamando la restituzione di tutto il denaro scommesso e perduto. La periferia del paese brulicava di greggi, di mandrie, di mercanti baresi e napoletani, che vantavano le loro merci, e di zingari che miracolosamente trasformavano un malandato ronzino in un irrequieto puledro.

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foto Antonio Trivigno 2010

Per i forestieri, i più intraprendenti allestivano punti di ristoro. Ci provò anche zì Tore. Menu fisso: pastorale e primitivo di Sava, roba da 15 gradi. Il primo cliente, di buon mattino, fu  Zì Peppe, devoto di Bacco. Tracannò un quartino e sprofondò in un sonno, dal quale si riprese il pomeriggio, dimenticandosi di pagare. Per zì Tore cominciò male e finì peggio. A  conti fatti, ci rimise qualche migliaio di lire. La nuova economia e la globalizzazione hanno cancellato i colori e gli odori di un passato senza ritorno. Oggi, anche la Cina è vicina ad Accettura.

Foto 2016

Un commento

  1. Una meravigliosa ed efficace documentazione di storia locale: “la fiera”. Un evento, un tempo, molto significativo e importante dal punto di vista economico, di vita sociale, di costume, di tradizione. Una rievocazione esemplare, puntuale, dell’atmosfera fieristica e di vicende e rapporti più consueti tra le persone. Senz’altro una brillante pagina di valore letterario per struttura, forma narrativa e linguaggio.

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