Isabella Trivigno spegne 104 candeline!

Isabella Trivigno, nata ad Accettura il 5 ottobre 1913, giovedì scorso ha spento le candeline per festeggiare i suoi 104 anni. La signora Isabella è nata e vissuta per gran parte della sua lunghissima vita ad Accettura e solo da una decina di anni risiede a Pomarico, al seguito della figlia. Auguri!

La fiera dei ricordi – Accettura 1° Ottobre

:arrow: Fiera del bestiame 2017

Uno dei più importanti appuntamenti della montagna materana per la compravendita di bestiame e merci varie.

di Angelo Labbate
estratto da Paese ottobre-2010

L’appuntamento fieristico risveglia i ricordi e la nostalgia dell’antica fiera, quando il mondo era lontano anche da qui a Matera e i vicini di Pietrapertosa erano percepiti come forestieri. Allora gli acquisti più importanti, il corredo per le figlie, gli attrezzi da lavoro e per la casa, l’asino o il mulo, due lattonzoli da allevare, uno da ammazzare a gennaio e  l’altro da vendere per le necessità della famiglia, si facevano alla «fiera nostra».

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foto Antonio Trivigno 2010

Il medico del paese manteneva ancora in vita l’istituto della soccida, acquistando un centinaio di maialini, che affidava in coppia ai clienti contadini. Si aspettavano i calderai di  Buccino, che si fermavano per qualche giorno. Qualcuno, come zio Vincenzino Branda, sul finire del 1800, si fermò per sempre, sposò una ragazza del posto e diede vita a una  delle famiglie più numerose del paese.

Erano attesi anche i fotografi, che allineavano lungo la rotabile le macchine montate sul treppiedi e scattavano la foto ricordo del matrimonio celebrato qualche mese prima e le  foto-tessera per il passaporto. Il preferito era il tarantino don Attilio Tagliente, alto e secco, con due baffetti alla Salvador Dalì.

Gli sprovveduti speravano che tornassero il napoletano delle tre carte per rifarsi della perdita dell’anno prima e il venditore di sogni, l’uomo della “fortunella” estratta dal  pappagallo. Puntualmente arrivava anche lo zingaro, che adescava i creduloni, gridando «La carta bianca è quella che vince».

Racconta Vincenzo Digilio che Zì ‘Ntonio, vizioso di caccia era andato a far la “posta” alla lepre e quando tornò, fucile a spalla e lepre nel carniere, si avvicinò alla folla che faceva capannello intorno allo zingaro, che muovendo tre dischetti su un tavolino,urlava: «La carta bianca è quella che vince. Uno, due, tre.  Puntate!». Disponeva i tre dischetti sul Leggi tutto

Restaurata la statua di Santa Rita da Cascia

Non tutti i nostri emigranti questa estate sono stati in ferie.

Il compaesano Enrico Diluca, che vive da quasi cinquant’anni a Torino, questa estate ha dato nuova vita alla statua di Santa Rita da Cascia che si trova nella Chiesa madre di Accettura anche grazie all’aiuto di due autorevoli discepoli nelle persone di Vito Cerabona e Rocco Sarricchio.

San Rocco degli Spagna

ACCETTURA IL RITO RISALE AL 1800 GRAZIE AD UNA FAMIGLIA DELLA BORGHESIA RURALE
L’ultima domenica di settembre si rinnova la tradizione

di ANGELO LABBATE

ACCETTURA Nella Piccola Italia, scrigno di tesori nascosti, si svolgono ancora antiche manifestazioni di religiosità popolare, miracolosamente sopravvissute alle tumultuose trasformazioni economiche e sociali.  Accade anche nel paese del “maggio”, dove,l’ultima domenica di settembre, in aggiunta alla festa ufficiale del 16 agosto, si festeggia San Rocco degli Spagna, a cura dell’omonima famiglia. Una tradizione che risale agli inizi del 1800, quando gli Spagna, un’intraprendente famiglia della borghesia rurale, che ha accumulato un cospicuo patrimonio immobiliare, acquistando gli ex beni feudali ed ecclesiastici, ottengono da monsignor Fortunato Pinto, vescovo di Tricarico, il privilegio di  organizzare i festeggiamenti in onore del Pellegrino di Montpellier. Prerogativa confermata dal successore Pietro Paolo Presicce, in occasione della visita “ad limina” del 1823. La tradizione orale vuole che gli Spagna avrebbero traslato la statua del Santo da una chiesetta rurale di località Manca grande, in territorio di San Mauro Forte, nella cappella incorporata nel palazzo di famiglia di Accettura. Contro i presunti usurpatori, i sammauresi promossero un giudizio, dal quale uscirono soccombenti. La scelta dell’ultima domenica di settembre non è casuale. La data coincide, infatti, con la conclusione dell’annata agraria, un’importante scadenza festeggiata con la processione di san Rocco, un avvenimento di famiglia, allargato al popolo dei subalterni. Un’usanza diffusa nel 1800, come annota Ludovico Zorzi, studioso di storia dello spettacolo. “Da una parte c’erano i promotori e i comprimari, ovvero l’èlite degli invitati padroni, con il loro corteggio di dame, di ospiti, di famigli; dall’altra la massa anonima degli invitati servi chiamata ai mmargini della piazza esclusivamente per sublimarsi in un illusorio coinvolgimento visivo”. Massari, guardiani e pastori indossano il vestito buono e dalle campagne accorrono in paese con mogli e figli, alla testa di asini e muli carichi di granaglie e formaggi. E’ il giorno del conferimento del raccolto, ma è anche la festa dei padroni, della quale si sentono partecipi. Negli anni 1950, con la scomparsa di don Nicola, l’ultimo patriarca, la grande famiglia va in crisi. I discendenti hanno scelto le professioni liberali e si sono sparsi per l’Italia. I latifondi sono divisi fra gli eredi e i lavoratori della terra riprendono le vie dell’emigrazione di massa. Solo san Rocco non molla. Confessa Carlo Spagna, magistrato a Napoli, “continuare a fare la festa è il rispetto di un impegno morale nei riguardi del bisnonno Nicola, ma anche un modo per mantenere viva una tradizione difficile da interrompere, anche se sono venute meno le motivazioni originarie. Oggi la festa per noi è come una cerniera all’interno della famiglia. Ognuno di noi una volta l’anno si ricorda della famiglia e tiene aperto il conto con il passato. Ed è una gran bella cosa, perché attualmente si vive molto il presente e di dimentica il passato, con inevitabili crisi di identità”.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 25.09.2011

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