San Rocco degli Spagna

ACCETTURA IL RITO RISALE AL 1800 GRAZIE AD UNA FAMIGLIA DELLA BORGHESIA RURALE
L’ultima domenica di settembre si rinnova la tradizione

di ANGELO LABBATE

ACCETTURA Nella Piccola Italia, scrigno di tesori nascosti, si svolgono ancora antiche manifestazioni di religiosità popolare, miracolosamente sopravvissute alle tumultuose trasformazioni economiche e sociali.  Accade anche nel paese del “maggio”, dove,l’ultima domenica di settembre, in aggiunta alla festa ufficiale del 16 agosto, si festeggia San Rocco degli Spagna, a cura dell’omonima famiglia. Una tradizione che risale agli inizi del 1800, quando gli Spagna, un’intraprendente famiglia della borghesia rurale, che ha accumulato un cospicuo patrimonio immobiliare, acquistando gli ex beni feudali ed ecclesiastici, ottengono da monsignor Fortunato Pinto, vescovo di Tricarico, il privilegio di  organizzare i festeggiamenti in onore del Pellegrino di Montpellier. Prerogativa confermata dal successore Pietro Paolo Presicce, in occasione della visita “ad limina” del 1823. La tradizione orale vuole che gli Spagna avrebbero traslato la statua del Santo da una chiesetta rurale di località Manca grande, in territorio di San Mauro Forte, nella cappella incorporata nel palazzo di famiglia di Accettura. Contro i presunti usurpatori, i sammauresi promossero un giudizio, dal quale uscirono soccombenti. La scelta dell’ultima domenica di settembre non è casuale. La data coincide, infatti, con la conclusione dell’annata agraria, un’importante scadenza festeggiata con la processione di san Rocco, un avvenimento di famiglia, allargato al popolo dei subalterni. Un’usanza diffusa nel 1800, come annota Ludovico Zorzi, studioso di storia dello spettacolo. “Da una parte c’erano i promotori e i comprimari, ovvero l’èlite degli invitati padroni, con il loro corteggio di dame, di ospiti, di famigli; dall’altra la massa anonima degli invitati servi chiamata ai mmargini della piazza esclusivamente per sublimarsi in un illusorio coinvolgimento visivo”. Massari, guardiani e pastori indossano il vestito buono e dalle campagne accorrono in paese con mogli e figli, alla testa di asini e muli carichi di granaglie e formaggi. E’ il giorno del conferimento del raccolto, ma è anche la festa dei padroni, della quale si sentono partecipi. Negli anni 1950, con la scomparsa di don Nicola, l’ultimo patriarca, la grande famiglia va in crisi. I discendenti hanno scelto le professioni liberali e si sono sparsi per l’Italia. I latifondi sono divisi fra gli eredi e i lavoratori della terra riprendono le vie dell’emigrazione di massa. Solo san Rocco non molla. Confessa Carlo Spagna, magistrato a Napoli, “continuare a fare la festa è il rispetto di un impegno morale nei riguardi del bisnonno Nicola, ma anche un modo per mantenere viva una tradizione difficile da interrompere, anche se sono venute meno le motivazioni originarie. Oggi la festa per noi è come una cerniera all’interno della famiglia. Ognuno di noi una volta l’anno si ricorda della famiglia e tiene aperto il conto con il passato. Ed è una gran bella cosa, perché attualmente si vive molto il presente e di dimentica il passato, con inevitabili crisi di identità”.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 25.09.2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

:D :-) :( :o 8O :? 8) :lol: :x :P :oops: :cry: :evil: :twisted: :roll: :wink: :!: :?: :idea: :arrow: :| :down: :ita: :left: :right: :mail: :nuovo: