A Matera la mostra “Lucania, La mia terra, la mia gente” di Vito Cerabona

Si inaugura venerdì 3 maggio alle 18.30 al Circolo ‘La Scaletta’ di Matera la mostra di pittura “LUCANIA. La mia terra, la mia gente” di Vito Cerabona. Il pittore originario di Accettura rende omaggio alle proprie radici ispirandosi a paesaggi, tradizioni e volti familiari che hanno accompagnato la sua fanciullezza, prima di trasferirsi a Milano per studio e lavoro.

Il progetto espositivo, nato dall’amore giovanile mai sopito per la pittura, è composto da circa trenta opere olio su tela, che attraversano i ricordi, rievocando luoghi dell’anima e mestieri di antica tradizione.

La mostra, organizzata dal Circolo ‘La Scaletta’ con il patrocinio della Provincia e del Comune di Matera e del Comune di Accettura, potrà essere visitata tutti i giorni fino al 19 maggio 2019 nei seguenti orari: 10-13 e 17-20. Ingresso libero.

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Presentazione

Proviamo a pensare ad un grande Albero, immagine dal forte potere evocativo per chi, come me, è nato nel Paese del Maggio. Un grande albero con radici robuste e profonde, ben ancorate alla Madre Terra, fonte di nutrimento, da cui parte un tronco vigoroso – l’amore per la pittura – e da cui si snodano diversi rami più o meno importanti, i filoni d’ispirazione. I rami principali legati a questa mostra hanno come fonte d’ispirazione:
▶ la mia Gente: figurativi legati a ricordi di soggetti familiari come gli zii o alla gente comune del mio paese, immagini fermate spesso di schiena, carpendo la naturalezza dell’attimo o del movimento, e lasciando alla mente, al pensiero, il compito di immaginarne i volti, come nelle tele Incontro alla sera;
▶ le nostre Tradizioni, con particolare riferimento alle forme di devozione religiosa verso Dio, la Vergine ed i Santi, che vengono evocate nelle tele del Maggio, dei suonatori per la festa del Patrono, San Giuliano, e nei quadri della Madonna e del Campanile dell’Annunziata;
▶ il nostro territorio lucano, così suggestivo, unico, vario, riflesso nelle tele paesaggistiche che spaziano dalle dolce campagna della Collina materana, con querce e ulivi secolari, alle imponenti guglie delle Dolomiti Lucane, passando attraverso i Calanchi, brulli e selvaggi;
▶ la Spiritualità verso la Madre Terra nel rapporto Uomo/Natura, che mi riporta ai ricordi della fanciullezza, con speciale attenzione ai momenti vissuti con gli zii contadini nel loro appezzamento in località Miniera, fazzoletto di terra dalle dimensioni modeste ma rallegrato da una piccola vigna, pergolati d’uva, qualche albero da frutta, animali da cortile e un orto con il pozzo. Ricordi da cui prendono vita quadri come Aratura con l’asino, il Pozzo con la sua acqua linfa di vita, il Bucato sotto al pergolato. Il sostentamento principale, all’epoca, era comunque legato alla coltivazione del grano che viveva il suo culmine nel momento di festa della mietitura, fatta a mano con la falce. Il grano, dopo il raccolto, veniva trebbiato sull’aia con l’aiuto dell’asino, separato dalla paglia, setacciato e ventilato a mano. Una volta ben pulito veniva insaccato per essere portato al mulino-forno del paese dove veniva pesato e barattato con il Libretto del Pane, nel quale era stata annotata la quantità di pane in chili da ritirare durante l’anno. La tela scelta come locandina della mostra ricorda, infatti, proprio la fase finale del riempimento del grano. Nel fermo immagine di questo attimo di una dura giornata di lavoro si rispecchia il sacro legame Uomo-Mater Terrae in un Adoramus di ringraziamento, che trova il suo apice nel contatto della zia inginocchiata, che tocca con il setaccio il grano – Grande Triangolo – futuro Pane Quotidiano.

Vito Cerabona

fonte lucanineuropa

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2 commenti

  1. Carissimo professor Donato Antonio,
    Ringrazio di cuore per il bel commento postato su Accetturaonline che ben interpreta lo spirito delle mie due mostre, spirito legato alla nostra terra e alla nostra gente.
    Ne approfitto per estendere a te e a tutti l’invito alla prossima mostra personale che prevediamo di inaugurare, in occasione della festa di San Giuliano ad Accettura, il 7 giugno alle 19:00 presso la Cripta San Nicola.
    La mostra avrà come titolo “Lucania, la mia terra, la mia gente e ….oltre” e vedrà in esposizione parte delle opere esposte a Matera e parecchie nuove tele che spazieranno ……“oltre” i nostri confini regionali.
    Grazie di nuovo
    Vito Cerabona

  2. La mostra del pittore conterraneo, Vito Cerabona, al circolo “La Scaletta” di Matera, domani 3 maggio, è da non perdere, per il profondo significato e la originalità delle sue opere, oltre al fatto che rispecchia la cultura e l’anima del nostro paese, di un tempo ormai perduto e che l’artista rivive e rappresenta attraverso il filtro della memoria. Sarà certamente una esposizione molto più ricca di quella, “Ritratto di paese”, che ho visitato il 7/ 10 giugno 1917 – Sala Comune di Accettura) e non mancherò di conoscere le nuove opere che certamente segnano ulteriori innovazioni ed evoluzioni.
    Caro Vito, nell’augurarti un ampio riconoscimento che le tue opere meritano, mi piace riportare quanto scrissi in quella occasione:
    “Ritratto di paese”rivela un nuovo artista, migrante, che trova motivi di ispirazione nella realtà della sua terra di origine, interpretata e rappresenta attraverso il filtro culturale e della memoria Una terra impervia e poco generosa, per cui si è dovuto partire, ma ricca di tradizioni, di quadri ambientali, di paesaggi, personaggi impressi nei ricordi, e che diventano modelli di riferimento e soggetti delle sue espressioni artistiche.
    La sua, comunque, non è nostalgia di luoghi e di tempi perduti, quella della civiltà agricola, ma rappresentazione di un clima diffuso di un ambiente ove si intrecciano sentimenti e situazioni del passato con quelli attuali dell’esodo e dell’abbandono, della sfiducia e della rassegnazione. Il passato diventa termine di confronto con lo spirito dei tempi attuali. Una delle possibili chiavi di lettura è appunto il senso capovolto di alcuni valori e condizioni di vita, che egli vede e rappresenta con un certo distacco e una delicata sensibilità poetica, direi indefinita, che trova la sua espressione più autentica nella composizione e sfumatura dei colori, nella scelta e nella posizione di figure che si richiamano a personaggi della realtà vissuta (quelle per es. prese di spalle e rivolte verso un non so che di indeterminato: uno sguardo verso il nulla, il vuoto, un tramonto scialbo?) E che significato assumono quelle pezze “rattoppate”, di colore diverso, che oggi si ostentano come emblemi di differenza? Lieve e poetica l’andare incontro al tramonto tenendosi per mano. Bellissimi ed espressivi quei quadri dalle estese strisce di terra diversamente colorate, ampie e cariche di silenzio, prive di ogni presenza vivente, (le tre sarchiatrici sono minuti segni in un modo di verde). Molto interessante nella composizione dei colori e nella loro forza espressiva quello della ventilatrice. Sono quadri che, sorvolando sul particolare, esprimono con forza il senso profondo delle cose. Parlano un linguaggio. semplice, spontaneo, carico di significati che vanno reinterpretati e approfonditi.

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