Leggo il Comunicato Stampa ArTer : “attraverso le pitture murali intendiamo valorizzare la festa del Maggio”.
Tra l’altro il Comunicato Stampa riferisce che il giorno 10 settembre 2018 è stato svelato il dipinto murale “u parècch’, inaugurando, “così, il ciclo di rappresentazioni, che raccontino, per fasi, cosa accade intorno al “Maggio”, una delle figure principali della manifestazione. Il Progetto proposto da ArTer prevede la realizzazione, nel tempo, di tre itinerari all’interno del centro abitato accetturese….”
Da cittadino che ha vissuto fin dall’infanzia la sagra del “Maggio” e che negli anni sessanta ha partecipato alla sua rivitalizzazione dopo il grande esodo emigratorio dal paese, mi permetto di rilevare quanto segue:
a) Non saranno certamente i “murales” a valorizzare la festa del “Maggio”. Anzi saranno i “murales” ad assumere un illusorio valore, strumentalizzando la popolarità nazionale ed internazionale dell’evento. Una popolarità acquisita grazie all’interesse di studiosi, come Bronzini e Folco Quilici, Donini, Lanternani, Spera, Mirizzi e degli stessi alunni delle elementari con la pubblicazione del testo “Fior di Maggio”; di artisti, come Guerricchio, Filazzola, Ambroecchia e tanti altri più recenti, anche di concittadini. Significativi i bassorilievi del nostro Molinari, opere che effettivamente meritavano di essere valorizzate, acquisite e pubblicizzate, come altre opere, comprese le diverse tesi di laurea sull’evento e il patrimonio storico, ambientale del paesaggio Né bisogna dimenticare John Vink della Magnum Photos, un grande maestro della fotografia, e tanti fotoreporter come Notarangelo, Dondero), che hanno colto e rappresentato le varie fasi e i molteplici aspetti del processo festivo nella sua autenticità e dinamica evoluzione nel tempo,.
b) L’immagine attira l’attenzione e ci meraviglia, ma è statica, non si stabiliscono relazioni significative con lo sguardo dell’osservatore, né stimola processi di elaborazione di senso. Dietro l’ immagine c’è il vuoto, un surrogato di esperienze ancora vivide. Non suscita emozioni, né riproducono quell’atmosfera del processo festivo che solo la partecipazione attiva all’evento può ricreare.
c) In un mondo sottoposto ad un eccessivo uso di immagini, che hanno modificato la nostra psiche, la percezione del tempo e dello spazio, la visione della realtà e del nostro essere, meglio far uso meno inflazionistico delle riproduzioni pittoriche, anche per non sminuire e rendere fisso le immagini e il senso profondo del “Maggio di San Giuliano”, dinamico nella sua evoluzione nel corso del tempo. Quelle già esistenti, di cui molto significative le interpretazioni di Udroi, sono più che sufficienti per simbolizzare identità, storia, cultura, tradizioni della nostra comunità.
Sarebbe più opportuno utilizzare risorse disponibili per valorizzare la “parola”, come quella, per esempio, delle diverse tesi di laurea sulla tradizionale sagra e il patrimonio storico culturale, ambientale del nostro territorio-
Con le considerazioni mi piace riportare immagini esemplari di artisti che l’hanno rappresentata e valorizzata con tecniche specifiche e originali interpretazioni:


















