Continuano gli annunci trionfalistici della politica (leggi QUI e QUI) in merito all’utilità della Cavonica per Accettura, Oliveto Lucano, Garaguso , Stigliano, Cirigliano e Gorgoglione
➡️ La Cavonica tra sconforto e rabbia (Enzo Labbate – Gazzetta del Mezzogiorno 29.09.2013)
La fondovalle è utile soltanto a San Mauro Forte a causa delle modifiche e del mancato completamento
ACCETTURA. Immaginata sin dagli anni Settanta come soluzione definitiva per togliere dall’atavico isolamento i comuni della collina materana, oggi la fondovalle Cavonica risulta essere, per le modifiche di tracciato subite e per il suo mancato completamento, una via di comunicazione esclusivamente a uso del comune di San Mauro Forte. Il collegamento, tra l’altro, è interdetto al transito degli autobus di linea tanto da creare numerosi disagi agli stessi pendolari di questo comune, i quali, pur avendo a disposizione la nuova strada, in pullman sono costretti a fare un lunghissimo giro per Accettura.
Non sono mancati interventi di amministratori che hanno lasciato immaginare che questo nastro d’asfalto sia attualmente una strada vitale, panacea di tutti i mali, per la viabilità dell’entroterra materano. Tutto ciò risulta essere offensivo per i cittadini di Accettura, Oliveto Lucano, Garaguso , Stigliano, Cirigliano e
Gorgoglione in quanto questa infrastruttura cosi com’è serve esclusivamente il paese del “Campanaccio”. Un clima di sconforto e di rabbia aleggia soprattutto ad Accettura che da quasi un mese è orfana anche del collegamento con la Basentana in seguito alla chiusura della strada provinciale per Gallipoli-Cognato.
La cosiddetta “Cavonica”, nel progetto iniziale, doveva seguire il letto del fiume Cavone (nel suo tratto Iniziale si chiama Salandrella e nasce proprio nel territorio di Accettura) fino alla statale Jonica passando per Craco; ciò avrebbe anche risolto l’attuale problema della chiusura della strada provinciale 176. Negli anni il progetto è stato modificato e derubricato in “Trasversale Alta”, una traversa appunto, tra il Basento e il Sauro. Una triste vicenda che ha lungamente sbeffeggiato la speranza di un collegamento più celere per raggiungere tanto Potenza quanto Matera. Costata 19 milioni di euro e quasi trent’anni di progettazione la tanto attesa fondovalle ha illuso e deluso i cittadini che sempre più abbandonano i nostri piccoli centri trasferendosi nei due capoluoghi pur di evitare estenuanti viaggi della speranza.

Qualsiasi proposta è da perorare, ma prego tutti ad unirsi, generare un’ iniziativa e portarla a termine. L’importante è non arrendersi, lo dobbiamo ai nostri figli, al nostro futuro. La realtà, al di là delle nostre elucubrazioni, è che di noi “scriventi” fra 100 anni nessuno ne saprà nulla, saremo niente, ma lasciare un contributo per questo nostro splendido territorio sarebbe la cosa più intelligente da fare.
La mia proposta di “trasversale alta” (Basento-Sauro lungo la Misegna per Acinello) è stata indicata in alternativa a quella di un piano provinciale che prevedeva un percorso lungo il territorio a Sud di Stigliano con innesto all’inizio della Saurina.
Sarebbe opportuno che qualcuno dei sei dissidenti alla mia prosta (solamente due consenzienti) spiegasse le motivazioni o indicasse una diversa alternativa.
Buonasera
non si doveva tenere una conferenza per delucidazioni riguardanti la gestione o post gestione dell’area ex paco giochi-colonia- rifugio?
Grazie
Dibattito molto interessante questo tra il sig. Barbarito ed Ulisse!
Volevo semplicemente fare alcune considerazioni per cercare di focalizzare l’attenzione sugli aspetti fondamentali del dibattito in corso visti da una prospettiva forse un po’ diversa.
Partendo da un dato di fatto che e’ quello della collocazione geografica di Accettura quali sono gli interventi possibili per creare eventuali attività economiche? Senza ombra di dubbio Turismo! Naturalmente lo sviluppo turistico porterebbe di conseguenza o meglio contemporaneamente allo sviluppo di quelle attività possibili in un territorio di montagna partendo sicuramente dalle ricchezze del territorio.
Quindi quale e’ il punto cruciale da cui si deve partire: creare le condizioni per attrarre investimenti privati.
Su questo terreno si gioca la partita. Pertanto tutto ciò che viene espresso in altre direzioni diventa pura demagogia. Sappiamo benissimo che per investire soldi pubblici per fare delle strade diventa possibile soltanto se in prospettiva c’e’ un ritorno economico sul territorio. Non possiamo quindi immaginare che nella situazione attuale di Accettura possa essere fattibile investire milioni di euro per fare delle strade nuove se non cercare di manutentare al meglio quelle esistenti. Con questo pero’ non intento nel modo più assoluto affermare che non si deve lottare per averle ma io credo che bisogna concentrare gli sforzi affinché arrivino persone disposte ad investire invece di farle scappare o addirittura di cacciarle come e’ stato fatto con il sottoscritto. Una ultima cosa e concludo. Dovete sapere che la regione Basilicata per il settennio 2007/13 dovra restituire fondi strutturali inutilizzati per mancanza di programmazione alla comunità europea (ho sentito da alcune fonti ca. 36 milioni di euro) e non solo questo comporterà anche una riduzione per lo stesso importo nella programmazione 2014/20. Credo che in questi soldi ci siamo anche quelli che il sottoscritto era riuscito a progettare per Accettura. Chiudo con un augurio che si faccia qualcosa di concreto partendo possibilmente da fatti e non solo da parole. Rimango a disposizione di coloro che vorranno concretamente intraprendere azioni in qualsiasi direzione. Inoltre appoggio l’iniziativa del sig Barbarito su un convegno.
Ebbene si, l’ottima idea di un convegno da farsi ad Accettura, sarebbe davvero una buona base di partenza per focalizzare gli obiettivi da lei egregiamente elencati, ma l’importante è che si concretizzi il primario tra questi, ovvero: migliorare drasticamente le vie di comunicazione. Nello specifico, mi riferisco naturalmente al completamento della fondo valle che, sarebbe il più importante volano per il nascere di una prima economia, si speri non solo turistica. Si dovrà lottare per questa nuova struttura, prima di tutto per noi che ne abbiamo platealmente bisogno ed in secondo luogo per incentivare a creare una ricezione turistica. Tutti noi conosciamo il volto del turista di passaggio appena arrivato al paese: stravolto dai tornanti percorsi e arrivato per pura coincidenza (in alcune occasioni solo per fare benzina e non perché spinto da una ludica organizzazione). Tutto questo è grave per un paese come il nostro che, ha tante potenzialità. Allo stato attuale sappiamo benissimo che lo stesso non ritornerà chiaramente per la paura di rifare i benedetti tornanti; non è strada adatta per famiglie ed è forse più adatta per una gruppo di centauri con le loro moto. Certamente anche una comitiva di ragazzi non tornerebbe considerando che il nostro paese ed i nostri boschi, non sono muniti di attrazioni per divertirsi. A loro non interessa tanto il mangiare o il fare passeggiate. Qualche anno fa passai da Trecchina(PZ), e’ un paese che forse qualcuno conosce e che rispetto al nostro non è che abbia tanto da offrire dal punto di vista ad esempio del folclore. Rimasi esterrefatto poiché, solo durante quell’unico giorno feriale, anonimo e non in coincidenza della festa patronale, arrivarono 5 pullman pieni di turisti attratti dalla sola possibilità di raccogliere le castagne che, tra l’altro in pochi raccolsero perché pioveva, intanto furono presi d’assalto tutti i ristoranti, i bar, i negozi dei prodotti tipici, etc. Notai che gli esercenti in quell’occasione si coalizzarono. E’ mai accaduto un fatto del genere da noi? Quelle circa 300 persone certamente saranno tornate ed avranno poi fatto una buona pubblicità con famiglie ed amici. Il ragionamento è molto semplice: vi è ad Accettura una organizzazione ricettiva integrata tale da indurre il turista a tornare? Ho riportato questo esempio per sottolineare il fatto che, al di la’ delle azioni da intraprendere, deve esserci un cambiamento culturale, non bisogna aspettare la grazia di un sovvenzionamento. Perché non si pensa ad un area boschiva da adibire per la raccolta delle castagne da dedicare al turista? Perché come a Pietrapertosa, non si pensa ad un albergo diffuso? Tornando all’argomento della fondo valle, ritengo che, se nell’ambito regionale e nazionale nessuno darà credito al nostro diritto di averla, occorre andare avanti e portare a conoscenza la situazione dinanzi ad una istituzione europea preposta. Qui c’è da badare al sodo ed esorto tutti ad organizzarci per il convegno di cui sopra.
Caro Ulisse, scorgo nelle tue parole passione e voglia di cambiamento. Mi piace pertanto proseguire il dialogo anche in prospettiva di iniziative concrete e del coinvolgimento di altri volenterosi.
Il presupposto di un dialogo costruttivo è quello di entrare nel merito di problemi specifici e concreti. Per noi, evidenziata la situazione scoraggiante economica e sociale della montagna, si pone la domanda: Che fare? E ipotizzare il come e le modalità, la strada da perseguire. E tutto questo si dispiega in un piano di sviluppo sulla base di principi e valori, delle risorse e degli obiettivi da conseguire; un percoro che richiede tempo e che pertanto presuppone tappe intermedie. Nel nostro caso principi e valori unificanti potrebbero essere, per esempio:
1) Tutela e valorizzazione del patrimonio boschivo, delle caratteristiche ambientali, storche e del paesaggio
2) Agricoltura multifunzionale come nella tradizione: valore economico, salvaguardia della biodiversità, presidio del territorio, equilibrio ambientale, tutela e fruizione del paesaggio. Quindi agricoltura biologica e produzione dei tradizionali prootti locali, rinascita delle piccole e medie aziende, con allevamento di animali di pregio, di cui restano molteplici testimonianze nel territorio;
3) Turismo resdenziale nei centri urbani e presso effettivi e autentici agroturismi. Nuove forme d turismo (escursioni, centri di attivià didattica e di formazione ambientale).
Senza allargare il discorso ad altri settori (forestazione e impiati di alberi di pregio – ciliegio, castagno, noce – prodotti locali, artigianato e lavorazione in loco del legno), secondo me questi dovrebbero essere gli oggetti di discussione nella cornice di un piano complessivo c he coinvolga l’opinione pubblica, creando un ponte di collegamento tra la base sociale e la politica. Solo di fronte a un progetto che si carica di valori e significati sociali, ecologici i giovani potranno riscoprire il fascino dell’agricoltura. “Anche perché – scrive Piero Bevilacqua (“ll grande saccheggio” pp. 187-196 – Laterza 2011) – , si comprende, una cosa è chiedere ad un giovane di fare il boscaiolo o il contadino, una cosa è chiergli di partecipare, con un suo compito individuale o di gruppo, a un grande progetto complessivo e di rinascita di una parte del territorio italiano.”
Noi abbiamo un progetto in fase di adozione, il Piano del Parco, Opportuno che in merito, da soggetti volenterosi, venga organizzato ad Accettura, in tempi brevi, un convegno.
Continuo ad essere a favore delle sue proposte sig. Barbarito e magari venissero intraprese almeno in parte. Ulisse, come scrisse Omero nelle sue opere, fu si tentato dall’ignoto e personalmente ne sono attratto (da qui il nome scelto), ma al ritorno dal suo viaggio fu costretto, parafrasando come per tutta la nostra comunità montana, ad affrontare una cruda realtà dalla quale districarsi. Non basta a mio parere, la capacità ad immaginare in questa questa epoca non entusiasmante per le nostre prospettive e certezze. Il significato del mio precedente intervento, voleva evidenziare non con pessimismo, la decadenza culturale e civica in cui la nostra nazione è pericolosamente intrappolata come in una palude. Pertanto, con vigore occorre agire per il presente levandoci dal pantano, con azioni da fare non in prospettiva. Badare al sodo insomma, come nella tradizione contadina del nostro popolo. Tanti, troppi specchi per le allodole sono stati alzati dinanzi ai nostri occhi. Innumerevoli fantasticherie enunciate negli anni da politici non degni, hanno disegnato scenari mirabolanti e poi nulla, ovviamente. Nulla è stato fatto e nel nulla viviamo. Il paradosso è che è stata la natura a farlo. Il terremoto negli anni ottanta infatti, smosse un po’ le nostre case, ma anche un po’ la nostra flebile economia ad esempio dell’edilizia, del mobilio e di poche altre cose. A questo punto spero vi sia un nuovo terremoto, assolutamente non naturale, ma della nostra coscienza civica. Rialziamoci e puntiamo ancora sulle nostre risorse paesaggistiche. Si continua ancora sbagliando, a puntare solo sulla nostra festa. Modernizziamoci. Altre realtà turistiche dal nulla, adesso godono di economia e vita. Noi invece devastiamo come in questi giorni, i nostri boschi e la nostra natura dando sfogo ai nostri amici taglia legna. Perché ad esempio nessuno denuncia questo traffico di camion che vediamo passare nel paese? È davvero una maniera per mettere in sicurezza il bosco dagli incendi? Il tutto è davvero concordato con gli organi competenti? Mi congedo con la speranza che il senso civico germogli in noi.
Caro Ulisse, il nome prescelto dovrebbe suggerirti che bisogna tentare e sfidare l’ignoto, andare oltre il già conosciuto e non appiattirsi sul presente. “Guardare avanti e in prospettiva” significa per me appunto questo: capacità di immaginare, sulla base di situazioni reali, un futuro possibile e, nel nostro caso, opportuno chiederci: quale progetto abbiamo per il futuro della montagna? Quale visione? Come vorremmo che fossero i nostri paesi fra qualche decennio? La elaborazione di un progetto condiviso e partecipato di “area vasta” costituisce lo strumento necessario per infondere passioni e speranze; la stella polare del lungo cammino da percorrere e delle azioni da intraprenere insieme e in coerenza con gli obbiettivi. Se ci chiudiamo nel chiuso degli orizzonti municipali e non tentiamo alla loro integrazione, i nostri paesi di montagna saranno destinati a essere sempre più emarginati se non a “morire”. Comunque, tornando in tema, i progetti particolari costituiscono tasseli di quelli complessivi e vanno eseguiti. Possono anche variare, per ben determinate e specifiche motivazioni, ma occorre sempre il dovuto consenso e, per i territori coinvolti in negativo, le necessarie compensazioni. Nel nostro caso il completamento della “testa” del fondovalle Salandrella.
Si ritiene che, per qualunque progetto ed eventuali modifiche, siano essenziali informazioni e motivazioni adeguate nonché coordinamento tra i soggetti coinvolti.
Questa funzione di coordinamento e di integrazione fra territori spettava e spetta alle Amministrazioni Comunali e ad altri Enti Territoriali (quali i comprensori e le fu Comunità Montane) anche per far convergere risorse e fondi europei (quali quelli assegnati per i P.I.T.- G.A.L.) su un’idea forza di sviluppo. L’esperienza ci dice invece: frammentazione di progetti e risorse, mancato sviluppo, assenza di nuovi posti di lavoro.
Una funzione di cordinamento per il nostro territorio di area protetta potrebbe svolgerla l’Ente Parco, ma la mancata attenzione verso il “Piano del Parco”, ora in fase di adozione, e di coordinamento mi lascia perplesso e alquanto pessimista. I progetti, i piani di sviluppo se non condivisi, realistici e convincenti rimangono semplicemente atti burocratici, operanti solo nelle restrizioni.
Non mi abbandona, comunque, la fiducia nei giovani. Saranno loro, come l’hanno dovuto le generazioni precedenti, caricarsi delle responsabilità e far sognare un’alba nuova. Occorrono tuttavia nuove elaborazioni culturali e nuove forme i pensiero; avere uno sguardo lontano e la visione di nuovi territori.
Sig. Barbarito concordo con quanto da lei scritto, ma considerando l’assoluta pochezza delle infrastrutture ed il continuo stillicidio dei progetti abrogati, rimandati, annullati, etc…. ritengo si debba invece smettere di guardare in prospettiva, ma agire, intervenire, osare, pretendere. Guardiamo in faccia alla realtà: i nostri paesi nel giro di poche decine di anni temo, diventeranno residence tipo “Serra Verde” se si continua ancora a camminare sul binario morto in cui la nostra comunità montana viaggia da sempre. Non intendo seminare pessimismo, ma entusiasmo e destare le coscienze sopite di chi abita le nostre montagne. Chiediamoci: cosa stiamo lasciando ai nostri figli? Isolamento, iniziative imprenditoriali e pubbliche nulle, scuole, presidi sanitari e di ordine pubblico accorpati, assoluta non valorizzazione turistica delle nostre tradizioni e dei nostri paesaggi e la conseguenza si traduce in una emorragia continua e spopolamento dei nostri paesi, paesi di fantasmi. Sveglia a tutti!! E’ ora di agire. Pertanto sbagliamo a chiedere la grazia di un progetto secondario, ma dobbiamo pretendere che questa benedetta “fondovalle”venga completata. Questa potrebbe essere la nostra unica ancora di salvezza. Non sono informato sulle decisioni prese a riguardo, ma se vi era un progetto, tutti dobbiamo pretendere venga semplicemente portato a termine.
Profondamente legittime le doglianze e le delusioni delle comunità delle aree interne per la mancata attuazione dell’Alta Cavonica, già da tempo prevista e di cui la “testa” Accettura-Oliveto è funzionante. La relizzazione del breve “tronco” che la collegherebbe alla recente trasversale per Scalo Grassano diventa inderogabile per il completamento di un’opera già avviata, necessaria per agevolare le funzioni di un’area protetta e raggiungere, in un breve percorso, il “cuore” del Parco di Gallipoli (alto bacino della Salandrella) dal litorale ionico e dai grossi centri interni anche della Puglia.
Ora, al di la di quanto già deciso ed attuato in merito alla trasversale per San Mauro, guardando avanti e in prospettiva, uno dei problemi che la classe politica e le istituzioni del territorio dovrebbero porre all’o.d.g., con determinazione e da subito, è quello della definizione del tracciato relativo al prosieguo della cosiddetta “trasversale alta” Basento-Sauro. In merito, proprio in quanto qualificata “trasversale alta” e pertanto utile alle aree interne montane, mi permetto di indicare un percorso che ritengo molto agevole e coerente con gli obiettivi: in continuazione da San Mauro, lungo la Misegna, la trasversale potrebbe in breve tratto raggiungere la contrada Cannavale per proseguire e collegarsi, anche attraverso una galleria, con Acinello. Questa località, sappiamo, è già dotata di strutture per insediamenti produttivi comprensoriali ed è collegata con la statale per Val d’Agri attraverso la galleria di Armento.
Mi sembra questo un percorso che toglierebbe dall’isolamento diversi paesi ed aree montane del materano e del potentino, collegandoli sia attraverso i fondovale sia realizzando una autentica “trasversale alta”.