
Con l’avvio, lo scorso ottobre, dei lavori di riqualificazione di Piazza del Popolo, si è tornati a parlare del Monumento dell’Emigrante realizzato dall’architetto accetturese Giuliano Romano che da decenni ne caratterizza lo spazio.
Senza entrare nel merito delle opinioni e delle sensibilità personali, cogliamo questa occasione, a scopo puramente informativo, per raccontare la storia del Monumento, il contesto in cui nacque e il significato che gli fu attribuito dai suoi ideatori, offrendo ai lettori alcuni elementi utili per conoscerlo e comprenderlo meglio.
Di seguito trascriviamo fedelmente la relazione di presentazione dell’opera pubblicata all’epoca della realizzazione da parte del Comune di Accettura.
COMITATO PER LA SISTEMAZIONE
DELLA PIAZZA DEL POPOLO
Caro concittadino,
rivolgo a te e a tutta la tua famiglia, anche a nome di tutti gli accetturesi rimasti in paese, il più affettuoso saluto e il più cordiale ringraziamento per il modo in cui, con il lavoro, hai onorato ed onori il nome di Accettura, da cui ti sei allontanato per soddisfare la tua intraprendenza e la tua intelligenza. A queste doti abbiamo pensato quando ha cominciato a prendere forma l’idea di dare un nuovo assetto alla nostra piazza inserendovi un monumento, per farne un centro di attività, che ricostituisca l’integrità del tessuto sociale sfilacciato dalle tensioni particolaristiche e, ancor più e peggio, dalla disoccupazione e dall’emigrazione.
Un emigrato come te, Giuliano Romano, ora architetto e scultore a Torino, al quale ci siamo rivolti, ha colto questo messaggio di fede e ne ha dato una raffigurazione plastica di rara e singolare potenza.
Il comitato che ho l’onore di presiedere, intende realizzare l’opera di Giuliano Romano facendo ricorso al contributo di tutti gli accetturesi per sottolinearne il valore unitario e il suo essere cosa di noi tutti; è superfluo dire che Giuliano Romano mette gratuitamente a disposizione le sue non comuni capacità di progettista e di artista.
Se ritieni di aderire all’iniziativa, puoi inviare il tuo contributo servendoti dell’allegato bollettino di C/C.
Ti saluto nuovamente
IL PRESIDENTE DEL COMITATO
Nicola Nota
SINDACO DI ACCETTURA

COMITATO D’ONORE
Nicola Nota – Sindaco di Accettura
Vitale Velluzzi – Ex-sindaco di Accettura
Antonio Giliberti – Ex-sindaco di Accettura
Giuseppe Velluzzi – Ex-sindaco di Accettura
Nicola Di Luca – Ex-sindaco di Accettura
Luigi Leone – Ex-sindaco di Accettura
COMITATO ESECUTIVO
Nicola Nota – Sindaco di Accettura – Presidente
Francesco Loscalzo – Assessore alla Pubblica Istruzione
Pietro Marchisella – Assessore ai Lavori Pubblici
Donato Scavetta – Componente della commissione Pubblica Istruzione
Giuliano Piliero – Componente della commissione Pubblica Istruzione
Carmine Marzano – Componente della commissione Pubblica Istruzione
Pietro Barbarito – Consigliere della Provincia di Matera
Franco De Fina – Rappresentante della Federazione unitaria CGIL-CISL-UIL
Enrico Rossano – Rappresentante dell’Associazione delle Famiglie dei Caduti e dei Dispersi in guerra
Salvatore Lacovara – Tecnico comunale
Salvatore Vespe – Ragioniere comunale
Angelo Labbate – Dirigente della Biblioteca comunale
RELAZIONE ARTISTICA
Arch. Prof. GIULIANO ROMANO
La sistemazione dell’area della Piazza del Popolo nasce dalla necessità di un intervento di arredo urbano che risponda alle esigenze sociali e culturali della comunità di Accettura.
Il sito urbano prescelto è per tradizione uno dei luoghi di raduno degli abitanti del paese, dove si colloca la eventuale banda o l’orchestra, o dove si tiene, quando è necessario, un discorso o un comizio. Ma a queste necessità sociali se ne aggiungono altre più squisitamente culturali per le quali era importante poter sistemare spazi opportunamente predisposti che costituissero l’ambiente stimolante, idoneo per accogliere ogni manifestazione che si possa tenere all’aperto, dal concerto della banda alla recita scolastica, alla dizione di poesia, alla proiezione di films, alle conferenze, o, ancor più semplicemente, ritrovarsi degli anziani per una serena chiacchierata, al gioco di bambini nel verde.
L’obiettivo che mi sono posto è di vivificare una zona scarsamente fruita rendendola un centro d’interesse che stimolasse i giovani accetturesi a crescere culturalmente e gli anziani a meditare e rivalutare le esperienze passate attraverso l’emozione trasmessa da forme architettonicamente pure e plasticamente cariche di significati profondamente sofferti.
Nella ristrutturazione dell’area, ho voluto centrare l’utilizzazione del giardino per le attività culturali e sociali disponendo una struttura ad anfiteatro dove elementi modulari cubici (sedili) sono inseriti nel verde.
Il fulcro intorno al quale si sviluppa la ristrutturazione dell’area è costituito, infatti, da un monumento in marmo e cemento nel quale sono rappresentati i temi fondamentali della vita di Accettura, stenta, patita con rassegnazione e dolore sempre rinnovati, eppure permeata di speranza e addolcita da una fede incrollabile nella saldezza della famiglia, roccaforte costruita sulla figura della madre; una vita scandita dagli addii degli emigranti, che raramente possono tornare.
Una vita, questa, che mi appartiene profondamente, che è la mia stessa vita quale l’ho sofferta, che chiede prepotentemente di essere espressa e guida la mia mano sotto l’onda dell’emozione al di sopra di ogni raziocinio.
La drammaticità espressiva dei personaggi, intenzionalmente quasi un abbozzo emergente dal monolitico di marmo, è accentuata da una deformazione stilistica in cui la linea scultorea sin dai primi istanti della concezione, quasi ad evocare quegli attributi di cui la forma nella sua purezza è ancora sprovvista, trae la sua forza dall’energia del contenuto.
Il gruppo scultoreo piramidale, comprendente personaggi che partono, un abbraccio di addio o ritorno, una figura raccolta nel suo dolore, culmina nella rappresentazione madre, vertice della piramide non solo formale ma apoteosi di vita e di continuità.
La parte posteriore del monumento si pone come uno schermo naturale per le attività da svolgersi nello spazio urbano retrostante, impreziosito da due elementi architettonici fonti di un gioco di luce ed ombre scenograficamente suggestivo.
Il monumento è veduto attraverso un velo d’acqua che esce dalla scanalatura superiore. L’acqua si raccoglie sulla base leggermente concava dalla quale ricade sullo specchio d’acqua sottostante.
Giuliano Romano

L’AUTORE
Un antico richiamo, edipico, è sempre vivo nel cuore e nella mente della gente dedita all’arte. Cittadini del mondo per elezione, uomini al di sopra di ogni sospetto nazionalistico, portatori di un linguaggio universale, gli artisti girano per latitudini geografiche ed umane, si aprono alle più diverse influenze culturali, diventano protagonisti, punte di diamante, animatori fecondi di comunità urbane; ma in un angolo riposto della loro personalità, in un cantuccio nascosto del loro essere, in uno dei non infrequenti sguardi interiori del loro fare, hanno — indimenticabile e fervente — uno spazio per il ricordo delle loro origini.
Si potrà mai cancellare in un uomo il mito dell’appartenenza, il valore dell’identità, il richiamo dalla foresta?
Pensavo a queste cose, a fronte della notizia — per me, meridionale a Milano — entusiasmante, di affidare a Giuliano Romano il compito di erigere un monumento in una piazza di Accettura, in provincia di Matera. Affidamento, siamo precisi, che prevede il riordino e l’arredo, come dicono gli urbanisti, della piazza medesima.
Pensavo a questa scelta giusta, caduta sull’uomo giusto: fatto rarissimo in Italia. A Giuliano Romano calza perfettamente, dunque, quanto andavo dicendo all’inizio (e che solo un’ormai assimilata correttezza tutta piemontese mi vieta intimamente di dirgli in modo diretto). Romano, come me, uomo venuto dal nulla, è diventato architetto a Torino (proprio a Torino, patria della più severa regolare ortodossia urbanistica italiana), inserendosi a tal punto nell’ambiente da diventare egli stesso motivo di riferimento estetico, operatore instancabile a cui molto sovente si sono rivolte le istituzioni, quelle ufficiali e quelle ufficiose, per avere dalle sue mani quei segni simbolici, quelle ideografie dell’arte visiva (come ideografica è la scultura per eccellenza), quei pittogrammi dello spirito che caratterizzano l’operazione artistica di Giuliano Romano.
E, considerando il cammino di questo scultore, penso che non si arriva nella massima considerazione di un Luigi Carluccio, oggi Presidente della Biennale di Venezia, di un Franco Gallo, Direttore del Museo di Bologna (officina d’arte tra le più esigenti in Europa), di un Umberto Allemandi o di un Lucio Cabutti, critici tra i più accreditati della rivista d’arte più diffusa in Europa («BolaffiArte»), di un Giuseppe Marchiori, storico insigne, di un Marco Pozzetto, ordinario di Storia dell’Arte all’Università di Trieste, se non si hanno i numeri, se non si dimostra originalità e proprietà espressiva, se non si onora l’arte, se non si conduce un proprio battaglia ideale intorno ai fatti urbanistici, oggi nel mirino sfocato di una inconcludente sociologia.
Tutto questo è in Giuliano Romano, senza sbanciamenti, senza vanguardie e senza esibizionismi; che le sue opere siano presenti nei musei italiani ed europei non lo cambiano di carattere, aperto e gioviale e generoso. Le affermazioni che Romano ha colto nella sua profonda, tenace e caparbia, si sono costruite sulla sua sanguigna personalità, anzi, come ogni buon uomo del Sud, tenace e caparbio, si è saputo imporre sovente, ha saputo dare alle istituzioni la sua concezione estetica, il suo modus operandi.
Ma non crediate che la vita di un artista, arrivato in una grande città, sia costellata da lucenti successi; che sia tutto argento quello che sprizza da pori; che non ci sia tutti i giorni una continua verifica della propria identità espressiva.
La critica d’arte e la storia dell’arte nascono — purtroppo — con un vizio d’origine: sono sempre postume, giungono dopo i fatti, seguono, come al lampo il tuono, il fatto.
Ma dietro il fatto c’è un rosario di rinunce, c’è un castello di ostacoli, c’è una vita comune da riordinare ed ecco perché guardo nella scelta degli Amministratori di Accettura. Emigrante ed artista, uomo d’ordine (urbanistico) ed animatore estetico di rarissima sensibilità, Giuliano Romano mi pare abbia tutte le carte per dare alla sua terra natale questo “passato presente futuro” idealizzato nel monumento. Non voglio forzare la mano dell’Artista, ma credo proprio che sul dualismo scienza ed emozione, razionalità e sentimento, sensibilità ed intelletto sia incentrato il lavoro di riordino della Piazza del Popolo in Accettura.
Credo che poche altre volte un patrimonio di valori culturali ed esistenziali (estetica e vita, sapere e sofferenza, intervento sull’attualità e ricorso alle origini) sia stato così ben “gestito”, come si dice oggi.
Donato Conenna
Direttore della rivista d’arte
«Tempo sensibile»

CENNI CRITICI
Anche Giuliano Romano ha compiuto, in questi ultimi anni, una evoluzione comune a molti artisti del nostro tempo, passando dalla figura intimista della Maternità (1966-67), modellata sugli schemi stilistici propri del «liberty», a Dinamica nello spazio (1970), che ricorda certe soluzioni picassiane di carattere surreale. La grazia romantica cede di fronte a un tipo di eleganza decorativa, che riconduce, per vie diverse, alle stesse origini. Romano ha risolto così la sua «crisi», alle fonti di uno stile che, nonostante le sue metamorfosi, non ha perduto certi caratteri fondamentali della cultura e della società del primo Novecento.
Giuseppe Marchiori
C’è in lui una volontà di produrre (quasi uno slancio vitale di realizzare e comunicare) che si traduce nelle più diverse forme, dalla scultura alla pittura, dal disegno all’incisione, dalla progettazione di ambienti alla didattica. Anche la sua visione risulta in un certo senso «pulsante», dato che di volta in volta include ed esclude i dati dell’esperienza ottica quotidiana, avvalendosi della possibilità di spaziare dalle immagini più riconoscibili di figure o di atmosfere naturali alle costruzioni formali più autonome.
Le sue opere rappresentano altrettanti atti di una vitalità passata attraverso un completo itinerario inventivo, dalla spontaneità all’acquisizione tecnica, dalla scelta delle immagini alla loro decantazione, dall’architettura formale alla comunicativa del personaggio. Il significato e la forza pulsione di proposta di Giuliano Romano risulta dall’insieme delle sue attività, più che da uno specifico settore o da una singola opera, perché consiste anche, appunto, nel movimento che si istituisce tra le varie esperienze e nelle conseguenti realizzazioni.
Lucio Cabutti
La ricerca di questo scultore si è orientata da sempre, con piena e rara coerenza di linguaggio, alle conclusioni più semplici, nel senso in cui può essere semplice l’assoluto. Nell’opera di Romano si verifica un incastro di mondi che hanno forme elementari: sfere, ovoidi, spirali, ali o foglie di spessore, concave, convesse; un incastro che tende a diventare nodo, che tende a ricondurre le sue tante linee prospettiche a destinazione infinito nella evidenza unitaria e compatta di cubo.
Testimonianze di ieri e di oggi dicono che Giuliano Romano edifica da sempre la sua opera su un principio di razionalità, cioè attraverso la presenza di lucide energie intellettuali guidate abilmente ad assumere forme di comunicazione piena. Lo dicono le marmoree Maternità e lo dicono le molte pagine di segni a sanguigna, i rilievi in bronzo, particolari in gesso a grandezza d’opera in cui si è articolata la partecipazione al concorso per le porte della Cattedrale di Potenza, chiesa madre di tutta la regione natale…
Luigi Carluccio
BIOGRAFIA
Giuliano Romano è nato ad Accettura (Matera) il 24 Novembre 1924.
Risiede a Torino ed è titolare della cattedra di disegno e storia dell’arte al Galileo Ferraris.
Mostre personali:
1968 – Palazzo comunale, Saint Vincent
1973 – Galleria Ricerche, Torino
1977 – Galleria Viotti, Torino
1978 – Galleria La Cittadella, Torino
È stato presente ad importanti manifestazioni artistiche nazionali ed estere ottenendo riconoscimenti e premi.
Recenti partecipazioni:
FIAC ’78 – Art Contemporain – Paris – Grand Palais – 20-29 Ottobre 1978
Rassegna Materiale figurativo – Bognanco 1979
Opere in collezioni pubbliche:
Museo Civico di Monreale – Teatro Erba di Torino (grande gruppo marmoreo) – Università Valdettaro di Torino – Pia Società San Paolo di Alba (pannello vetro-scultura) – Museo di Ancona – Museo di Gallarate – Museo di Palermo.
Sue opere scultoree si trovano nel cimitero Monumentale di Torino e Nichelino.
Opere in collezioni private:
Ritratti su commissione (marmo o bronzo) in Torino, a: Pininfarina – sen. Valletta – A. Bolaffi – comm. Merloni – prof. Guglielmini – a: Italo Mus, Aosta – pittore Tafuri, Salerno – Donna di Giunta, Catania – coniugi Maggio, New York.
Citazioni e saggi su:
Cataloghi Bolaffi – Enciclopedia Seda – Edizioni Pinacoteca – Gente Nostra ed altre pubblicazioni.
Della Sua Opera si sono occupati i critici:
M. Bernardini, G. P. Boetti, V. Bottino, L. Cabutti, A. Capri, L. Carluccio, S. Cerati, R. Cossard, S. di Bartolomeo, A. Dragone, P. Grassi, P. Levi, G. Marchiori, A. Passoni, S. Pozzetto, F. Prestipino, A. Rossi, M. L. Tibone, F. Torrini, D. Conenna.
