La sentenza di Rocco precedente prezioso

di Enzo Labbate
rocco_trivigno«Entro gennaio porterò in Consiglio dei ministri un pacchetto di norme sulla giustizia che conterrà anche l’introduzione del reato di omicidio stradale». L’annuncio è del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. Della nuova fattispecie di reato si parla da anni, spesso prospettando anche il cosiddetto «ergastolo della patente», ossia il divieto assoluto di guidare nei casi più gravi, ma fino ad ora niente di fatto. Una novità lungamente attesa e fortemente voluta da tutte le associazioni dei familiari vittime della strada. La sentenza, che per la prima volta in Italia ha  prospettato la possibilità di dolo eventuale in caso di incidente stradale, è quella relativa al caso di Rocco Trivigno, e cioè la tragedia che in teressò il giovane studente di Accettura, il 17 luglio 2008 a Roma. Dopo un lungo iter giudiziario che ha coinvolto per anni la famiglia accetturese, la sentenza della quinta sezione penale della Suprema Corte fece giustizia riconoscendo, per la prima volta, il dolo eventuale in materia di incidenti stradali. E quanto in maniera orgogliosa affermava l’avvocato della famiglia Trivigno, professor Adelmo Manna dell’università di Foggia: «La sentenza della quinta penale per la prima volta in materia di incidenti stradali, ha ritenuto colpevole l’imputato del delitto di omicidio volontario, a titolo di dolo eventuale, sostenendo che


l’imputato sapeva di poter uccidere tenendo quella condotta di guida, ma ciò nonostante, continuò la sua folle corsa. Sono felice per i miei assistiti perché soltanto la colpa avrebbe comportato un trattamento sanzionatorio sproporzionato per difetto rispetto alla gravità del reato». Una sentenza innovativa che apre le porte alle novità annunciate dal ministro Cancellieri. L’art. 589 del Codice penale, che regola l’omicidio colposo, prevede già che «chiunque cagioni per colpa la morte di una persona è punito con la re-elusione da sei mesi a cinque anni. […] Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da soggetto in stato di ebbrezza alcolica, ai sensi dell’articolo 186, comma 2, lettera c, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni; da un soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope». Nel caso di morte di più persone o di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare i quindici anni. Dunque, la legge c’è ma viene applicata al minimo. Certezza della pena, processi per direttissima ed eliminazione delle attenuanti e indennizzi celeri sono le richieste che a gran voce salgono dalle famiglie private dei propri cari. La repressione è importante ma da sola non darà frutti adeguati se non sarà accompagnata da una educazione civica fin dai primi anni di scuola.

Cosa prevede: Pene più severe e tempi più brevi
Giustizia rapida per le vittime e risarcimento nel più breve tempo possibile. E questo l’obiettivo del nuovo reato di omicidio stradale che il governo dovrebbe introdurre con un disegno di legge, o addirittura un decreto, entro la fine di gennaio. L’annuncio è stato fatto dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri dopo l’arresto da parte della polizia stradale del ragazzo romeno che con la sua Ford Ka il 26 dicembre scorso aveva travolto e ucciso una bimba di 9 anni, Stella Manzi, mentre viaggiava con i due fratellini sulla Nettunense a bordo di una Panda guidata dalla mamma. Due giorni dopo altre vittime, madre e figlia, questa volta in un incidente sulla Salerno-Reggio Calabria. Ora il governo cerca di accelerare il meccanismo di accertamento delle responsabilità penali e civili. Dal punto di vista penale, la base è quella prevista dal reato di omicidio colposo, contemplando nei casi più aravi – ad esempio lo stato di ubriachezza oppure l’assunzione di sostanze stupefacenti che si possa arrivare fino a una pena di dieci anni. La gradualità della condanna dovrebbe essere stabilita sulla base delle condizioni psicofisiche del guidatore e anche sul comportamento tenuto dopo l’incidente. Rischierà una pena alta anche chi non si ferma per prestare soccorso. Nei casi più gravi sarà previsto l’arresto obbligatorio.

fonte Gazzetta del Mezzogiorno 5.1.2014

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Un commento

  1. Io non capisco molto di legge o forse nulla, non so usare ed interpretare tutte quelle frasi che sanno di tanto e dopo sembrano così vuote e prive di significato. L’unica cosa che so e che sanno tante troppe persone è la grave perdita che questo individuo ci ha causato, ma soprattutto ha causato alla buona, educata, rispettosa, generosa famiglia trivigno. Tanto è inutile urlare, farsi delle domande, troppe domande sul perchè esistano persone così negative, distruttive e senza rispetto per la vita umana..ma forse le urla di tutte le famiglie che piangono un loro caro ogni giorno possono e arriveranno alla Legge. Basta con la stupida burocrazia, basta con gli esempi banali e senza senso, abbiamo tutti un cuore una coscienza e un cervello facciamone uso, immedesimiamoci nelle situazioni e non facciamo orecchie da mercante, questo paese non può continuare a lasciare impunite tutte queste persone. Il dolore è grande. La famiglia di Rocco è grande. un bacio speciale a voi.

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