“Lascia stare i santi”, il Maggio alla Festa del Cinema di Roma

Il viaggio in Italia di Gianfranco Pannone lungo un secolo nella devozione religiosa popolare. Santi antichi e più recenti, madonne bianche e nere, processioni devozionali sono espressioni di un bisogno di sacro in apparenza molto lontano da noi, ma che così lontano non è.
Ancora oggi, specie nel Sud Italia, con “isole” anche al Nord, la fede popolare è un fatto concreto, che trova la sua massima espressione nel canto, nella musica.
Con le musiche di Ambrogio Sparagna, prodotto e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, è stato proiettato venerdì 21 ottobre al museo Maxxi.

Dal Friuli al Piemonte, giù lungo gli Appennini, verso Gubbio, Loreto e Cucullo, passando per Campobasso, Napoli, fino a Taranto, Accettura, Catania, Trapani: immagini stupefacenti e rarissime di una Italia perduta, quella della devozione popolare, del culto dei santi che scandiva il tempo nelle immutabili trame della natura e della liturgia. Feste, processioni, litanie, preghiere, gesti e volti, duri, rudi.

“il ceto medio italiano – sottolinea Pannone in un’intervista a L’Avvenire – porta oggi dentro di sé un sentimento di tristezza perché ha perduto il senso della sacralità della vita e della natura che ci circonda. Il mondo che descrivo nel film, da sempre associato alla penitenza e ad una sana di rassegnazione, è invece reazione alla durezza della vita, è anelito, è voglia di guardare più in alto. I santi sono il tentativo umile e meraviglioso di parlare a Dio in una chiave più umana. Ho cercato di raccontare una Italia degli umili che non necessariamente era infelice perché veniva a da un mondo infelice. Aveva una sua vera felicità, che purtroppo non è stata capita”

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