Un Accetturese: Antonio Mingalone (1950-2013)

antonio_mingaloneAntonio Giovanni Mingalone (23/8/1950- 15/01/2013)
Antonio si trasferisce dall’Italia a New York all’età di 19 anni. Determinato e caparbio, si è fatto strada da lavapiatti a maître d’hôtel al rinomato Waldorf Astoria.

Successivamente si trasferì a Houston e, con l’aiuto di mamma e papà, aprì il “Montesano Ristorante Italiano” nella galleria commerciale “The Galleria” dove ha ospitato i palati più raffinati di Houston dalla metà degli anni ’80 agli anni ’90. Nel 1997 divenne uno dei migliori ristoranti nel quartiere “Theater District” di Houston.

Il Bar italiano “Antonio’s Restaurant Mingalone and Grill” è stato uno, tra i pochi, che ha contribuito a dar vita al rilancio della città alla fine degli anni ’90.

Il suo ristorante è stato una vera e propria icona di Houston nel “Theater District” nel periodo 1997 – 2011. Egli sarà ricordato affettuosamente per la sua ispirazione, il suo carisma e la sua gioia di vivere che erano evidenti nel suo atteggiamento e nel suo cibo.

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Il ristorante “Mingalone’s” tra i grattacieli di Houston

La scomparsa di Antonio è stata preceduta da quella di suo padre, Mingalone Vito, e da quella del fratello, Guliano Mingalone di Accettura. Lascia la moglie (Les Longoria Mingalone), cinque figlie, la nipote, la mamma (Anna Maria Montesano), il fratello (Rocco Mingalone), la sorella (Carmela Mingalone)
La famiglia di Antonio lo accompagnerà nella sua ultima dimora, Accettura.

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Accettura G.Colucci – Campomaggiore…ritorno alla vittoria!

ACCETTURA G.COLUCCI – CAMPOMAGGIORE 4 – 0

ACCETTURA:

D. Paradiso, A. Vespe, Fanuele, Sansone (Scavetta), F. Vespe, Pellegrino, Pinto, Sigillino (S. Quirino ’94), Dimilta, S. Quirino ’92 (Vassallo), M. Paradiso.
A disp. Salerno, N. Loscalzo, A. Loscalzo.
All. Onorati

CAMPOMAGGIORE:

Eufemia, Paternoster, Loguercio, Trivigno, Albano, Calciano, Abriola, Campagna (Garramone), Cafarelli (Manna), Cioffi, Carbone.
All. Manna

ARBITRO : Olivieri di Matera
RETI : 38′ p.t. e 32′ s.t. Dimilta; 20′ s.t. e 40′ s.t. M. Paradiso. l

ACCETTURA. La squadra di mister Pietro Onorati fa dimenticare ai suoi tifosi la sconfitta di Corleto Perticara vincendo alla grande contro un buon Campomaggiore.
Partita che inizia subito con il piede giusto per gli accetturesi.
Dopo pochissimi secondi dal fischio d’inizio i padroni di casa sfiorano il vantaggio con M. Paradiso che si ritrova solo in area dopo un rilancio del portiere: spreca calciando sopra la traversa.
Al quarto d’ora M. Paradiso non riesce ad inquadrare lo specchio della porta da buona posizione.
Altra occasione per Dimilta che a tu per tu con il portiere si fa parare il tiro.
Paradiso e Dimilta non riescono a sfruttare diverse occasioni ma riusciranno a farsi perdonare.
Al 38′ non c’è scampo per Eufemia: azione degli accetturesi e triangolazione fra Sigillino e Marco Paradiso, palla per Dimilta, che trafigge il portiere con un bel diagonale.
Partita più bella nel secondo tempo.
Al 5′ è Capitan Sansone che tira in porta con un difensore che salva di mano sulla linea di porta, espulsione e rigore.
Sul dischetto va Sansone che non approfitta del calcio di rigore facendosi parare il tiro, ma poco dopo, al 20′, Marco Paradiso conclude positivamente di testa.
Al 32′ è ancora Dimilta in evidenza: con un colpo di testa conclude un’altra azione veloce sulla sinistra.
Il poker è di Marco Paradiso al 40′.

Il mister Pietro Onorati: “Partita facile abbiamo giocato bene. Continuiamo ad alternare i giocatori in formazione per tenerli tutti sulla corda: è un’azione che sta dando buoni frutti”.

Accettura che ottiene una vittoria tonda e meritata.
La squadra di mister Onorati balza al terzo posto in classifica superando “La cittadella Bucaletto” e lo Sporting Calvello che nello scontro diretto non sono riusciti ad andare oltre lo 0-0.

Domenica si giocherà l’ultima gara del girone di andata con l’Accettura che dovra andare a Laurenzana.

 

Guarda la classifica e la prossima giornata!!

Racconto: Arcangela D.R. (F. Nitti)

Tratto da: Sud Antico E Nuovo di Francesco Paolo Nitti

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ACCETTURA Casa cantoniera nel bosco di Montepiano

La sorte mi assegnò quale persona di servizio durante uno dei soggiorni estivi alla cantoniera di Montepiano sempre nel bosco di Accettura, Arcangela D.R. Quando si presentò, con tanto di pancia e una bambina paffutella condotta per mano, mi parve che avesse più di quarant’anni; ma mi disse di averne appena ventisette. La seconda sorpresa questa donna me la diede quando la vidi lavorare come un mulo, benché fosse solo ad un mese dal parto; una condizione che ella mi aveva taciuto. Neppure un cedimento o un segno di affaticamento nel lavoro. Si muoveva tutto il giorno con un agilità e un energia che non credo sia facile trovare in un’altra donna nelle stesse condizioni. Portava sulla testa un grosso barile d’acqua dalla fontana su per una scarpata ripida ed accidentata, lungo un centinaio di metri impettita e dritta come se portasse il Sacramento. E mi disse che da pochi giorni le avevano tolto l’ingessatura ad una gamba che si era rotta sul lavoro. Le domandai della sua famiglia. “Mio padre era di famiglia perbene”, – mi rispose – “uno zio è monsignore a Roma. Mio padre che da ragazzo aveva ucciso un uomo ma non fu carcerato perché aveva ragione, si portò via dalla campagna mia madre che aveva allora quattordici anni. Dopo molto tempo si sposarono ma era già nato Francesco il primo. Mio padre allora era molto ricco ma poi cadde in miseria, perché era sfaticato e si zillava (litigava) sempre. Mia madre invece è andata sempre lavorando per la campagna, ha cinquantasei anni mentre mio padre ne ha settantuno. Io lo ricordo che facevano sempre zelle (litigi) quando non c’era la ragione della moneta. Io sono andata a scuola per due anni, poi andai all’età di nove anni per la campagna per mangiare e vestirmi perché mia madre non aveva come fare. Leggi tutto

Fuochi di Sant’Antonio Abate – 16 gennaio

TRADIZIONI TAVOLE IMBANDITE CON LA GASTRONOMIA LOCALE ACCOLGONO I PASSANTI

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ACCETTURA – Il falò in piazza del Popolo (Foto Facebook)

Da tempo immemorabile, la sera del 16 gennaio, ad Accettura, si scende in strada per festeggiare il santo protettore degli animali, Sant’Antonio Abate. E’ la vigilia della festa in onore del monaco egiziano, guaritore dell’herpes zoster, volgarmente detto fuoco di Sant’Antonio. Si tratta di una consuetudine diffusa in tutta Europa, come ricorda l’antropologo scozzese, James George Frazer ne “Il ramo d’oro”: “da tempo immemorabile in certi giorni dell’anno i contadini di tutta Europa usavano accendere dei falò, per poi danzarci intorno e attraversarli saltando”. L’usanza è ancora oggi viva in molte località italiane con varie denominazioni: fanove, fracchie, focarazzi ecc.. Nel corso dei secoli la Chiesa, dopo aver lungamente combattuto queste manifestazioni arcaiche, le ha fatte proprie purgandole dalle espressioni più pagane, cristianizzandole. In Basilicata, fuochi devozionali, si accendono ancora in molti centri come Trivigno, Campomaggiore, Rotondella, Garaguso, Pignola, Calvello. Con un patrimonio boschivo di oltre seimila ettari, ad Accettura, si accende più di un fuoco. Il più grande è quello allestito nella piazza principale del paese, dove un tempo sorgeva una cappella dedicata al santo, a cura dell’Amministrazione comunale. Una ventina di falò, invece, bruciano negli slarghi che le strette viuzze creano nel centro abitato. Tavole imbandite con tutti i piatti della tradizione gastronomica locale accolgono ogni passante che si vede “costretto” a fermarsi e a rendere omaggio ai commensali accettando almeno un bicchiere di vino. All’imbrunire quando l’antica statua del santo, risalente al XV sec., esce portata in processione dalla Chiesa. Il frastuono di campane suonate alla rinfusa dai bambini, annunciano il corteo religioso, che, giunto in piazza, per mano del sacerdote, accende il falò più grande. Da questo momento si da il via alla festa che durerà tutta la notte. Ciò che accomuna tutti, in questa fredda sera di gennaio, è la voglia di stare insieme semplicemente mangiando e bevendo un buon bicchiere di vino, oscurando per una sera gli omologanti programmi televisivi abbandonandosi a canti e racconti dei tempi che furono.

Enzo Labbate

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