di Antonio Donato Barbarito
4 agosto 2016. Volevo far conoscere il borgo Valmiletta, luoghi delle vacanze al tempo della mietitura e trebbiatura, a Donato Antonio junior e Domenico, osservati e descritti più volte da lontano. Da Acqua di Rienzi, lungo la cresta di Montepiano, scendendo per la strada di Pietra del Corvo, il meraviglioso panorama dell’Alta Salandrella si è presentato al nostro sguardo con l’abitato di Accettura e il sito archeologico di Tempa Cortaglia, Un ampio orizzonte di cielo limpido e azzurro, delimitato dal verde dei monti di Gallipoli-le Manche-Montepiano, che si apre ad Est ai paesi del medio Basento, del materano e dello Ionio. Qui la Natura, non governata, ha preso il sopravvento. Alberi, cespugli e rovi ovunque, del mitico monolite Pietra del Corvo, visibile da lontano, emergeva solo la punta del becco. L’aspetto della valle non si presenta, come un tempo, con distesi campi di maggese o il giallo oro delle messi o delle aride stoppie carichi di buoi e pecore. Domina il verde punteggiato da oasi di boschi e cespugli di piante e rovi. La masseria di pietra del corvo invisibile e abbandonata, con l’antico “jazze” diruto, infonde desolazione.
Fin dall’inizio della discesa la strada si presentava sconnessa fino ad assumere sembianze di corsi d’acqua per lo scolo delle piogge. La volontà di giungere al borgo ci ha spinto a procedere con grandi difficoltà e probabilità di non poter né procedere, né tornare indietro.
Siamo riusciti comunque a raggiungere il nucleo rurale da me più volte rievocato nelle pagine del diario, ora ancora vivificato da qualche anima volenterosa, tenace e coraggiosa, del tutto dimenticata.
Le immagini parlano chiaramente, meglio di qualsivoglia commento.










