[spoiler show=”Recensione a cura di Maria Grazia Trivigno”]
“E non più foglia morta” e la guerra tra tempo e memoria
Se stai correndo a prendere un treno e in quel momento la tua vita è rivoluzionata da un istante, è normale anche dopo, quando è persa ogni bussola dell’esistenza, continuare a chiedersi che ora sia, tutto il tempo. È un sorprendente paradosso rincorrere i minuti quando di minuti c’è abbondanza, perché persa la memoria l’agenda degli impegni è improvvisamente sgombra.
E davvero, di tutti i simbolismi del romanzo quello più denso di significato è l’orologio. Perché grande protagonista non è Charlotte, non è Amanda con il suo dramma celato, ma il tempo. Identità, memoria e tempo sono legati qui in un laccio inestricabile. Un tempo proustiano fatto di minuti dilatati e orologi sempre presenti sembra vincere sulla memoria perduta, all’esatto opposto di quel quadro di Dalì fatto di orologi disciolti, La persistenza della memoria, in cui è la memoria a vincere sul tempo.
Non è un libro, è una drammatica caccia al tesoro, in cui la soluzione è sciogliere Charlotte dalla sua disgrazia: sentirsi improvvisamente nessuno. Tutto inizia con un boato che interrompe il fluire normale delle cose. E da allora per Charlotte è solo smarrimento, e smarrimento nostro con il suo, entriamo anche noi in uno stato confusionale. Risolvere la questione è affare assai più complesso che incontrare un passante che ti dica che gli rammenti qualcuno, che ti ha forse riconosciuta. È faccenda assai più complessa perché l’identità smarrita deve essere recuperata con i propri occhi, seppur sorretti dal pilastro ferreo degli affetti, con un sorriso in un letto d’ospedale.
Tra la partenza e l’arrivo, mille ostacoli, mille drammi vissuti dagli altri e fatti propri, e ciò ne fa romanzo di formazione; mille preghiere e il ritorno a una fede che infonde serenità, e ciò ne fa romanzo spirituale; mille questioni sociali, che si restringono ad una, il rigetto del diverso, e ciò ne fa romanzo sociale.
Sullo sfondo, più piani sfalsati. Sul piano più lontano, la Roma degli incensi delle Chiese in Trastevere, delle case di assistenza ai clochard, Villa Borghese, simbolo di riconciliazione naturalistica con se stessi e il mondo, la Roma di Piazza del Popolo, da cui fa capolino Pina in persona perché è lì che lei nella realtà vive. Sul piano più vicino, uno sciame di dettagli insignificanti, una foglia autunnale sul pavimento di un cortile, un porticato, un quaderno nero- nero in tutti i sensi-, il colore della fodera di un cuscino. Insignificanti solo in apparenza, perché Pina ci sussurra che è a questi dettagli che si aggrappa la nostra memoria delle cose: le nostre armi vincenti nella guerra della memoria contro il tempo.
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Ecco quanto ci scrive Giuseppina Palermo, accetturese che vive a Roma, a proposito del suo libro. Ad Agosto ci sarà ad Accettura la presentazione al pubblico.
“Pina Palermo ha scritto un libro…
L’eco mi giunge da lontano e mi provoca strane emozioni.
Le stesse emozioni che in fondo ho provato quando di sera in sera, davo vita ai personaggi, che in maniera delicata e quasi silenziosa si apprestavano ad affollare le pagine del mio quaderno dalla copertina nera.
Il tutto è nato senza un progetto preciso, ma sicuramente in un momento particolare della mia vita. Momento in cui la mia anima ha deciso di palesarsi attraverso la voce di Charlotte, la protagonista, per raccontare la paura, lo sconcerto, il dolore e soprattutto i drammi che all’improvviso come un treno ad alta velocità possono arrivare, travolgere e scompaginare la vita di ognuno di noi. Questa vita a cui a nessuno è dato sapere in anticipo se con esso vestirà i panni della madre tenera e affettuosa, oppure quelli della matrigna dura e
Questa vita che io stessa amo e spesso detesto con la stessa intensità, ma che in ogni caso mi porta sempre a guardare con attenzione le sue mille sfaccettature tanto da farmela considerare nella sua interezza un dono prezioso nonostante tutto.
Questo libro: “Il libro di Pina Palermo” per me significa tante cose, ma innanzitutto è un concentrato di umanità, è un inno all’amore intenso in senso globale; è un inno alla forza e al coraggio, quel coraggio che spesso crediamo di non possedere ma che alla fine ci stupisce per l’intensità e la facilità con cui ci abbraccia, ci sorregge e ci permette di raggiungere la luce, quella luce che silenziosa e paziente ci aspetta, sempre e comunque al di là del buio, per poi gridarci fiera e vittoriosa che la vita è preziosa.”
Pina Palermo per Accetturaonline – Luglio 2013
➡️ Descrizione Libro:
Titolo: E non più foglia morta
Autore: Giuseppina Palermo
Editore: Pioda Imaging 2013
ISBN: 8863210144
Reparto: Narrativa contemporanea
Una donna corre, ignara che quella potrebbe essere la sua ultima corsa. Ma all’improvviso qualcosa di inaspettato la ferma e nel giro di pochi istanti anche la sua mente si ferma. Luoghi sconosciuti abitati da personaggi altrettanto sconosciuti, entrano a far parte della sua vita. Un’altra sua vita in cui anch’essa si scopre sconosciuta. Sconcerto, angoscia, paura, drammi, sentimenti forti e solidi, forza, coraggio, speranze e desideri, suoi e non solo suoi, animano le sue nuove giornate, intrecciandosi fino a confondersi e a perdersi in giornate che non le appartengono. E poi la vita, la vita che toglie ma allo stesso tempo dona. La vita che non è solo realtà corporea, ma anche e soprattutto realtà dell’anima.
➡️ Disponibile presso Edicola Volpe ad Accettura, oppure Feltrinelli, Mondadori, Amazon.

Avete chiesto di me?
Sono veramente lieto della bella sorpresa di Pina e del Suo libro:un bagno di bellezza!
Non me ne vorrài Pina e vorrette Voi tutti se sottolineo la coincidenza temporale di tanto con la memoria che oggi la Chiesa cattolica ci fa fare:s Maria Maddalena!
Così mentre gioisco e ringrazio della prima cosa bella che ho avuto dalla vita,la fede, mi piace porgere gli auguri di ogni bene a Pina ed a chi porta il nome di Maddalena (Matalén).
mario vespe