A don Peppe, per i suoi primi 70 anni!

Oggi, venerdì 17 giugno, don Giuseppe Filardi compie settant’anni, vogliamo augurargli un buon compleanno con questo splendido racconto scritto da Lucia Branda. Altrettanto potete fare voi con un commento a questo post.

Il bambino nato prete

di Lucia Branda

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Iè ton! Iè fem’n! (è tonda, è una femminuccia)

Ma non u vid ca iè app’nz’t! Iè masqul’!! (non lo vedi, è appuntita, è un maschio)

Michelina ascoltava divertita quelle previsioni prive di un qualsiasi fondamento scientifico e si guardava la punta della pancia. Era al settimo mese, aspettava il suo secondo figlio. Stava sull’uscio mentre le due comari se la studiavano. Lei avrebbe voluto una femminuccia. Le sarebbe piaciuto darle il nome di sua madre ma sapeva di non poterlo fare; bisognava accontentare, o m’pntnar  – come si diceva – , prima i suoceri. Aveva chiamato il primo figlio Antonio, come il padre di suo marito, ed ora se fosse stato un maschio sarebbe stato Giuseppe come il nonno materno, suo padre.

Giuseppe nacque il 17 giugno del 1946. Una meraviglia di bambino, forte, sano, in carne. Michelina scelse come sua madrina di battesimo la Ciriglianese, una donna che viveva da sola nel bosco e che nel periodo della sua seconda gravidanza era stata in casa con loro. Il suo vero nome era Maria. La donna fu molto felice dell’amicizia che le aveva dimostrato la neomamma, ospitandola nella sua casa affinché potesse curarsi in paese, soffriva di infiammazione cronica all’intestino, e accettò u san giuann’, insomma il ruolo di madrina del bambino ben volentieri. Maria era molto religiosa, devota; nubile com’era le capitava spesso di pensare di volersi consacrare a Dio, ma poi la sua vita solitaria, umile, piena di lavoro lì nel cuore del bosco, la faceva sentire già una sorta di monaca laica.

Il bambino fu battezzato il giorno di tutti i Santi, per la gioia di Michelina a cui sembrò un buon segno circa il futuro che sentiva pieno di soddisfazioni per questo suo secondogenito. In fondo anche Teresa, la sua dirimpettaia, glielo aveva detto: “I numeri della sua data di nascita, uniti alle sue iniziali e ad altre cose che non ti sto qui a spiegare me lo suggeriscono chiaro e tondo; M’chlì stu feggh’ s’adda fa preut… (Michelina questo bambino deve farsi prete). Potrebbe anche sposarsi ma finirebbe per fare del male alla moglie, adda iess preut e ce preut!!!  (sarà un prete, e che prete!)” Michelina impallidì, un prete in famiglia, il primo nel suo albero genealogico e anche in quello del marito! Che onore! Non rivelò la cosa a nessuno, solo a Maria e lo fece quando la donna accompagnò il regalo di battesimo per il suo figlioccio con una lettera in cui augurava al piccolo di diventare “Araldo di Cristo”, prendendo i voti così come lei aveva tanto desiderato ma poi aveva rinunciato a fare. E questo non era un altro segno?! Michelina si riempiva di gioia al solo pensiero di questo suo figlio ministro della Chiesa. Si mordeva le labbra però quando le attraversava la mente un dubbio circa la reazione di suo marito: lui avrebbe capito, accettato la cosa? Ne sarebbe stato felice? Era un uomo buono ma con il pallino della stirpe, della discendenza… se solo fosse stato Antonio, il primo figlio, ad avere questo destino, si sarebbe opposto: si chiamava come suo padre e doveva dargli un nipote con il suo stesso nome. Forse era un bene che Giuseppe fosse nato dopo e portasse il nome dell’altro nonno. Ma sì, Michelina era fiduciosa e ottimista: avrebbe avuto un figlio prete.

Giuseppe cresceva con il sole scritto in faccia; uno sguardo sveglio spiccava sotto il ciuffo di capelli neri che gli cadeva sulla fronte. Michelina se lo studiava, lo guardava da lontano cercando di scacciare l’idea di essersi sbagliata: il suo secondo figlio era una vera peste! Manesco, attacca brighe, pronto a farsi giustizia da solo e intervenendo spesso anche in difesa del fratello maggiore dal temperamento molto più mite. Ma a Peppino la zimarra piaceva. Aveva 6 anni la prima volta che gli avevano fatto fare il chirichetto; provò una gioia infinita ad infilarsi quel vestitino di un bianco immacolato. Si sentiva un angelo in terra, come quelli dipinti su un quadro nella chiesetta di Sant’Antonio. Appena poteva si precipitava in chiesa per provare quell’emozione, serviva messa e non si sarebbe perso per niente al mondo una processione. E poco valevano le burla degli altri bambini che lo deridevano, lui – quando doveva contenersi e risparmiare le mani – rispondeva con parole colorite che poco avevano a che fare con un santo bambino.

Vai fresch sot’ a z’mar’? Vid ca al’ priut du taggh’n, tant a ced serv!! (Stai fresco sotto la sottana? Vedi che ai preti glielo tagliano, tanto a cosa gli serve!!)

Una volta anche suo cugino Donato, u’mr’can (l’americano), provò a tirargli un tranello: voleva o no farsi prete?! Bene, era il momento di dimostrarlo. Lo invitò ad andare insieme per campi, si fermarono a raccogliere mele ma il cugino a Peppino non voleva darne. Gliene avrebbe fatto assaggiare una se lui avesse bestemmiato. Il bambino per quanto goloso e affamato dopo il lungo pomeriggio di passi provò ad opporsi: “Te lo puoi scordare!”, e il cugino: “Ma dai un Santo piccolo, poco importante…”, e Giuseppe: “Tipo?” Così iniziarono una complessa contrattazione che finì con una proposta indecente: “Se erano tutti così importanti come diceva, non poteva fare torto a nessuno; toccava bestemmiarli tutti!” La cosa finì con Giuseppe che stava per cedere salvato dall’arrivo di un temporale e dal cugino che correndo continuava a dargli spintoni urlando: “Ma che prete e prete, per una mela Peppì avissa fa’zmpa c l’arri’ tut’ u calendario!” (saresti stato capace di far saltare per aria tutti i Santi del calendario!)

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2 commenti

  1. Anche se in ritardo un augurio speciale da maria e lorenzo ,scordo sempre che siete nati lo stesso giorno…

  2. Tantissimi Auguri di Buon Compleanno a Don Peppe da tuo cugino Biagio Filardi

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