“La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi”

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Basilicata, il paradiso italiano

Il cinema l’ha rilanciata, gli inglesi la stanno trasformando nel loro ultimo buen retiro, al posto del Chiantishire. Da Matera a Maratea, dal mare ai monti, il successo di una regione rimasta autentica

Basilicata, bella scoperta”. E’ lo slogan di uno spot pubblicitario, di qualche tempo fa, per promuovere una delle regioni meno conosciute d’Italia con protagonista un curioso Leonardo da Vinci che, tentando di presentare la sua macchina volante ai forestieri, resta stupito e incantato dalle bellezze della sconosciuta Lucania. Oggi sono in tanti a scoprire quest’angolo del “Sud Italia”, complice il recente film del lucano Rocco Papaleo, “Basilicata Coast to Coast” con i suoi 4 milioni di incassi e ancora in proiezione. “La Basilicata è come il concetto di Dio o ci credi o non ci credi“. Così esclama Rocco Papaleo per bocca di Nicola Palmieri, uno dei protagonisti. «La Basilicata, che ci crediate o no, esiste». Chi scrive, lo sa bene, essendo d’origine lucana, ma, di recente, se ne sono accorti anche gli inglesi che in un articolo del “Financial Times” hanno paragonato questa piccola regione niente meno che alla Toscana, spiegando come i sudditi di sua Maestà, che negli anni scorsi hanno cominciato ad affollare il cosiddetto Chiantishire, investendo anche in immobili, stanno ora facendo lo stesso nella regione del Sud Italia. Un nuovo eden, un Lucaniashire.

Si è attratti dai ritmi lenti, dall’atmosfera agreste, dal mare limpido, dai fitti boschi e dai gustosi prodotti della gastronomia. E così i centri lucani tornano a rivivere in un itinerario che conserva intatto il fascino del tempo. Si viene a contatto con città e paesi, lontani dal turismo di massa, ed è sempre il quotidiano britannico a tracciare la cartina dei luoghi più gettonati: Maratea, Matera, Bernalda, Irsina, San Mauro Forte. Alcuni sono più famosi, altri quasi sconosciuti. Tutti hanno un denominatore comune: le bellezze architettoniche e la natura incontaminata. E tutti rappresentano destinazioni vantaggiose anche per gli investimenti immobiliari: storici palazzi nobiliari e vecchie case (spesso vuote a causa dell’emigrazione), sono offerte a prezzi contenuti.

Come a Maratea, la perla del Tirreno, con un clima sempre mite, dove il costo degli immobili sul mare è, a causa della crisi, per il 10-15 per cento al di sotto del loro picco. C’è solo l’imbarazzo della scelta, sia sulle colline, in posizione privilegiata sulle acque cristalline, che nel grazioso e raccolto centro storico (preservato da una politica di cementificazione controllata) con vicoli strettissimi profumati di salvia, di fichi, di menta. Vivere o semplicemente fare una vacanza in questa bella cittadina regala sempre un’emozione, tra le stradine punteggiate di case variopinte, tra le deliziose piazzette animate da caffè o botteghe artigiane con produzioni locali di ceramica e di cesti di ginestra, tra le 44 chiese che costellano il territorio (molte custodi di tesori artistici, come la chiesa dell’Annunziata che conserva una pala d’altare raffigurante “l’Annunciazione”, attribuita al pittore cinquecentesco Simone da Firenze).

E vale la pena spingersi fino al monte San Biagio dove svetta l’imponente statua di Cristo Redentore (alta 21 metri ed un’apertura di braccia di 19 metri) che, con il suo abbagliante biancore, domina la collina e ricorda, per dimensione, quella di Corcovado di Rio.
Ma per quanti cercano tranquillità, anche Bernalda è una meta da inseguire. Un agglomerato di case intorno al castello (prende il nome da Bernardino de Bernaudo che eresse il maniero), tredicimila anime e un cittadino onorario di eccezione sin dal 1988: Francis Ford Coppola. Il grande regista del “Padrino” (che è nato a Detroit, Michigan) discende dal nonno Agostino originario di Bernalda ed emigrato agli inizi del ‘ 900. Qui di recente ha comprato Palazzo Margherita (in corso Umberto, anima pulsante della comunità), un castello diroccato che ha ristrutturato e fra qualche mese diventerà un albergo di lusso. Non di rado capita di incontrarlo nel centro storico, intento a scambiare qualche parola con i residenti.

«Da bambino – dice in un altro spot promosso dall’azienda di promozione turistica – sentivo storie meravigliose da mio nonno che usava fare il vino nella cantina a casa a New York e mangiavamo cibi come il “lambascione”, che pochi in Italia conoscono. Quando vedi la Basilicata dal cielo, vedi campi, vigneti, bellissimi paesaggi …vedi la terra come doveva essere!»

Ed è sempre la natura, ora rigogliosa, ora aspra a costituire il fil rouge che lega questa terra, tanto che. un’altra eccellenza è il Parco Naturale Gallipoli Cognato un concentrato di vertiginosi strapiombi e strette gole scavate dai corsi d’acqua che lo attraversano (in primis il Basento), ed una meta privilegiata per il birdwatching: i più fortunati possono ammirare anche la rarissima cicogna nera che solca il cielo in lenti giri e che qui ha trovato il suo habitat naturale. Qua e là si scorgono “le sontuose mucche podoliche”, che danno poco latte ma di straordinaria qualità, dal quale si ricava il caciocavallo podolico, la variante nobile dei latticini lucani, presidio naturale del territorio.

Ovunque la qualità della vita è buona (come nei paesi all’interno del Parco, Castelmezzano e Pietrapertosa arroccati nella roccia da sembrare presepi naturali; Accettura, Oliveto Lucano, Calciano), “non c’è nemmeno la mafia” (seguendo il rap della pellicola di Papaleo).  E quel senso di intatto e sconfinato, si ritrova anche San Mauro Forte, di epoca normanna, che sembra uscito, direttamente, dalle immagini in bianco e nero, degli anni ’50, tenuto in ordine come fosse un salotto. Le strade, sono corridoi ricchi di palazzi baronali: ce ne sono circa quattordici censiti dalla Sovrintendenza, come Acquaviva, Di Sanza, Lauria, per fare qualche nome, e il cui progetto è la realizzazione di un albergo diffuso. Leggi tutto

Una favola d’amore

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SARANNO OSPITI DEL PROGRAMMA “BONTA’ LORO” DI MAURIZIO COSTANZO

Vito e Rosa Loscalzo festeggiano 72 anni di matrimonio su Rai Uno

ACCETTURA Ieri hanno festeggiato in famiglia; domani l’evento sarà ricordato in diretta tv su RaiUno, a “Bontà loro”, il popolare talk-show di Maurizio Costanzo. Vito Loscalzo, nato a gennaio del 1919, e Rosa Loscalzo, nata a febbraio del 1920, ad Accettura, ma da tempo emigrati a Cafaggio, una frazione di Prato, hanno raggiunto i 72 anni di matrimonio, una ricorrenza tra il ferro e il platino,felici e contenti, come avviene solo nelle favole. Vito e Rosa si sono sposati nel paese del “maggio” il 6 dicembre 1938. Rosa, che ha una memoria di ferro, non ricorda nulla. E’ una forma di rimozione. Erano due poveri contadini senza terra, che avevano messo casa in un sottano e per mobilio avevano il letto, l’appendirame,il comò , il tavolo per impastare, l’asse per andare al forno, la “buffetta” e quattro sedie. Per la legge dantesca del contrappasso, Vito era soprannominato il “tesoriere”. La festa matrimoniale si era risolta in un giorno di assenza dai campi; nemmeno una fotografia il giorno delle nozze, che i più abbienti facevano il giorno della fiera o di san Giuliano, quando in paese arrivava il fotografo ambulante don Attilio Tagliente. Una vita grama di stenti e privazioni, di duro lavoro senza guadagni e senza prospettive, dalla quale negli anni 1960 Vito e Rosa si riscattano, trasferendosi in Toscana. A sentire certe storie, sorge il dubbio che il giudizio negativo sull’emigrazione andrebbe rivisto. Domenica, una dei sei figli, addetto stampa della Federazione italiana associate Burraco, definisce “grandioso e speciale” il padre. “Appena sposato –dice- ha dovuto lasciare la moglie e un figlio di 7 mesi, per andare in guerra. È stato prigioniero dei tedeschi in Germania e dei russi in Polonia. E’ un uomo senza macchia, limpido e bello ancora oggi a 90 anni”. Di mamma Rosa dice che è una grande chioccia, dedita completamente alla casa e ai figli, che ha educato alla libertà e al rispetto. “I miei genitori –aggiunge Domenica- ancora oggi sostengono moralmente una grande famiglia di 45 persone tra figli, nipoti e pronipoti con la presenza e con i consigli, ma anche con i frutti dell’orto che coltivano, personalmente”. Da qualche tempo, sopraffatti dalla nostalgia, Vito e Rosa si fanno accompagnare un paio di volte l’anno in paese, girano per le strade e si commuovono nel vedere che anche il loro povero paese ha fatto dei piccoli progressi. L’estate scorsa, Vito ha confidato al cronista, senza acrimonia, “Ora anche qui si sta bene, non è più come ai tempi miei”. Domenica per il suo lavoro è sempre in giro e porta con sé i suoi eccezionali genitori, a Londra, a Parigi, a New York, a Cuba. Sa che a loro deve molto. “I supernonni –conclude- sono l’esempio di due persone di quasi 95 e 91 anni, che, senza mai fare i maestri con i figli, hanno insegnato solo con il modello comportamentale due cose fondamentali: pieno rispetto l’uno dell’altro e che il vero lusso è il tempo libero”.

Angelo Labbate

Nottingham’s Italian Community and their pilgrimage to Accettura

:arrow: Video BBC (Traduzione G. Benedetto)

:arrow: Articolo (traduzione A.W. Labbate)

Un legame che risale alla II guerra mondiale tra Nottingham e un paesino italiano

Le radici comuni in un piccolo centro del sud Italia di circa 3000 cittadini di Nottingham.

Il loro legame deriva da Salvatore Loscalzo, tenuto prigioniero nella città durante la II guerra mondiale, che scrisse ai propri concittadini informandoli delle opportunità lavorative nelle fabbriche della città. Le sue parole portarono ad un esodo da Accettura verso Inghilterra di tanta gente che dopo la guerra era in cerca di lavoro. Sua nipote Maria Fanuele ha dichiarato:”Era davvero orgoglioso per aver fatto qualcosa per tutti”. Più di 60 anni dpo  i discendenti ripercorrono il tragitto contrario per partecipare ad una festa nota come “Il matrimonio degli alberi”. Migliaia di persone provenienti da tutt’Europa vi partecipano, incluse molte  che giungono da Nottingham. Arrivano da zone come Carlton, Wollaton, Bramcote e Sneiton. Tra loro c’è Angelo Labbate, che è tornato a visitare  Accettura sin dal 1967. “Piccoli affari  – sostiene Labbate – su questo si basa l’economia del posto; la gente viene e sostiene i piccoli bar e il commercio di Accettura”.  Valeria Passetti medico di famiglia  a Nottingham e  console onorario italiano dell’East Midland, ha contribuito alla scoperta del  legame della città con Accettura.

Durante le visite, ha notato che la maggior parte dei pazienti con origini italiane, aveva parenti ad Accettura.

“Non sapevo che esistesse (il paese) – ha ammesso. La scoperta l’ha indotta a partecipare nel 2010, per la prima volta, alla festa. “Sono italiana ma non ho mai visto nulla di simile” –  ha detto.

Nonostante il gran numero di partecipanti alla festa il paese conta, in realtà solo un migilaio di abitanti. In ogni caso gli italiani residenti a Nottingham hanno fatto qualcosa per sostenere l’economia locale spendendo il loro denaro in paese. Ma, cosa più importante, le generazioni del paese si sono riunite.

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City WWII link to Italian village
Around 3000 Nottingham residents can trace their roots back to a tiny village in Southern Italy.

His words led to an exodus from Accettura to the UK as people, left jobless after the war, sought work.His niece Maria Fanuele said: “He was very proud, he said ‘I’ve done something for everybody’.”

L’ultimo falegname chiude bottega ma non si arrende

La passione non è scemata. All’artigiano è rimasto il gusto «di quando si lavorava a mano»

Con il pensionamento di mastro Franco, classe 1942, ha chiuso i battenti ad Accettura la storica falegnameria Labbate, situata proprio nella centrale piazza del Popolo. «È stato mio nonno Angelo – racconta con orgoglio mastro Franco – ad aprire bottega proprio in questo locale, agli inizi del 1900. Non aveva ancora vent’anni. La madre, rimasta vedova giovanissima, aveva voluto per quel figlio unico un salto di qualità, interrompendo la secolare tradizione della sua famiglia, i Chiariello, maestri barilai di origini lauriote. Così lo mise a bottega dai Miraglia, non solo provetti mastri d’ascia, ma anch’essi profughi da Lauria, dopo che la cittadina nell’agosto del 1806 fu messa a ferro e a fuoco dal generale francese Massena.
Comincia così la storia dei Labbate falegnami; dopo mio nonno, mio padre Giuseppe e i miei zii Berardino e Biagio. Poi sono venuto io a chiudere il cerchio».
Se per la burocrazia l’attività artigianale è cessata, non si è affievolita la passione di mastro Francesco, che ha esercitato per circa 40 anni, lavorando inizialmente di braccia e gomito con seghe e pialle e dotandosi delle novità tecnologiche non appena apparivano sul mercato. Ma gli è rimasto il gusto «di quando si lavorava a mano», come ama ripetere. Quando nelle campagne si cercavano i castagni e i noci più belli per ricavarne infissi esterni e comò per le giovani spose, affidandosi a progetti elaborati dalla fantasia.
Chiuso il laboratorio, mastro Francesco non ha voluto disperdere la manualità e l’immaginazione, sperimentate i tanti anni di lavoro. Prendendo spunto dalle esigenze domestiche delle donne – personalmente vive in un harem di moglie e quattro figlie –, ha ideato e costruito una sedia, che con una semplice operazione manuale si trasforma in scaletta. Non è roba da chiodi, nemmeno lontanamente assimilabile ai prodotti del consumismo, che in poco tempo si usurano e bisogna sostituire. È un manufatto destinato a entrare nell’asse ereditario delle famiglie. Costruita in faggio stagionato e assemblata ad incastri, la sedia-scaletta pesa poco più di 8 chili e l’ultimo gradino è a 80 centimetri dal piano di calpestìo. Comoda come sedia e utile come scaletta, è un prodotto artigianale, realizzato con la maestrìa e il piacere di quando si lavorava a mano e gli oggetti sopravvivevano agli uomini e ne tramandavano il ricordo.

Angelo Labbate

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