“La famiglia Onorati sentitamente ringrazia tutti coloro, vicini e lontani, che in questi giorni hanno dimostrato tutto l’affetto che provavano per nostro padre”
➡️ Orazione funebre di Vincenzo Dimilta (qui)
di Enzo Labbate
Si è spento nel primo pomeriggio di Venerdì 13 marzo Giulio Onorati, detto Krusciov. Scompare all’età di 76 anni lasciando un grande vuoto per i suoi cari ma anche per tutta la comunità accetturese. Personaggio di rilievo nella vita politica della comunità, timoniere di tante battaglie politiche e sindacali soprattutto del mondo del contadino. Il soprannome gli derivava non solo dall’attiva milizia nel P.C.I., ma anche in quanto fisicamente ricordava l’ex premier sovietico nei tratti somatici e nei gesti spontanei. Krusciov maturò nelle difficoltà delle condizioni economiche e sociali della propria famiglia contadina. Bracciante e operaio edile, appaltò il servizio di nettezza urbana, emigrò in Inghilterra ma subito rientrò “ nella terra dove siamo nati e dobbiamo morire”. Ecco come lo descriveva G.B. Bronzini: “ ..ha la parola facile e il gusto del microfono. Quando ci sono le assemblee in sezione o alla camera del Lavoro, monta gli amplificatori sulla sgangherata 600 gialla e gira per il paese. Non si limita al solo annuncio, ma imbastisce un dialogo con gli ascoltatori in cui egli stesso chiede e risponde”. Se ne va un uomo di altri tempi, un uomo di partito, un personaggio chiave della festa del Maggio, un combattente e uno spassionato amante della propria terra.
Krusciov
Racconto di Andrea Semplici
E’ vero, assomiglia a Krusciov. Nunzia è andata su Internet per trovare una foto di quell’uomo misterioso. Era stato il capo dei comunisti in una terra lontana. Nunzia non ha fatto in tempo nemmeno a sapere cosa fosse stata l’Unione Sovietica. Il comunismo scomparve, mentre lei nasceva. Fine del Novecento. Ma questo non voleva dire molto per una ragazzina. Tutti al paese hanno un soprannome e lei, che non lo aveva forse perché femmina, si incuriosì di quel nomignolo fuori dalla lingua della montagna. Il padre le disse che Krusciov era stato un comunista buono. Dunque, c’erano stati quelli cattivi, ma lui era buono. Ogni tanto si arrabbiava, ma aveva una faccia da contadino. E allora nei bar del paese cominciarono a chiamare Krusciov quel bracciante che faceva anche il muratore. Anche lui se ne era andato in Inghilterra, come tanti altri. Ma poi era tornato. E si era messo nella politica. Falce e martello, una bandiera rossa e un gran agitarsi. I contadini e la gente dei boschi stavano con lui nel Partito dei rossi. I padroni, i maestri, i commercianti




