Per assistenzialismo s’intende comunemente la degenerazione del sistema di assistenza pubblica e sociale, in cui lo Stato interviene soprattutto con l’erogazione di fondi a cittadini o enti, senza un piano efficace per il loro utilizzo e allo scopo di acquisire consensi.È un termine di cui spesso fanno abuso coloro che vogliono legittimare l’improbabile efficacia del loro lavoro, e i politicanti incapaci di elaborare progetti e programmi di occupazione produttiva. Così, per esemplificare, l’opinione pubblica, che si alimenta di qualunquismo, colpevolizza gli emarginati e i braccianti agricoli, rei di percepire fondi a …fondo perduto.
E quando si tratta di tagliare, inesorabilmente la mannaia si abbatte sui fondi destinati agli interventi sociali.
Con progetti di integrazione sociale e il pre avviamento al lavoro di cinque disabili, assistiti da tutor, il Comune di Accettura ha perseguito l’obiettivo della buona politica. Ma gli scenari che si prospettano non sono rassicuranti.
La Regione ha congelato i fondi di coesione interna; lo Stato ha tagliato di oltre 50.000 euro i trasferimenti, ponendo una seria ipoteca sulla continuità di alcuni servizi necessari, ma non obbligatori, come la mensa e il trasporto; gli ammessi al programma di contrasto alla povertà ed emarginazione sociale, il cosiddetto C.o.P.E.S., sono appena 5 rispetto ai prevedibili 30. Il federalismo in salsa padana ci ha reso più poveri. Abbiamo maledettamente bisogno di aiuto, solidarietà, sussidio, chiamiamolo pure assistenzialismo, per sopravvivere.
Buona lettura
[spoiler show=”Pag. 3 – Anche ad Accettura si fece l’Italia _ Angelo Labbate” hide=”Pag. 3 – Anche ad Accettura si fece l’Italia _ Angelo Labbate”]
È stato intitolato all’Unità d’Italia l’anonimo rione sorto a ovest dell’abitato, compreso tra via Rocco Scotellaro e via IV Novembre. «È un atto dovuto – dichiara il sindaco Nicola Buonanova – una concreta adesione alla missione del pensionato Michele Maddalena, che sta percorrendo l’Italia in lungo e in largo per portare ovuque una testimonianza di italianità e Unità e chiedere ai sindaci di intitolare una strada o una piazza all’Unità d’Italia. Ma non solo. Noi abbiamo un debito di gratitudine nei confronti delle donne di Accettura che offrirono i loro gioielli per finanziare l’epopea dell’unificazione italiana e dei valorosi giovani insorti che furono tra i primi a unirsi ai rivoluzionari di Corleto Perticara e anche dei valorosi militi della Guardia Nazionale, che spensero gli ultimi focolai di brigantaggio». Sentimenti di italianità si erano manifestati ad Accettura già il 1848, quando nella piazza principale fu esposto il tricolore, mentre Pasquale Amodio arringava il popolo. «Similmente – scrive il memorialista Antonio Lacovara – Accettura non mancò di dare il suo contributo di danaro alla provincia insorta; ed infatti mandò una prima offerta di ducati 225 raccolti tra i cittadini per sottoscrizione e poscia altri ducati 285 ricavati dalla vendita di ‘orerie ed argenterie, grazioso dono delle donne di Accettura’, dice il Racioppi». Appena si seppe che a Corleto Perticara il 16 agosto 1860 era stata la proclamata l’insurrezione contro i Borbone, gli accetturesi furono tra i primi ad accorrere. Un drappello, guidato da Leonardo Belmonte, raggiunse a Laurenzana i rivoltosi diretti a Potenza; un altro, composto, tra gli altri da Pietro Manzi, Ferdinando Lacovara, Giuseppe Romano e Giuseppe Domine, al comando di Francesco Nota, marciò direttamente verso il capoluogo. Anche nella repressione del brigantaggio, Accettura scrisse pagine eroiche. I resti della disciolta banda di Crocco imperversavano e insidiavano il giovane Stato unitario.
Di queste formazioni,la più sanguinaria, capeggiata dai Cavalcante, operava nel 1862 tra Accettura e Pietrapertosa. Il 7 agosto 1862, 54 militi della Guardia Nazionale capitanati da Pasquale Spagna, decisero di affrontare la banda Cavalcante, composta da oltre 150 elementi. Il combattimento avvenne in località Fontana Francesca o Cugno di Cognizione del bosco di Montepiano. Nello scontro caddero 15 briganti; altri furono presi prigionieri e decapitati. Le loro teste, conficcate in pali, furono esposte a monito nello spiazzo che prese il nome di Largo 7 agosto. Delle Guardie Nazionali, solo Rocco Labbate rimase leggermente ferito. Il Prefetto della Provincia di Basilicata, Giulio de Rolland, indirizzò un solenne encomio ai valorosi combattenti di Fontana Francesca:
Militi di Accettura,
voi avete dato prove non dubbie di valore: vi siete mostrati degni di appartenere alla milizia nazionale, provando che essa, ove concordemente il voglia, in pochissimi giorni potrebbe purgare il paese dai pochi avanzi del brigantaggio. Nel manifestarvene la più sentita soddisfazione, proclamo altamente che voi abbiate ben meritato dalla Patria.
Potenza 10 agosto 1862
[spoiler show=”Pag. 8 – Le radici e le ali _ Giuseppe Chiarillo” hide=”Pag. 8 – Le radici e le ali _ Giuseppe Chiarillo”]
Bentrovato Paese, spero che tutti i tuoi abitanti stanno bene. Saluto tutti sentitamente, sono uno di Voi. Non potrebbe essere diversamente, anche se la mia visione della società è cambiata. In essa c’è un dato di fondo, credo che le persone di buona volontà siano ovunque, è necessario farle emergere e si riuscirà solo quando diremo basta alle ambiguità. L’impegno politico e istituzionale, mi hanno lasciato un grande senso civico, sento forte l’impegno e il servizio verso il nostro Paese e i suoi grandi nodi sociali. Scrivo per l’amicizia con il prof. Labbate, per i contatti con Accettura mai interrotti e con la speranza di creare un ponte con chiunque vuole essere l’altra sponda. L’eredità che mi proviene dall’essere stato sindaco per 10 anni, è la passione per la Legalità. È una dimensione di serenità, il mio impegno mi mette ha contatto con persone pure con un approccio incondizionato verso la vita. La ricchezza venale ha lasciato il posto a quella d’animo. Le radici sono ad Accettura, le ali sono nella società emiliana. Quest’ultima mi ha dato la certezza che tutto può essere superato solo se c’è una idea di gruppo condivisa. È semplice, basterebbe solo credere nella propria forza, non illudersi ed essere entusiasti del piccolo mattone che fabbrichiamo giorno dopo giorno. È una questione di comportamento, di morale e di azioni continue e conseguenti. Ma è dura, il guadagno facile, veloce e raccomandato, è la sirena che accarezza tutti in larga parte della penisola. Intanto che la destra fa sempre gli interessi dei “forti”, la sinistra si è assopita. Sapete perché? Perchè in fondo abbiamo la pancia ancora piena e stiamo consumando la carta di credito che hanno caricato i nostri padri e coloro che hanno liberato l’Italia. Solo qualche anno fa Marchionne sarebbe stato tacciato da Confindustria, Governo e Parti Sociali. Oggi no, è visto come il salvatore dell’Italia anche se in Italia investitori non ne arrivano, siamo chiusi, anche perchè da noi si paga il pizzo. Siamo il Paese che ha il copyright del Fascismo e della mafia. Scusate se prendo un pò di spazio, sono pieno di rabbia per una passione che non vorrei vedere annebbiata nei giovani. Non faccio piùda tempo discorsi politici faziosi e di chi è meglio di un altro, siamo in una fase che ci riguarda tutti, il Paese è in ginocchio.
Intorno a noi nel Mediterraneo sono in atto tensioni civili, è partita la Tunisia che guarda caso ha il 35% di giovani disoccupati (noi siamo al 30%), poi l’Egitto, Albania, Algeria, Yemen e poi tutti gli altri. Da noi si rischia, la mafia fattura 170 miliardi di euro/anno, 60miliardi è la Corruzione, 240 miliardi di Evasione fiscale. Solo analizzando gli ultimi due dati capiamo che ognuno di noi ci costa 5.000,00 euro/anno per ripianare lo stato sociale che il malaffare ci toglie. In Germania e Francia un Kilometro di ferrovia per l’alta velocità costa rispettivamente 15 milioni e 18 milioni di euro. In Italia costa 73 milioni. Questa è una riflessione di uno Stato dove i corrotti mangiano a danno dei più deboli. Ma possiamo pensare di continuare così? Siamo il Paese che cresce meno, con più debito,la situazione è preoccupante. Intanto siamo costretti a parlare continuamente di gossip. Un Paese bloccato, fermo al palo. Una delle tante iniziative che ho fatto è stata con Maria Fida Moro. Nel suo intervento raccontò che suo padre (quello si che era uno Statista) quando andavano al mare, arrivava in abito leggero, andava dietro gli scogli, si svestiva, faceva il bagno e ritornava vestito. Alla domanda delle sue piccole lui rispondeva: «Porto con me la responsabilità della dignità di tutti gli italiani e non posso comportarmi altrimenti». Oggi siamo alle orge e guai a chi dice che sta facendo male. Che Paese! Che cultura! Parlano di federalismo, ma non è certamente quello solidale che ci aspettiamo e che aiuti il Sud. No, è tutta un’altra roba.
Solo un dato e chiudo: i contribuenti lavoratori di Galliera versano allo Stato 14.000.000 euro/anno, al Comune ritorna come trasferimento 650.000 euro. Una domanda semplice che Vi farete tutti, dove va tutta la differenza?. A quale politica sociale, scuola, industria, l’innovazione li hanno destinati? Pensate che i nostri parlamentari siano impegnati per emanare una regola che rimetta in piedi l’economia e le famiglie? Pensate che possano concepire il federalismo intorno ad un concetto di equilibrio per rimettere in piedi le famiglie in difficoltà? Sono avvitati in una politica dove il mondo esterno è solo utile per vessare.
Avevamo sperato, come promesso, che le aziende e artigiani avessero una pressione fiscale già da anni al 41%, siamo al 65% e nessuno si pone il problema, legiferano ma continuano a prendere soldi all’operaio che non riesce ad arrivare a fine mese. Non è un discorso a senso unico, è la risultante amara di una classe dirigente che non ha più niente da dire. Partecipiamo di più, riprendiamoci le scelte della nostra vita, riprendiamoci il gusto della giustizia sociale per i giovani e per un futuro sereno! Succederà solo se noi lo vogliamo, iniziamo a fare educazione civica e chi ha le mani pulite si metta in gioco e determini la vita sociale della propria comunità. Chiudo riaffermando, se c’è n’è bisogno, che il mio è un pensiero rivolto a tutta la politica italiana.
Passo al mio impegno in Avviso Pubblico. È una rete di 180 Comuni, Province e Regioni, che lavorano per la formazione civile e l’educazione alla Legalità. Sono Responsabile Nazionale per “Il sostegno alle cooperative” quelle che lavorano i terreni confiscati alle mafie. Se volete saperne di più, date un’occhiata a www.avvisopubblico.it. Partecipo a molti incontri, insieme a magistrati, giornalisti, preti, insegnanti e sindaci, sono in giro in tutta Italia (solo con rimborso spesa). Sarò all’inizio del mese a Follonica, poi a Zerobranco (TV) e il 25 a Fucecchio (FI), in aprile a Mesagne (BR). Sempre così: incontri con i comuni, con le scuole e con la società civile organizzata.
Sono a contatto quasi giornaliero con i ragazzi presidenti delle coop, per programmi, progetti e ricerca di contributi. Loro hanno bisogno di tante cose e innanzi tutto di sentirsi nel cuore e nei pensieri di qualcuno. Sono la vera riscossa sociale e morale degli ultimi 10 anni. Sono i resistenti degli anni che viviamo. Dico spesso che sono i semi che hanno prodotto le esplosioni di Capaci e via d’Amelio e che possono dare quell’impulso benefico a un Paese addormentato.
Con il loro operato combattono la mafia, questa organizzazione odiosa che annulla la dignità delle persone. Sono delle belve, hanno assassinato il meglio che avevamo, hanno disperso nell’acido tanti ragazzi, come il piccolo Di Matteo. Da quegli efferati assassinii iniziò una riscossa civile e morale. Nel 1996 furono raccolte 1.000.000 di firme perché fosse attuata la legge voluta da Pio la Torre, la quale diceva che i beni dei mafiosi fossero riutilizzati per scopi sociali. Dopo l’approvazione unanime del Parlamento, si partì con i primi terreni affidati alle cooperative.
Quando nacque la Placido Rizzotto di Corleone mi misi in contatto con il pres. Gianluca Faraone e poi, via via con tutte le altre. Quando un terreno viene reso disponibile, la refettura con i Comuni emanano il bando pubblico e da questo selezionano minimo 12 ragazzi che formano la cooperativa. I requisiti per vincere sono: appartenenza a famiglie bisognose, in stato di disoccupazione di lungo corso o condizione di handicap. Già questi requisiti dicono tutto. Con volontà e coraggio iniziano a visionare i terreni, darsi una sede e delle regole. Sono animati da una immensa voglia di fare, lavorano sui terreni dei mafiosi, a casa dei mafiosi, a mani nude disboscando. Dico così perché quando gli viene affidato un terreno a vigneto a seminativo, lo trovano in una condizione di abbandono da un minimo di 12 anni, questa è la durata per l’assegnazione dalla confisca. Infatti il mio primo impegno fu di procurare dei motosega per abbattere gli alberi cresciuti. La pratica di coltivazione viene programmata formando i ragazzi e costruendo il parco attrezzature; non solo, devono essere muniti di auto perché i terreni, che formano alcune centinaia di ettari sono collocati in diversi Comuni di montagna, esempio la zona dell’Alto Belice. Vanno avanti con una volontà di ferro, mancano attrezzi, professionalità, i furti e gli incendi continuamente subiti dai mafiosi e non per ultimo, la mancanza di mano d’opera specializzata come i potatori che è difficile trovare in un comune dove al boss locale è stato tolto il terreno e i famigliari sono tutti lì. Immaginate chi può andare a dare una mano a questi giovani. Invece continuano con grande dignità, coscienti del grande valore che esprimono. Le coop le intitolano ai tanti trucidati, come Placido Rizzotto, Pio la Torre, Don Peppe Diana, Beppe Montana, il maneggio di Portella della Ginestra il piccolo Di Matteo. Quando si è con loro si riceve di più di tutto quello che si fa per loro.
Non voglio tediarVi se volete potete contattarmi per saperne di più a giuseppe.chiarillo@adriatica.coop.it e se credete, (partendo ovviamente dall’invito che rivolgo all’amico Sindaco), possiamo fare una iniziativa con alcuni dei pres. delle coop, insieme ad un magistrato impegnato al loro fianco e, perché no, Don Marcello Cozzi di Potenza che ha scritto della mafia lucana e del caso di Elisa Claps, prima ancora che venisse scoperto il corpo. Quest’anno la giornata della Legalità e della Memoria si svolgerà a Potenza il 19 di marzo, se credete, il 21 potremmo organizzare ad Accettura quanto dicevo prima. Grazie ad Angelo e al Sindaco per avermi dato questa possibilità e a tutti Voi, un abbraccio sincero.
[spoiler show=”Pag. 12 – La Federazione delle Associazioni Lucane in Germania _ Anna Picardi” hide=”Pag. 12 – La Federazione delle Associazioni Lucane in Germania _ Anna Picardi”]
L’associazionismo è una forma per trascorrere il tempo libero, motivata da qualcosa che accomuna i soci. Le associazioni piú diffuse in Italia sono quelle calcistiche.
Fuori dall’Italia gli Italiani che di solito sono individualisti e un po’ restii ad entrare in un gruppo, cercano la vicinanza di connazionali per sentirsi meno soli. In passato ad aggregarli sono spesso state le Missioni Cattoliche, punto di riferimento non solo per pratiche religiose o sezioni di partito, semiclandestine quando agli immigrati era proibito fare politica con riferimento ai Paesi di provenienza, camuffate da circoli culturali e sportivi.
In Germania, il Paese europeo che registra la piú forte presenza di immigrati italiani, la gente conduce vita sociale quasi esclusivamente in un’associazione. Bastano sette persone per fondarne una che possa essere riconosciuta e iscritta all’apposito albo. Il Tedesco si definisce con orgoglio uomo d’associazione. L’elemento aggregante puó essere la passione per l’allevamento di conigli, per la coltivazione di fiori e piante rare o l’amore per musica ed arte, oltre che l’interesse per vari tipi di sport o problemi di salute.
Gli Italiani sono presenti numerosi nelle associazioni calcistiche tedesche, un po’ meno in quelle culturali, politiche o filantropiche. Negli anni sessanta nascevano i centri italiani, che costituivano un luogo di ritrovo per uomini interessati a farsi una partita a carte e insieme o in seno a questi nascevano circoli a carattere regionale. I piú organizzati erano, e lo sono ancora, i Sardi, incentivati anche dalla Regione Sardegna, interessata al mantenimento della lingua e della cultura d’origine da parte degli emigrati e dei loro discendenti.
La prima associazione lucana nasceva ad Amburgo 28 anni fa per merito di Emanuele Padula, un geometra di Matera, sposato con una tedesca, con lo scopo sí di aggregare i Lucani, veramente non molto numerosi nel lontano nord della Germania, ma anche quello di far conoscere la nostra Regione a Italiani e Tedeschi. Nel frattempo esistono otto Associazioni sparse sul territorio tedesco, che fanno parte della Federazione delle Associazioni Lucane in Germania. Due di queste, quella di Stoccarda e quella di Friedrichshafen hanno come presidenti degli Accetturesi: Maria Palermo la prima e Luigi Abate, residente peró ad Oliveto L., la seconda. La presidente della Federazione è la sottoscritta, che è giá al terzo mandato. Alla presenza infatti del nuovo presidente della Commissione Regionale dei Lucani all’Estero, avv. Antonio Di Sanza, domenica 9 Gennaio 2011 si è tenuto a Stoccarda il Congresso di Federazione, previsto ogni tre anni e che contempla fra l’altro le elezioni per il rinnovo delle cariche del direttivo.
I presidenti delle Federazioni sparse in tutto il mondo fanno parte della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo, che si riunisce una volta l’anno in Basilicata, con lo scopo di definire gli interventi della Regione a favore delle associazioni , ma anche di accogliere da queste proposte migliorative per l’esportazione dell’immagine della Basilicata all’estero. In alcune realtá, come per es. in Sudamerica, le federazioni rappresentano delle vere e proprie ambasciate e trait d’union fra il Paese di accoglienza e l’amministrazione regionale.
Ogni tre anni si tiene poi la Conferenza dei Lucani nel Mondo, alla quale partecipano tutti i presidenti delle Associazioni. Da tre anni esiste il Forum dei Giovani, che ha l’obiettivo di mettere in rete i giovani lucani o di discendenza lucana sparsi nel mondo e interessarli al proseguimento del lavoro iniziato dagli antenati, portato avanti con mentalitá e tecniche moderne. Per la prima volta la Federazione in Germania ha due rappresentanti eletti in seno al Forum che sono Daniel Laurenzana di genitori accetturesi e Patrizia Gentile di madre accetturese. La vita o i contenuti delle attivitá delle associazioni dipendono molto dagli interessi del direttivo e dei soci. Accanto a serate danzanti o culinarie aperte naturalmente a tutti, che costituiscono il programma standard di tutte le associazioni, si organizzano viaggi e scambi a vari livelli. L’associazione piú giovane, nata alcuni anni fa a Karlsfeld, comune periferico di Monaco di Baviera, ha donato alla parrocchia cattolica la statua di San Gerardo, protettore della Basilicata, che viene portata nel frattempo in processione una volta l’anno per le vie della cittadina bavarese, che sta per ratificare il gemellaggio con Muro Lucano, grazie al lavoro dei soci, provenienti appunto per la maggior parte da questa cittadina. Le associazioni costituiscono un punto di riferimento e d’appoggio sia per chi vuole visitare la nostra bella regione che per chi da questa vuole spostarsi verso il mondo. C’è da sperare che il lavoro iniziato da nonni e padri venga portato avanti con entusiasmo e fantasia dai giovani, che in un mondo globalizzato mostrano sotto sotto di sentire il richiamo delle radici o il bisogno di conoscerle meglio per poter costruire la propria identitá, secondo il motto che se si sa da dove si viene si sa anche dove si vuole andare.
[spoiler show=”Pag. 19 – Restauro chiesa di Sant’Antonio” hide=”Pag. 19 – Restauro chiesa di Sant’Antonio“]
La chiesa del convento è l’edificio sacro più ricco di opere d’arte: una pala sull’altare maggiore con l’Incoronazione della Vergine con i santi Antonio e Francesco di Paola, una tela di s. Donato una Santa e san Vito, un’altra tela con la Madonna Addolorata, una tela raffigurante l’Annunciazione, oltre a due affreschi posti sulla volta uno raffigura l’Immacolata e l’altro S.Antonio (ai piedi di quest’ultimo e dipinta la primitiva facciata della chiesa).
Necessita di vari interventi struturali e restaurativi (consolidamento delle volte di coperture, rifacimento dell’intonaco interno, vespaio e pavimentazione, riscaldamento a pavimento, aperture finestre, tinteggiatura, recupero affreschi, ecc.).
La Soprintendenza per i Beni Architettonici ha riconosciuto ‘l’interesse’ per il recupero e il restauro dello stesso convento finanziando al 50% della spesa complessiva che ammonta a circa euro 170.000, con provvedimento del 09.11.2010,prot. 0010458 CI 34.19.04/2.335. Per tale restauro è necessario raccogliere circa euro 85.000. Al presente nella cassa parrochiale per tale intervento ci sono:
4.000 euro offerti da Sansone Pasquale, 16.000 euro somme residue delle ultime festività di S.Antonio, 7.500 euro (da una devota), 4.000 euro dal Comitato feste san Giuliano, 580 euro raccolti nel mese di gennaio nell’apposita cassetta posta nella chiesa madre.
Per poter appaltare i lavori necessita il contribiuto dei fedeli accetturesi. Le offerte si possono dare nel modo desiderato: a mano, nella busta che sarà consegnata a tutte le famiglie e ritirata durente la benedizione delle case, o versando sui C/C bancario Banca Apulia IT 44 A057 8780 2800 6957 2400 350 o C/C postale n° IT 21 R 07601 16100 000017912742. Non appena ci si avvicina alla somma occorrente si procederà all’appalto dei lavori.
Il nostro Santo protegga tutte le nostre famiglie e tutti i devoti sparsi nel mondo.


[spoiler show=”Pag. 28 – Pag. 29 – Stato civile e anagrafe” hide=”Pag. 28 – Pag. 29 – Stato civile e anagrafe“]Si è costituito il nuovo Comitato Feste San Giuliano, Resterà in carica fino al 2013.
Francesca Abate, Dino Barbarito, Donato Belmonte, Giuliano Benedetto, Anna Branda, Antonio Colucci, Francesco Colucci, Rocco Colucci, Marianna Falco, Michelina Fanuele, Don Giuseppe Filardi, Donato Fuda, Gennaro Labbate, Giuliano Loscalzo, Antonio Martello, Pina Marzano, Vito Mingalone, Felicia Onorati, Michele Onorati, Francesco Piliero, Pietro Piliero, Piera Salerno.
[spoiler show=”Pag. 20 – Lojze Spacal, il confinato che dipingeva le bare _ Angelo Labbate” hide=”Pag. 20 – Lojze Spacal, il confinato che dipingeva le bare _ Angelo Labbate”]
Assegnato al confino di polizia per due anni dalla commissione speciale della Prefettura di Trieste per sospette attività antifasciste, Lojze Spacal (Trieste 15 giugno 1907 – 6 maggio 2000), fu destinato ad Accettura, dove, accompagnato da due carabinieri, giunse il 7 febbraio 1931. Un anonimo e fugace accenno ne fa Leonardo Sacco in “Provincia di confino. La Lucania nel ventennio fascista, Schena editore, Fasano 1995”. «È poi la volta degli slavi, anzi slavofili, accuratamente divisi in tutto il materano: un falegname ad Accettura (7 febbraio 1931-17 settembre 1932)». Lojze Spacal, spregiativamente italianizzato in Spazzale nei rapporti di polizia, era nato a Trieste 1l 15 giugno 1907, da Andrea, cavatore, e Maria Novak, lavandaia, originari di Kostanjevica, in Slovenia.
A soli otto anni, il 1914, all’inizio del prima guerra mondiale, perse il padre, che controvoglia combatteva nell’esercito austro-ungarico. Dovette abbandonare la scuola e trovare lavoro in una falegnameria per aiutare la famiglia. A 17 anni fu assunto come disegnatore nell’arsenale di Trieste. In questo periodo avrebbe avuto contatti con gli irredentisti slavi Marussic, Milos e Bidovec e partecipato all’attentato alla sede del giornale Il Popolo di Trieste. Sospetti che gli costarono il confino. Le esperienze di apprendista falegname e arsenalotto furono utili al giovane confinato nella ricerca di un lavoro, come imponeva la legge sul confino, che trovò nella bottega di falegname di Rocco Defina.

In quel periodo, ricorda mastro Totonno Defina, figlio di Rocco, i falegnami del paese non erano pratici di ebanisteria; erano piuttosto mastri d’ascia, bottai, costruttori di porte e finestre e di rozze suppellettili. Per prima cosa, – continua Totonno Defina – Spacal costruì un banco di lavoro tecnologicamente avanzato, come mai ne avevamo visto, sul quale montò un ingegnoso tornio. Nel laboratorio si costruiscono i primi mobili impiallacciati e verniciati. La dottoressa Domenica Defina conserva ancora una cristalliera di mogano, costruita dal giovane confinato.
La novità suscita la gelosia e l’invidia di Giuliano Miraglia, che invia al prefetto un ricorso, conservato nell’Archivio di Stato di Matera. «Un confinante di nome Luigi Spazzarri di Trieste ebanista a aperta una bottega da falegname unita a Rocco Defino e ci a levato molto lavoro a fatto una mobilia alla levatrice Romano più di tremila lire più all’ufficiale postale un altro lavoro di circa duemila lire e lavora tutti i giorni ed io con otto persone sulle spalle sto pagando la ricchezza mobile dal 1918 e con tante tasse comunale e altre tasse e sto senza lavoro che siamo anche in molti falegnami prego la S.V. di provvedere a mandarlo a qualche altra parte perché lui e ben pagato dal nostro Governo…».
Riscontrando il ricorso, i carabinieri scrivono che «Il confinato politico non risulta faccia alcuna concorrenza al reclamante Miraglia Giuliano (che) si è indotto a reclamare per fatto che questi si rifiutò di lavorare nella sua bottega. Non si ritiene proporre il trasferimento del prenominato né si ritiene togliergli il sussidio in quanto il lavoro non è continuativo». In un’altra informativa, si legge che «Serba regolare condotta politica e non ha dato mai luogo a rimarchi sul suo conto».
Come spesso succede ai forestieri, Spacal è benvoluto da tutti. La vicina di casa Teresa Filardi, novantaquattrenne, lo ricorda ancora come un bel giovane, educato e rispettoso. Nicola Defina racconta che dopo un’abbondante nevicata, il ‘confinato’ fece un grande pupazzo, somigliantissimo al Duce. I paesani rimasero a bocca aperta di fronte alla perfezione della scultura. Anche il podestà e il segretario politico del fascio, che, anziché diffidarlo, si congratularono.
Durante la permanenza accetturese, si manifestò la vocazione artistica di Spacal. Lui stesso, solitamente schivo e di poche parole, affida i suoi ricordi a una intervista rilasciata a TV Capodistria.
«Questa è una storia veramente lunga e anche una storia strana, perché sono tanti i modi di iniziare una carriera pittorica e penso che la mia sia una storia abbastanza particolare, un po’ originale, se vogliamo. Io ho cominciato molto tardi, perché provengo da un ceto molto povero. Fino a 18 anni d’età ho lavorato come operaio, poi sono stato politicamente compromesso come antifascista, poi sono stato confinato nella Basilicata, È lì che comincia questa mia storia, diremo, pittorica. Infatti un giorno sotto casa mia dove abitavo c’era una piccola falegnameria, e in questa falegnameria io spesso passavo qualche ora, guardavo questo vecchio falegname che faceva varie cosette, delle riparazioni. Un giorno, ero anch’io presente, viene un giovane contadino. Però, aveva una certa difficoltà.

Insomma, dice: Vorrei che lei mi facesse una piccola cassa da morto perché è morta la mia figlioletta, aveva quattro anni. Però, guardi io non ho i mezzi, mi faccia una cosetta semplice; insomma, quattro assi. Sì, questa è una storia patetica, vi chiedo scusa. Poi se ne andò quest’uomo. Io avevo quella volta più o meno vent’anni e questa storia mi ha commosso profondamente e, quando è uscito, dico al falegname: Senta facciamo una bella cassettina, io dò una mano e poi vedremo. Io avevo già in mente qualcosa; allora dò una mano, abbiamo lavorato fino a tardi e poi io me la porto a casa questa cassetta e mi metto a dipingerla, e l’ho dipinta. Ho fatto dei fiori, ho fatto degli angeli, non so cosa ho fatto, insomma era ricchissima, bella. Il giorno dopo hanno messo dentro la morticina, poi l’hanno portata a mano in chiesa, e poi dalla chiesa al cimitero e insomma era un successo enorme, forse mai nessun quadro è stato così apprezzato come quella cassettina. E questo era il mio inizio, questa era la mia prima opera; io non dico che questa sia un’opera, forse sarà stato di un kitsch tremendo, adesso forse mi vergognerei di vederla, però l’inizio era questo».
Ad Accettura Spacal scopre anche la sua passione per la fotografia. Per alleviare il soggiorno obbligato in un lontano e sconosciuto paese, si fa spedire la vecchia Leica, che gli aveva regalato lo zio Anton. In paese non c’era un fotografo. Per le necessità, anche per la foto ricordo del matrimonio, bisognava attendere la festa patronale di San Giuliano, quando arrivava il fotografo ambulante don Attilio Tagliente con il suo banco ottico. Sosia di Salvador Dalì, per la corporatura esile e longilinea e i lunghi baffi arricciati, ancora oggi nell’immaginario collettivo è il “fotografo”.
Intuendo le esigenze della piccola comunità, Spacal si organizza come un fotografo professionista e allestisce un laboratorio per lo sviluppo. Fa fototessere per carte di identità e passaporti, scatta fotografie in occasione di matrimoni, funerali, prime comunioni e feste e si rivela un acuto osservatore della vita del paese. Dell’intensa attività del periodo accetturese, resta ben poco. Un blocco di 6 fotografie, di proprietà degli eredi Spacal, attualmente esposte al Museo d’arte moderna di Lubiana, stampate in gelatina d’argento, con bordi fustellati, cm 13 x 8, firmate dall’autore. Si tratta, in genere, di fotografie socialmente impegnate, come il calderaio ambulante, la bambina alla fontana, il primo bacio, i bambini che addentano una fetta di pane; ma anche sperimentali, come la natura morta che ritrae un mazzo di violette. Di particolare interesse la foto che ritrae una delle fasi della festa del “maggio”, sia perché è il primo documento datato del noto rito arboreo che si celebra ad Accettura, sia perché reca sul retro un’annotazione di pugno dell’autore:«Accettora 26.5.1931 Hanno impiantato l’albero della cuccagna, però non è ancora dritto perché aspettano la signora Giuliana (sic) che sta arrivando con la processione.

Gli uomini che sono sull’albero stanno aspettando per legare le funi. L’albero con l’apice è alto 36 metri. In cima sono legate 12 galline e galli, 5 conigli, 10 piccioni e 10 agnelli e capretti». Ben poche sono le persone intorno al “maggio” in un momento spettacolare. È la prova documentale che il rito arboreo era considerato un evento “barbaro”, una faccenda di cafoni in cui non era conveniente mischiarsi.
Tre foto, miracolosamente conservate da Totonno Defina, sono state rintracciate ad Accettura: il gregge, il pranzo in campagna e il vicolo con neve. Anche queste manifestano l’interesse sociologico di Spacal. Dopo l’esperienza di Accettura, come mostrano le altre immagini esposte a Lubiana, Spacal usò la fotografia in funzione della pittura. Tornato in libertà, Spacal si dedicò allo studio dell’arte, frequentando il liceo artistico di Venezia.
Conseguito il diploma, insegnò nelle scuole slovene di Trieste. Il 1936 si iscrisse all’Istituto Superiore per l’Arte Decorativa di Monza, allievo di Pio Semeghini e Raffaele De Grada, e frequentò da privatista l’Accademia di Brera di Milano. Il 1948, il 1954 e il 1958 espose con successo alla biennale di Venezia ed ottenne il premio internazionale per la grafica e la pittura. Attualmente è il massimo esponente della fotografia, della grafica e della pittura italo-slovene.
Trieste e Lubiana se lo contendono e lo annoverano tra i cittadini più illustri. Con mostre e manifestazioni parallele, hanno celebrato il centenario della nascita di un grande artista che non aveva dimenticato Accettura, così simile alla sua Kostanjevica, la stessa vita contadina, la stessa povertà, le stesse usanze. Anche l’albero del “maggio”, come nei villaggi della Slovenia.

Quando l’assaliva la nostalgia per quel lontano paese, dove aveva scoperto la sua vocazione artistica, accennava una canzoncina imparata ad Accettura, frequentando le case dei contadini e partecipando alle loro feste: «Aggio saputo c’hai acciso u purche, non mi fa u musse sturte».




Buon giorno,
sono Tanja Spacal, nipote di Luigi Spacal di cui parlate nel vostro articolo. Accettura è stato l’inizio pittorico e artistico di mio nonno ed è da sempre che voglio visitare questo luogo che ha visto mio nonno al confino per due anni.
Finalmente è arrivato il momento. Quest’anno dal 29.9 al 3.10 sarò in visita ad Accettura e dintorni. Se fosse possibile vorrei veramente vedere il posto dove era la falegnameria e sapere se esistono ancora persone che possano raccontarmi qualche ricordo su mio nonno.
Per qualsiasi informazione ve ne sarei veramente grata.
Cordialmente,
Tanja
Da Cassano Magnago (Varese):
al nuovo comitato festa auguri di buon lavoro!
A Colucci Antonio “banditore”: Un saluto speciale da Rocco, Mimmo, Rosa e Pietro!
cara anna ti rispondo dicendo che non è una critica sono i fatti… io ero ad assistere alla manifestazione dei 150 anni d’italia… mi sono dovuta spostare almeno 5 volte per far transitare le auto e com me tanta gente per non parlare dei bambini… bella sicurezza che si offre… poi in tutta sincerità non si è sentita nemmeno una parola di quello che doveva essere il discorso del sindaco eppure la gnte era intorno non a molta distanza eppure o tutta la gente aveva problemi di udito… cosa che escludo… o hanno dimenticato che esistono impianti audio… o c’era rischio di gaffes????
sono del parere che quando le manifestazioni le devono fare solo perchè si devono fare fanno prima a non farle fanno più bella figura…e noi non ci rimettiamo la faccia….
se non lo sai tutti i paesi intorno hanno fatto qualcosa di carino… da noi…. finita la messa fibita la festa….
carlo
Prof. Labbate lo sa anche lei che non è così. Si legga meglio il suo articolo su “Paese”. Da quello che lei ci dice adesso, allora tutto l’abitato di via IV novembre, via Rocco Scotellaro e via Marconi dovrebbe chiamarsi Rione Dell’unità d’Italia? Se così fosse si cancellerebbero tre strade per che cosa? Per una cosa che poi si è ottenuta dopo la prima guerra mondiale e che tutta Italia ha festeggiato il 17 marzo? Rmango della mia idea: hanno fatto marcia indietro e lei non li protegga; vedo che lei e loro in comune avete il fatto di non saper accettare una critica.
Complimenti anche a te Carlo…..non capisco perchè dovete sempre giudicare!!!Non si fa niente e si giudica,si fa qualcosa giusto o sbagliato bello o brutto e si giudica……forse è questo il motivo che il nostro paese muore giorno dopo giorno!!!!
Professor Labbate , lo sai anche tu che non è così.
Se si legge PAESE è chiaro che si voleva dare un nome ( giustamente ) al gruppo di abitazioni nate dalla Cooperativa edilizia CEDAC.L’Amministrazione guidata da Antonio Trivigno aveva deciso di intitolarla al compianto M.llo Cifuni e non si capisce quale sia la motivazione per cui la pratica non sia stata sponsorizzata , ma dimenticata.Quella targa inaugurata causerà confusione , in quanto chiunque arriva ad Accettura capirà che non esiste più Via IV Novembre , ma la prima Guerra Mondiale ha dato il posto all’Unità d’Italia.Ritengo che se era questa l’intenzione dell’Amminiostrazione tale targa andava sistemata altrove e meglio.
Se l’amministrazione comunale avesse fatto marcia indietro, avrei plaudito alla sua sensibilità per aver tenuto conto delle critiche. Invece, l’amministrazione è rimasta ferma nella sua decisione di intitolare all’ Unità d’ Italia il rione sorto a Fontana Terra. Anzi, ha fatto una marcia in avanti, includendo anche la parte di abitato compreso tra via Marconi e via Scotellaro. A beneficio di Carlo, ripeto che rione e strada non sono la stessa cosa e che il tratto di strada che divide gli alloggi popolari dalle case della cooperativa è ancora anonimo. Chiaro ?
Ricordo che i commenti offensivi non vengono pubblicati.
Adesso mi sorge spontanea 1 domanda: il Sig. Labbate che in un’altra parte del blog e su un articolo su “Paese” spiegava dell’intitolazione della strada, cosa ne pensa di quesa marcia indietro dell’Amministrazione comunale?
volevo augurare buon lavoro al nuovo comitato, fate il possibile per far conoscere e valorizzare la nostra festa!
Appena si sa qualcosa fateci sapere se verrà spostata o meno in modo da poterci organizzare.
Saluti
un complimenti all’amministrazione per come ha festeggiato i 150 dell’unià d’ITALIA!complimenti per averlo fatto solo perchè si doveva fare….. Organizzazione -200!!!!!
auto in transito durante l’innalzamento della bandiera discorso del sindaco che si sentiva dall’altra parte del paese… per non parlare della banda….
ancora una volta si vede ad occhi chiusi il fallimento di questa amministrazione anche nelle piccole menifestazioni….
complimenti ancora una volta….
siete grandi…………. a farci cadere le braccia…. e a far morire le associazioni del posto…..
Marcia indietro dell’Amministrazione Comunale di accettura.
Stamattina abbiamo assistito alla scopertura di una targa RIONE UNITA’ D’ITALIA nei pressi del macello comunale , e non più come descritto sul PAESE in distribuzione stamattina , il Rione fra via scotellaro e via IV Novembre.Evidentemente la polemica accesa su questo blog è servita.!!!