Un Accetturese: Nino Ferri

Le radici del presidentissimo Ferri.
Ieri l’intitolazione di uno slargo all’uomo che portò il Potenza Calcio in Serie B

Sarebbe riduttivo pensare che l’intitolazione di una piazza a Giovan­ni Ferri, Nino per gli amici e i parenti, sia solo un doveroso riconoscimento per l’artefice delle glorie calcistiche potentine di una lontana stagione. E anche un atto di gratitudine per il pro­fessionista valente e scrupoloso e per l’uomo politico dalle mani pulite, coe­rente con i costumi di una famiglia, esemplare per onestà e laboriosità. Le radici di Nino Ferri, sia paterne che materne, affondano ad Accettura. Il nonno, Luigi Ferri, era nel pieno della maturità, quando, il 1903, si imbarcò per le Americhe, per inseguire “l’ame­rican dream”, innata aspirazione all’ascesa sociale e alla progettazione di un futuro diverse e migliore peril figlio Nicola. Progetti, oggi, non più attuali e nemmeno attuabili. Il pa­triarca fece fortuna con i commerci ad Astoria, sobborgo di New York, la <<Litile Italy>> degli immigrati meridio­nali. Rimpatriato, aprì una caffette­ria, acquistò il bel palazzo che affaccia

sul corso e mantenne agli studi di me­dicina all’università di Napoli il figlio Nicola. Laureatosi e specializzatosi in odontoiatria, Nicola si rese conto che la piccola e povera Accettura non of­friva prospettive alla sua profession. Intanto aveva sposato Emanuela, <<Manueluccia>> Labbate, anch’essa ac­cetturese, figlia dell’avvocato don Gio­vanni, membro della ricca borghesia del paese e presidente della deputa­zione provinciale. Trasferitosi a Po­tenza, aprì uno dei primi e piu accor­sati studi dentistici della città.

Angelo Labbate

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