Pagine dal..PAESE (marzo 2011)

[spoiler show=”Pag. 1 – la buona nova _ Nicola Buonanova” hide=”Pag. 1 – la buona nova _ Nicola Buonanova”]
Per assistenzialismo s’intende comunemente la degenerazione del sistema di assistenza pubblica e sociale, in cui lo Stato interviene soprattutto con l’erogazione di fondi a cittadini o enti, senza un piano efficace per il loro utilizzo e allo scopo di acquisire consensi.
È un termine di cui spesso fanno abuso coloro che vogliono legittimare l’improbabile efficacia del loro lavoro, e i politicanti incapaci di elaborare progetti e programmi di occupazione produttiva. Così, per esemplificare, l’opinione pubblica, che si alimenta di qualunquismo, colpevolizza gli emarginati e i braccianti agricoli, rei di percepire fondi a …fondo perduto.
E quando si tratta di tagliare, inesorabilmente la mannaia si abbatte sui fondi destinati agli interventi sociali.
Con progetti di integrazione sociale e il pre avviamento al lavoro di cinque disabili, assistiti da tutor, il Comune di Accettura ha perseguito l’obiettivo della buona politica. Ma gli scenari che si prospettano non sono rassicuranti.
La Regione ha congelato i fondi di coesione interna; lo Stato ha tagliato di oltre 50.000 euro i trasferimenti, ponendo una seria ipoteca sulla continuità di alcuni servizi necessari, ma non obbligatori, come la mensa e il trasporto; gli ammessi al programma di contrasto alla povertà ed emarginazione sociale, il cosiddetto C.o.P.E.S., sono appena 5 rispetto ai prevedibili 30. Il federalismo in salsa padana ci ha reso più poveri. Abbiamo maledettamente bisogno di aiuto, solidarietà, sussidio, chiamiamolo pure assistenzialismo, per sopravvivere.
Buona lettura

[spoiler show=”Pag. 3 – Anche ad Accettura si fece l’Italia _ Angelo Labbate” hide=”Pag. 3 – Anche ad Accettura si fece l’Italia _ Angelo Labbate”]È stato intitolato all’Unità d’Italia l’anonimo rione sorto a ovest dell’abitato, compreso tra via Rocco Scotellaro e via IV Novembre. «È un atto dovuto – dichiara il sindaco Nicola Buonanova – una concreta adesione alla missione del pensionato Michele Maddalena, che sta percorrendo l’Italia in lungo e in largo per portare ovuque una testimonianza di italianità e Unità e chiedere ai sindaci di intitolare una strada o una piazza all’Unità d’Italia. Ma non solo. Noi abbiamo un debito di gratitudine nei confronti delle donne di Accettura che offrirono i loro gioielli per finanziare l’epopea dell’unificazione italiana e dei valorosi giovani insorti che furono tra i primi a unirsi ai rivoluzionari di Corleto Perticara e anche dei valorosi militi della Guardia Nazionale, che spensero gli ultimi focolai di brigantaggio». Sentimenti di italianità si erano manifestati ad Accettura già il 1848, quando nella piazza principale fu esposto il tricolore, mentre Pasquale Amodio arringava il popolo. «Similmente – scrive il memorialista Antonio Lacovara – Accettura non mancò di dare il suo contributo di danaro alla provincia insorta; ed infatti mandò una prima offerta di ducati 225 raccolti tra i cittadini per sottoscrizione e poscia altri ducati 285 ricavati dalla vendita di ‘orerie ed argenterie, grazioso dono delle donne di Accettura’, dice il Racioppi». Appena si seppe che a Corleto Perticara il 16 agosto 1860 era stata la proclamata l’insurrezione contro i Borbone, gli accetturesi furono tra i primi ad accorrere. Un drappello, guidato da Leonardo Belmonte, raggiunse a Laurenzana i rivoltosi diretti a Potenza; un altro, composto, tra gli altri da Pietro Manzi, Ferdinando Lacovara, Giuseppe Romano e Giuseppe Domine, al comando di Francesco Nota, marciò direttamente verso il capoluogo. Anche nella repressione del brigantaggio, Accettura scrisse pagine eroiche. I resti della disciolta banda di Crocco imperversavano e insidiavano il giovane Stato unitario. Di queste formazioni,la più sanguinaria, capeggiata dai Cavalcante, operava nel 1862 tra Accettura e Pietrapertosa. Il 7 agosto 1862, 54 militi della Guardia Nazionale capitanati da Pasquale Spagna, decisero di affrontare la banda Cavalcante, composta da oltre 150 elementi. Il combattimento avvenne in località Fontana Francesca o Cugno di Cognizione del bosco di Montepiano. Nello scontro caddero 15 briganti; altri furono presi prigionieri e decapitati. Le loro teste, conficcate in pali, furono esposte a monito nello spiazzo che prese il nome di Largo 7 agosto. Delle Guardie Nazionali, solo Rocco Labbate rimase leggermente ferito. Il Prefetto della Provincia di Basilicata, Giulio de Rolland, indirizzò un solenne encomio ai valorosi combattenti di Fontana Francesca:

Militi di Accettura,
voi avete dato prove non dubbie di valore: vi siete mostrati degni di appartenere alla milizia nazionale, provando che essa, ove concordemente il voglia, in pochissimi giorni potrebbe purgare il paese dai pochi avanzi del brigantaggio. Nel manifestarvene la più sentita soddisfazione, proclamo altamente che voi abbiate ben meritato dalla Patria.

Potenza 10 agosto 1862

[spoiler show=”Pag. 8 – Le radici e le ali _ Giuseppe Chiarillo” hide=”Pag. 8 – Le radici e le ali _ Giuseppe Chiarillo”]

Bentrovato Paese, spero che tutti i tuoi abitanti stanno bene. Saluto tutti sentitamente, sono uno di Voi. Non potrebbe essere diversamente, anche se la mia visione della società è cambiata. In essa c’è un dato di fondo, credo che le persone di buona volontà siano ovunque, è necessario farle emergere e si riuscirà solo quando diremo basta alle ambiguità. L’impegno politico e istituzionale, mi hanno lasciato un grande senso civico, sento forte l’impegno e il servizio verso il nostro Paese e i suoi grandi nodi sociali. Scrivo per l’amicizia con il prof. Labbate, per i contatti con Accettura mai interrotti e con la speranza di creare un ponte con chiunque vuole essere l’altra sponda. L’eredità che mi proviene dall’essere stato sindaco per 10 anni, è la passione per la Legalità. È una dimensione di serenità, il mio impegno mi mette ha contatto con persone pure con un approccio incondizionato verso la vita. La ricchezza venale ha lasciato il posto a quella d’animo. Le radici sono ad Accettura, le ali sono nella società emiliana. Quest’ultima mi ha dato la certezza che tutto può essere superato solo se c’è una idea di gruppo condivisa. È semplice, basterebbe solo credere nella propria forza, non illudersi ed essere entusiasti del piccolo mattone che fabbrichiamo giorno dopo giorno. È una questione di comportamento, di morale e di azioni continue e conseguenti. Ma è dura, il guadagno facile, veloce e raccomandato, è la sirena che accarezza tutti in larga parte della penisola. Intanto che la destra fa sempre gli interessi dei “forti”, la sinistra si è assopita. Sapete perché? Perchè in fondo abbiamo la pancia ancora piena e stiamo consumando la carta di credito che hanno caricato i nostri padri e coloro che hanno liberato l’Italia. Solo qualche anno fa Marchionne sarebbe stato tacciato da Confindustria, Governo e Parti Sociali. Oggi no, è visto come il salvatore dell’Italia anche se in Italia investitori non ne arrivano, siamo chiusi, anche perchè da noi si paga il pizzo. Siamo il Paese che ha il copyright del Fascismo e della mafia. Scusate se prendo un pò di spazio, sono pieno di rabbia per una passione che non vorrei vedere annebbiata nei giovani. Non faccio piùda tempo discorsi politici faziosi e di chi è meglio di un altro, siamo in una fase che ci riguarda tutti, il Paese è in ginocchio.
Intorno a noi nel Mediterraneo sono in atto tensioni civili, è partita la Tunisia che guarda caso ha il 35% di giovani disoccupati (noi siamo al 30%), poi l’Egitto, Albania, Algeria, Yemen e poi tutti gli altri. Da noi si rischia, la mafia fattura 170 miliardi di euro/anno, 60miliardi è la Corruzione, 240 miliardi di Evasione fiscale. Solo analizzando gli ultimi due dati capiamo che ognuno di noi ci costa 5.000,00 euro/anno per ripianare lo stato sociale che il malaffare ci toglie. In Germania e Francia un Kilometro di ferrovia per l’alta velocità costa rispettivamente 15 milioni e 18 milioni di euro. In Italia costa 73 milioni. Questa è una riflessione di uno Stato dove i corrotti mangiano a danno dei più deboli. Ma possiamo pensare di continuare così? Siamo il Paese che cresce meno, con più debito,la situazione è preoccupante. Intanto siamo costretti a parlare continuamente di gossip. Un Paese bloccato, fermo al palo. Una delle tante iniziative che ho fatto è stata con Maria Fida Moro. Nel suo intervento raccontò che suo padre (quello si che era uno Statista) quando andavano al mare, arrivava in abito leggero, andava dietro gli scogli, si svestiva, faceva il bagno e ritornava vestito. Alla domanda delle sue piccole lui rispondeva: «Porto con me la responsabilità della dignità di tutti gli italiani e non posso comportarmi altrimenti». Oggi siamo alle orge e guai a chi dice che sta facendo male. Che Paese! Che cultura! Parlano di federalismo, ma non è certamente quello solidale che ci aspettiamo e che aiuti il Sud. No, è tutta un’altra roba.
Solo un dato e chiudo: i contribuenti lavoratori di Galliera versano allo Stato 14.000.000 euro/anno, al Comune ritorna come trasferimento 650.000 euro. Una domanda semplice che Vi farete tutti, dove va tutta la differenza?. A quale politica sociale, scuola, industria, l’innovazione li hanno destinati? Pensate che i nostri parlamentari siano impegnati per emanare una regola che rimetta in piedi l’economia e le famiglie? Pensate che possano concepire il federalismo intorno ad un concetto di equilibrio per rimettere in piedi le famiglie in difficoltà? Sono avvitati in una politica dove il mondo esterno è solo utile per vessare.
Avevamo sperato, come promesso, che le aziende e artigiani avessero una pressione fiscale già da anni al 41%, siamo al 65% e nessuno si pone il problema, legiferano ma continuano a prendere soldi all’operaio che non riesce ad arrivare a fine mese. Non è un discorso a senso unico, è la risultante amara di una classe dirigente che non ha più niente da dire. Partecipiamo di più, riprendiamoci le scelte della nostra vita, riprendiamoci il gusto della giustizia sociale per i giovani e per un futuro sereno! Succederà solo se noi lo vogliamo, iniziamo a fare educazione civica e chi ha le mani pulite si metta in gioco e determini la vita sociale della propria comunità. Chiudo riaffermando, se c’è n’è bisogno, che il mio è un pensiero rivolto a tutta la politica italiana.
Passo al mio impegno in Avviso Pubblico. È una rete di 180 Comuni, Province e Regioni, che lavorano per la formazione civile e l’educazione alla Legalità. Sono Responsabile Nazionale per “Il sostegno alle cooperative” quelle che lavorano i terreni confiscati alle mafie. Se volete saperne di più, date un’occhiata a www.avvisopubblico.it. Partecipo a molti incontri, insieme a magistrati, giornalisti, preti, insegnanti e sindaci, sono in giro in tutta Italia (solo con rimborso spesa). Sarò all’inizio del mese a Follonica, poi a Zerobranco (TV) e il 25 a Fucecchio (FI), in aprile a Mesagne (BR). Sempre così: incontri con i comuni, con le scuole e con la società civile organizzata.
Sono a contatto quasi giornaliero con i ragazzi presidenti delle coop, per programmi, progetti e ricerca di contributi. Loro hanno bisogno di tante cose e innanzi tutto di sentirsi nel cuore e nei pensieri di qualcuno. Sono la vera riscossa sociale e morale degli ultimi 10 anni. Sono i resistenti degli anni che viviamo. Dico spesso che sono i semi che hanno prodotto le esplosioni di Capaci e via d’Amelio e che possono dare quell’impulso benefico a un Paese addormentato.
Con il loro operato combattono la mafia, questa organizzazione odiosa che annulla la dignità delle persone. Sono delle belve, hanno assassinato il meglio che avevamo, hanno disperso nell’acido tanti ragazzi, come il piccolo Di Matteo. Da quegli efferati assassinii iniziò una riscossa civile e morale. Nel 1996 furono raccolte 1.000.000 di firme perché fosse attuata la legge voluta da Pio la Torre, la quale diceva che i beni dei mafiosi fossero riutilizzati per scopi sociali. Dopo l’approvazione unanime del Parlamento, si partì con i primi terreni affidati alle cooperative.
Quando nacque la Placido Rizzotto di Corleone mi misi in contatto con il pres. Gianluca Faraone e poi, via via con tutte le altre. Quando un terreno viene reso disponibile, la refettura con i Comuni emanano il bando pubblico e da questo selezionano minimo 12 ragazzi che formano la cooperativa. I requisiti per vincere sono: appartenenza a famiglie bisognose, in stato di disoccupazione di lungo corso o condizione di handicap. Già questi requisiti dicono tutto. Con volontà e coraggio iniziano a visionare i terreni, darsi una sede e delle regole. Sono animati da una immensa voglia di fare, lavorano sui terreni dei mafiosi, a casa dei mafiosi, a mani nude disboscando. Dico così perché quando gli viene affidato un terreno a vigneto a seminativo, lo trovano in una condizione di abbandono da un minimo di 12 anni, questa è la durata per l’assegnazione dalla confisca. Infatti il mio primo impegno fu di procurare dei motosega per abbattere gli alberi cresciuti. La pratica di coltivazione viene programmata formando i ragazzi e costruendo il parco attrezzature; non solo, devono essere muniti di auto perché i terreni, che formano alcune centinaia di ettari sono collocati in diversi Comuni di montagna, esempio la zona dell’Alto Belice. Vanno avanti con una volontà di ferro, mancano attrezzi, professionalità, i furti e gli incendi continuamente subiti dai mafiosi e non per ultimo, la mancanza di mano d’opera specializzata come i potatori che è difficile trovare in un comune dove al boss locale è stato tolto il terreno e i famigliari sono tutti lì. Immaginate chi può andare a dare una mano a questi giovani. Invece continuano con grande dignità, coscienti del grande valore che esprimono. Le coop le intitolano ai tanti trucidati, come Placido Rizzotto, Pio la Torre, Don Peppe Diana, Beppe Montana, il maneggio di Portella della Ginestra il piccolo Di Matteo. Quando si è con loro si riceve di più di tutto quello che si fa per loro.
Non voglio tediarVi se volete potete contattarmi per saperne di più a giuseppe.chiarillo@adriatica.coop.it e se credete, (partendo ovviamente dall’invito che rivolgo all’amico Sindaco), possiamo fare una iniziativa con alcuni dei pres. delle coop, insieme ad un magistrato impegnato al loro fianco e, perché no, Don Marcello Cozzi di Potenza che ha scritto della mafia lucana e del caso di Elisa Claps, prima ancora che venisse scoperto il corpo. Quest’anno la giornata della Legalità e della Memoria si svolgerà a Potenza il 19 di marzo, se credete, il 21 potremmo organizzare ad Accettura quanto dicevo prima. Grazie ad Angelo e al Sindaco per avermi dato questa possibilità e a tutti Voi, un abbraccio sincero.

[spoiler show=”Pag. 12 – La Federazione delle Associazioni Lucane in Germania _ Anna Picardi” hide=”Pag. 12 – La Federazione delle Associazioni Lucane in Germania _ Anna Picardi”]L’associazionismo è una forma per trascorrere il tempo libero, motivata da qualcosa che accomuna i soci. Le associazioni piú diffuse in Italia sono quelle calcistiche.
Fuori dall’Italia gli Italiani che di solito sono individualisti e un po’ restii ad entrare in un gruppo, cercano la vicinanza di connazionali per sentirsi meno soli. In passato ad aggregarli sono spesso state le Missioni Cattoliche, punto di riferimento non solo per pratiche religiose o sezioni di partito, semiclandestine quando agli immigrati era proibito fare politica con riferimento ai Paesi di provenienza, camuffate da circoli culturali e sportivi.
In Germania, il Paese europeo che registra la piú forte presenza di immigrati italiani, la gente conduce vita sociale quasi esclusivamente in un’associazione. Bastano sette persone per fondarne una che possa essere riconosciuta e iscritta all’apposito albo. Il Tedesco si definisce con orgoglio uomo d’associazione. L’elemento aggregante puó essere la passione per l’allevamento di conigli, per la coltivazione di fiori e piante rare o l’amore per musica ed arte, oltre che l’interesse per vari tipi di sport o problemi di salute.
Gli Italiani sono presenti numerosi nelle associazioni calcistiche tedesche, un po’ meno in quelle culturali, politiche o filantropiche. Negli anni sessanta nascevano i centri italiani, che costituivano un luogo di ritrovo per uomini interessati a farsi una partita a carte e insieme o in seno a questi nascevano circoli a carattere regionale. I piú organizzati erano, e lo sono ancora, i Sardi, incentivati anche dalla Regione Sardegna, interessata al mantenimento della lingua e della cultura d’origine da parte degli emigrati e dei loro discendenti.
La prima associazione lucana nasceva ad Amburgo 28 anni fa per merito di Emanuele Padula, un geometra di Matera, sposato con una tedesca, con lo scopo sí di aggregare i Lucani, veramente non molto numerosi nel lontano nord della Germania, ma anche quello di far conoscere la nostra Regione a Italiani e Tedeschi. Nel frattempo esistono otto Associazioni sparse sul territorio tedesco, che fanno parte della Federazione delle Associazioni Lucane in Germania. Due di queste, quella di Stoccarda e quella di Friedrichshafen hanno come presidenti degli Accetturesi: Maria Palermo la prima e Luigi Abate, residente peró ad Oliveto L., la seconda. La presidente della Federazione è la sottoscritta, che è giá al terzo mandato. Alla presenza infatti del nuovo presidente della Commissione Regionale dei Lucani all’Estero, avv. Antonio Di Sanza, domenica 9 Gennaio 2011 si è tenuto a Stoccarda il Congresso di Federazione, previsto ogni tre anni e che contempla fra l’altro le elezioni per il rinnovo delle cariche del direttivo.
I presidenti delle Federazioni sparse in tutto il mondo fanno parte della Commissione Regionale dei Lucani nel Mondo, che si riunisce una volta l’anno in Basilicata, con lo scopo di definire gli interventi della Regione a favore delle associazioni , ma anche di accogliere da queste proposte migliorative per l’esportazione dell’immagine della Basilicata all’estero. In alcune realtá, come per es. in Sudamerica, le federazioni rappresentano delle vere e proprie ambasciate e trait d’union fra il Paese di accoglienza e l’amministrazione regionale.
Ogni tre anni si tiene poi la Conferenza dei Lucani nel Mondo, alla quale partecipano tutti i presidenti delle Associazioni. Da tre anni esiste il Forum dei Giovani, che ha l’obiettivo di mettere in rete i giovani lucani o di discendenza lucana sparsi nel mondo e interessarli al proseguimento del lavoro iniziato dagli antenati, portato avanti con mentalitá e tecniche moderne. Per la prima volta la Federazione in Germania ha due rappresentanti eletti in seno al Forum che sono Daniel Laurenzana di genitori accetturesi e Patrizia Gentile di madre accetturese. La vita o i contenuti delle attivitá delle associazioni dipendono molto dagli interessi del direttivo e dei soci. Accanto a serate danzanti o culinarie aperte naturalmente a tutti, che costituiscono il programma standard di tutte le associazioni, si organizzano viaggi e scambi a vari livelli. L’associazione piú giovane, nata alcuni anni fa a Karlsfeld, comune periferico di Monaco di Baviera, ha donato alla parrocchia cattolica la statua di San Gerardo, protettore della Basilicata, che viene portata nel frattempo in processione una volta l’anno per le vie della cittadina bavarese, che sta per ratificare il gemellaggio con Muro Lucano, grazie al lavoro dei soci, provenienti appunto per la maggior parte da questa cittadina. Le associazioni costituiscono un punto di riferimento e d’appoggio sia per chi vuole visitare la nostra bella regione che per chi da questa vuole spostarsi verso il mondo. C’è da sperare che il lavoro iniziato da nonni e padri venga portato avanti con entusiasmo e fantasia dai giovani, che in un mondo globalizzato mostrano sotto sotto di sentire il richiamo delle radici o il bisogno di conoscerle meglio per poter costruire la propria identitá, secondo il motto che se si sa da dove si viene si sa anche dove si vuole andare.

[spoiler show=”Pag. 19 – Restauro chiesa di Sant’Antonio” hide=”Pag. 19 – Restauro chiesa di Sant’Antonio“]La chiesa del convento è l’edificio sacro più ricco di opere d’arte: una pala sull’altare maggiore con l’Incoronazione della Vergine con i santi Antonio e Francesco di Paola, una tela di s. Donato una Santa e san Vito, un’altra tela con la Madonna Addolorata, una tela raffigurante l’Annunciazione, oltre a due affreschi posti sulla volta uno raffigura l’Immacolata e l’altro S.Antonio (ai piedi di quest’ultimo e dipinta la primitiva facciata della chiesa).
Necessita di vari interventi struturali e restaurativi (consolidamento delle volte di coperture, rifacimento dell’intonaco interno, vespaio e pavimentazione, riscaldamento a pavimento, aperture finestre, tinteggiatura, recupero affreschi, ecc.).
La Soprintendenza per i Beni Architettonici ha riconosciuto ‘l’interesse’ per il recupero e il restauro dello stesso convento finanziando al 50% della spesa complessiva che ammonta a circa euro 170.000, con provvedimento del 09.11.2010,prot. 0010458 CI 34.19.04/2.335. Per tale restauro è necessario raccogliere circa euro 85.000. Al presente nella cassa parrochiale per tale intervento ci sono:
4.000 euro offerti da Sansone Pasquale, 16.000 euro somme residue delle ultime festività di S.Antonio, 7.500 euro (da una devota), 4.000 euro dal Comitato feste san Giuliano, 580 euro raccolti nel mese di gennaio nell’apposita cassetta posta nella chiesa madre.
Per poter appaltare i lavori necessita il contribiuto dei fedeli accetturesi. Le offerte si possono dare nel modo desiderato: a mano, nella busta che sarà consegnata a tutte le famiglie e ritirata durente la benedizione delle case, o versando sui C/C bancario Banca Apulia IT 44 A057 8780 2800 6957 2400 350 o C/C postale n° IT 21 R 07601 16100 000017912742. Non appena ci si avvicina alla somma occorrente si procederà all’appalto dei lavori.
Il nostro Santo protegga tutte le nostre famiglie e tutti i devoti sparsi nel mondo.

[spoiler show=”Pag. 28 – Pag. 29 – Stato civile e anagrafe” hide=”Pag. 28 – Pag. 29 – Stato civile e anagrafe“]Si è costituito il nuovo Comitato Feste San Giuliano, Resterà in carica fino al 2013.
Francesca Abate, Dino Barbarito, Donato Belmonte, Giuliano Benedetto, Anna Branda, Antonio Colucci, Francesco Colucci, Rocco Colucci, Marianna Falco, Michelina Fanuele, Don Giuseppe Filardi, Donato Fuda, Gennaro Labbate, Giuliano Loscalzo, Antonio Martello, Pina Marzano, Vito Mingalone,  Felicia Onorati, Michele Onorati, Francesco Piliero, Pietro Piliero, Piera Salerno.

[spoiler show=”Pag. 20 – Lojze Spacal, il confinato che dipingeva le bare _ Angelo Labbate” hide=”Pag. 20 – Lojze Spacal, il confinato che dipingeva le bare _ Angelo Labbate”]Assegnato al confino di polizia per due anni dalla commissione speciale della Prefettura di Trieste per sospette attività antifasciste, Lojze Spacal (Trieste 15 giugno 1907 – 6 maggio 2000), fu destinato ad Accettura, dove, accompagnato da due carabinieri, giunse il 7 febbraio 1931. Un anonimo e fugace accenno ne fa Leonardo Sacco in “Provincia di confino. La Lucania nel ventennio fascista, Schena editore, Fasano 1995”. «È poi la volta degli slavi, anzi slavofili, accuratamente divisi in tutto il materano: un falegname ad Accettura (7 febbraio 1931-17 settembre 1932)». Lojze Spacal, spregiativamente italianizzato in Spazzale nei rapporti di polizia, era nato a Trieste 1l 15 giugno 1907, da Andrea, cavatore, e Maria Novak, lavandaia, originari di Kostanjevica, in Slovenia.
A soli otto anni, il 1914, all’inizio del prima guerra mondiale, perse il padre, che controvoglia combatteva nell’esercito austro-ungarico. Dovette abbandonare la scuola e trovare lavoro in una falegnameria per aiutare la famiglia. A 17 anni fu assunto come disegnatore nell’arsenale di Trieste. In questo periodo avrebbe avuto contatti con gli irredentisti slavi Marussic, Milos e Bidovec e partecipato all’attentato alla sede del giornale Il Popolo di Trieste. Sospetti che gli costarono il confino. Le esperienze di apprendista falegname e arsenalotto furono utili al giovane confinato nella ricerca di un lavoro, come imponeva la legge sul confino, che trovò nella bottega di falegname di Rocco Defina.
In quel periodo, ricorda mastro Totonno Defina, figlio di Rocco, i falegnami del paese non erano pratici di ebanisteria; erano piuttosto mastri d’ascia, bottai, costruttori di porte e finestre e di rozze suppellettili. Per prima cosa, – continua Totonno Defina – Spacal costruì un banco di lavoro tecnologicamente avanzato, come mai ne avevamo visto, sul quale montò un ingegnoso tornio. Nel laboratorio si costruiscono i primi mobili impiallacciati e verniciati. La dottoressa Domenica Defina conserva ancora una cristalliera di mogano, costruita dal giovane confinato.
La novità suscita la gelosia e l’invidia di Giuliano Miraglia, che invia al prefetto un ricorso, conservato nell’Archivio di Stato di Matera. «Un confinante di nome Luigi Spazzarri di Trieste ebanista a aperta una bottega da falegname unita a Rocco Defino e ci a levato molto lavoro a fatto una mobilia alla levatrice Romano più di tremila lire più all’ufficiale postale un altro lavoro di circa duemila lire e lavora tutti i giorni ed io con otto persone sulle spalle sto pagando la ricchezza mobile dal 1918 e con tante tasse comunale e altre tasse e sto senza lavoro che siamo anche in molti falegnami prego la S.V. di provvedere a mandarlo a qualche altra parte perché lui e ben pagato dal nostro Governo…».
Riscontrando il ricorso, i carabinieri scrivono che «Il confinato politico non risulta faccia alcuna concorrenza al reclamante Miraglia Giuliano (che) si è indotto a reclamare per fatto che questi si rifiutò di lavorare nella sua bottega. Non si ritiene proporre il trasferimento del prenominato né si ritiene togliergli il sussidio in quanto il lavoro non è continuativo». In un’altra informativa, si legge che «Serba regolare condotta politica e non ha dato mai luogo a rimarchi sul suo conto».
Come spesso succede ai forestieri, Spacal è benvoluto da tutti. La vicina di casa Teresa Filardi, novantaquattrenne, lo ricorda ancora come un bel giovane, educato e rispettoso. Nicola Defina racconta che dopo un’abbondante nevicata, il ‘confinato’ fece un grande pupazzo, somigliantissimo al Duce. I paesani rimasero a bocca aperta di fronte alla perfezione della scultura. Anche il podestà e il segretario politico del fascio, che, anziché diffidarlo, si congratularono.
Durante la permanenza accetturese, si manifestò la vocazione artistica di Spacal. Lui stesso, solitamente schivo e di poche parole, affida i suoi ricordi a una intervista rilasciata a TV Capodistria.
«Questa è una storia veramente lunga e anche una storia strana, perché sono tanti i modi di iniziare una carriera pittorica e penso che la mia sia una storia abbastanza particolare, un po’ originale, se vogliamo. Io ho cominciato molto tardi, perché provengo da un ceto molto povero. Fino a 18 anni d’età ho lavorato come operaio, poi sono stato politicamente compromesso come antifascista, poi sono stato confinato nella Basilicata, È lì che comincia questa mia storia, diremo, pittorica. Infatti un giorno sotto casa mia dove abitavo c’era una piccola falegnameria, e in questa falegnameria io spesso passavo qualche ora, guardavo questo vecchio falegname che faceva varie cosette, delle riparazioni. Un giorno, ero anch’io presente, viene un giovane contadino. Però, aveva una certa difficoltà.
Insomma, dice: Vorrei che lei mi facesse una piccola cassa da morto perché è morta la mia figlioletta, aveva quattro anni. Però, guardi io non ho i mezzi, mi faccia una cosetta semplice; insomma, quattro assi. Sì, questa è una storia patetica, vi chiedo scusa. Poi se ne andò quest’uomo. Io avevo quella volta più o meno vent’anni e questa storia mi ha commosso profondamente e, quando è uscito, dico al falegname: Senta facciamo una bella cassettina, io dò una mano e poi vedremo. Io avevo già in mente qualcosa; allora dò una mano, abbiamo lavorato fino a tardi e poi io me la porto a casa questa cassetta e mi metto a dipingerla, e l’ho dipinta. Ho fatto dei fiori, ho fatto degli angeli, non so cosa ho fatto, insomma era ricchissima, bella. Il giorno dopo hanno messo dentro la morticina, poi l’hanno portata a mano in chiesa, e poi dalla chiesa al cimitero e insomma era un successo enorme, forse mai nessun quadro è stato così apprezzato come quella cassettina. E questo era il mio inizio, questa era la mia prima opera; io non dico che questa sia un’opera, forse sarà stato di un kitsch tremendo, adesso forse mi vergognerei di vederla, però l’inizio era questo».
Ad Accettura Spacal scopre anche la sua passione per la fotografia. Per alleviare il soggiorno obbligato in un lontano e sconosciuto paese, si fa spedire la vecchia Leica, che gli aveva regalato lo zio Anton. In paese non c’era un fotografo. Per le necessità, anche per la foto ricordo del matrimonio, bisognava attendere la festa patronale di San Giuliano, quando arrivava il fotografo ambulante don Attilio Tagliente con il suo banco ottico. Sosia di Salvador Dalì, per la corporatura esile e longilinea e i lunghi baffi arricciati, ancora oggi nell’immaginario collettivo è il “fotografo”.
Intuendo le esigenze della piccola comunità, Spacal si organizza come un fotografo professionista e allestisce un laboratorio per lo sviluppo. Fa fototessere per carte di identità e passaporti, scatta fotografie in occasione di matrimoni, funerali, prime comunioni e feste e si rivela un acuto osservatore della vita del paese. Dell’intensa attività del periodo accetturese, resta ben poco. Un blocco di 6 fotografie, di proprietà degli eredi Spacal, attualmente esposte al Museo d’arte moderna di Lubiana, stampate in gelatina d’argento, con bordi fustellati, cm 13 x 8, firmate dall’autore. Si tratta, in genere, di fotografie socialmente impegnate, come il calderaio ambulante, la bambina alla fontana, il primo bacio, i bambini che addentano una fetta di pane; ma anche sperimentali, come la natura morta che ritrae un mazzo di violette. Di particolare interesse la foto che ritrae una delle fasi della festa del “maggio”, sia perché è il primo documento datato del noto rito arboreo che si celebra ad Accettura, sia perché reca sul retro un’annotazione di pugno dell’autore:«Accettora 26.5.1931 Hanno impiantato l’albero della cuccagna, però non è ancora dritto perché aspettano la signora Giuliana (sic) che sta arrivando con la processione.
Gli uomini che sono sull’albero stanno aspettando per legare le funi. L’albero con l’apice è alto 36 metri. In cima sono legate 12 galline e galli, 5 conigli, 10 piccioni e 10 agnelli e capretti». Ben poche sono le persone intorno al “maggio” in un momento spettacolare. È la prova documentale che il rito arboreo era considerato un evento “barbaro”, una faccenda di cafoni in cui non era conveniente mischiarsi.
Tre foto, miracolosamente conservate da Totonno Defina, sono state rintracciate ad Accettura: il gregge, il pranzo in campagna e il vicolo con neve. Anche queste manifestano l’interesse sociologico di Spacal. Dopo l’esperienza di Accettura, come mostrano le altre immagini esposte a Lubiana, Spacal usò la fotografia in funzione della pittura. Tornato in libertà, Spacal si dedicò allo studio dell’arte, frequentando il liceo artistico di Venezia.
Conseguito il diploma, insegnò nelle scuole slovene di Trieste. Il 1936 si iscrisse all’Istituto Superiore per l’Arte Decorativa di Monza, allievo di Pio Semeghini e Raffaele De Grada, e frequentò da privatista l’Accademia di Brera di Milano. Il 1948, il 1954 e il 1958 espose con successo alla biennale di Venezia ed ottenne il premio internazionale per la grafica e la pittura. Attualmente è il massimo esponente della fotografia, della grafica e della pittura italo-slovene.
Trieste e Lubiana se lo contendono e lo annoverano tra i cittadini più illustri. Con mostre e manifestazioni parallele, hanno celebrato il centenario della nascita di un grande artista che non aveva dimenticato Accettura, così simile alla sua Kostanjevica, la stessa vita contadina, la stessa povertà, le stesse usanze. Anche l’albero del “maggio”, come nei villaggi della Slovenia.
Quando l’assaliva la nostalgia per quel lontano paese, dove aveva scoperto la sua vocazione artistica, accennava una canzoncina imparata ad Accettura, frequentando le case dei contadini e partecipando alle loro feste: «Aggio saputo c’hai acciso u purche, non mi fa u musse sturte».

Il Capo del governo(Tedesco)Mappus premia il volontariato

Il governo del land Baden-Württemberg attribuisce al volontariato un alto valore sociale – sostiene il ministropresidente Stefan Mappus. Per le 6 categorie in finale ne sono arrivati 10 per categoria. In Sport e Cultura figura il connazionale Luigi Abate, originario di Accettura (Matera) ma domiciliato ad Oliveto Lucano (Matera), in Germania dal 1962.

➡️ Intervista audio

[audio:http://www.accetturaonline.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/abate.mp3|titles=abate]

Da quando è mondo, ogni comunità esprime solidarietà, aiuto e sostegno ai piú bisognosi.
Anche la ricca Germania, che dispone di una fitta rete di servizi sociali, ha tuttavia bisogno di cittadini disposti ad offrire una parte del proprio tempo libero a favore della collettività. Il volontariato è presente in ogni ambito della vita: sanità, protezione civile, scuole, case di accoglienza, associazioni culturali e di tempo libero.
L’elenco è lungo. Ciò che in Germania emerge, è la consapevolezza dei governanti. Un esempio è l’esecutivo del land Baden-Württemberg che nel 2003 decise di istituire un premio per associazioni, singole persone e gruppi d’interesse impegnati da anni nel volontariato contribuendo con iniziative e progetti ad aiutare le categorie sociali più deboli.

Sotto il motto “Echt-Gut” (veramente buono) 26.000 persone hanno partecipato col loro voto elettronico a determinare i primi 10 di ognuna delle 6 categorie: Sport e Cultura, Giovani intraprendenti, Impulso al volontariato, Società viva, Vita sociale, Ecologia.

Al primo di ogni categoria sono andati 2.500 euro, mentre al secondo e terzo 500 euro.
Il premio vuol essere un piccolo riconoscimento per il lavoro finora svolto ed anche una forte spinta motivazionale a continuare ad intensificare e ad allargare la partecipazione attraverso l’opera di sensibilizzazione.

Anche se non premiato, fra i primi 10 della categoria Sport e Cultura figura un italiano. Si tratta di Luigi Abate, emigrato dalla sua Accettura (Matera) nel lontano 1962.
A margine del suo lavoro in fabbrica, prima a Backnang (Stoccarda) e poi dal 1968 a Friedrichshafen (sul lago di Costanza) ha dedicato tutto il suo tempo libero alla causa dell’integrazione scolastica, culturale e sociale della comunità italiana nella società locale tedesca.

Fu volontario l’omicidio Trivigno

➡️ Video I Fatti Vostri (Rai Due) 15.02.2011

➡️ Intervista Maria Alicia Trivigno

➡️ Gazzetta del Mezzogiorno 3 Feb 2011 (Angelo Labbate)

Fu volontario l’omicidio Trivigno – è la sentenza della cassazione

 

L’omicidio del giovane Rocco non va derubricato in colposo come precedentemente stabilito in Appello. Lo ha stabilito la Corte di cassazione

ROMA. La prima sezione penale della Corte Suprema della Cassazione, presidente Tittomassi, relatrice Margherita Cassano, ha annullato la sentenza della Corte di Assise di Appello di Roma, che aveva derubricato in colposo l’omicidio volontario doloso di cui la sentenza di primo grado aveva riconosciuto colpevole il cittadino moldavo Ignatiuc Vasile e l’aveva condannato a 16 anni di carcere, per aver investito con un furgone e ucciso il giovane Rocco Trivigno. Il grave fatto avvenne nella capitale la notte tra il 17 e il 18 luglio 2008. Con un furgone rubato il Vasile, ad alta velocità, per sfuggire all’inseguimento della polizia, attraversò col semaforo rosso l’incrocio tra la Nomentana e viale regina Margherita, il maledetto crocevia dove solo qualche giorno prima i due giovani fidanzati Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, a bordo di un motorino, erano stati investiti e uccisi da u n’autovettura condotta da Stefano Lucidi. Il furgone condotto dal moldavo travolse la Citroen condotta dal potentino Nicola Telesca, sulla quale viaggiavano anche i fratelli Valentina e Rocco Trivigno di Accettura. Rocco, vent’anni non ancora compiuti, studente di chimica, giovane di belle speranze, che tutti in paese conoscevano e apprezzavano, perse la vita durante il trasporto in ospedale, mentre Valentina e Nicola ancora portano i segni del grave incidente. In sostanza, la Corte Suprema, pronunciandosi sul ricorso per cassazione proposto dai genitori di Rocco, Antonio e Caterina Trivigno, rappresentati e assistiti dall’avvocato Adelmo Manna, professore di diritto penale all’Università di Foggia, in difformità dal parere del procuratore generale presso la Cassazione, che si è espresso per il rigetto del ricorso, ha annullato la sentenza della Corte di Assise di Appello di Roma nella parte in cui qualificava come colposo l’omici dio, affermando che il reato debba qualificarsi come volontario a titolo di dolo eventuale. Il rinvio al tribunale di secondo grado è fatto per la modifica del titolo del reato e per la riformulazione della sanzione da applicare. Di conseguenza, la Corte di Assise di Appello dovrà uniformarsi alle indicazioni in punto di diritto della Suprema Corte. La “ratio ” di questa pronuncia va ricercata nel fatto che la fuga dalle forze dell’ordine tentata dal Vasile rappresenta sul piano dell’accettazione del rischio qualcosa di più e di diverso rispetto alla sola violazione delle norme sulla circolazione stradale. Si tratta di una decisione storica che porterà la Cassazione a rivedere i precedenti orientamenti e aprirà il cuore alla speranza nella giustizia dei familiari delle 5.000 vittime, che ogni anno insanguinano le srade italiane.
« L’odierna sentenza – commenta l’avvocato Adelmo Manna – apre nuovi scenari, perché non passa la linea, secondo la quale tutti gli incidenti stradali siano colposi. Ce ne sono anche dolosi. come nella dolorosa vicenda di Rocco Trivigno».

➡️ Il Messaggero 3 Feb 2011 (Giulio De Santis)

Cassazione «Uccise passando col rosso Il suo è un omicidio volontario»

ROMA – Aveva ucciso un ventenne dopo essere passato con il rosso, andando ad oltre 100 all’ora. E per quell’incidente, Vasile Ignatiuc dovrà ora rispondere davanti ai giudici, dell’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Così ha stabilito la prima sezione penale della Corte di Cassazione imponendo un nuovo processo in appello a suo carico. Vasile è stato condannato in secondo grado a 8 anni e 4 mesi per omicidio colposo, per aver ucciso Rocco Trevignano il 18 luglio 2008. Lo aveva travolto con un furgone lanciato a folle velocità a un incrocio sulla Nomentana. Già i giudici di primo grado avevano stabilito che l’uomo era responsabile di omicidio volontario e che andava condannato a 16 anni di reclusione. Ma l’Appello l’aveva pensata diversamente. La stessa valutazione è stata fatta ora dagli ermellini che hanno annullato il processo di secondo grado con rinvio per la qualificazione giuridica del reato, affinché il fatto venga valutato come doloso. Anche se Vasile aspetterà il nuovo verdetto in libertà.

La sentenza è rivoluzionaria, mai in passato la suprema Corte aveva considerato che il responsabile di un incidente stradale fosse imputabile di omicidio volontario con dolo eventuale. Fino a martedì scorso la storia del processo e dell’incidente provocato da Vasile sembravano avviati a una conclusione identica ad altre vicende, come quella che ha avuto protagonisti Stefano Lucidi e le due giovani vittime, Alessio e Flaminia. Luogo dell’incidente e iter processuale sembravano correre sullo stesso binario, finché non è arrivata la decisione di ieri della Cassazione.

Vasile viene fermato dalla polizia a bordo di un furgone rubato. Terrorizzato comincia a scappare, si mette a correre alla guida dell’automezzo e attraversa senza guardare i semafori rossi. La sua fuga si ferma all’incrocio “maledetto” tra viale Regina Margherita e via Nomentana. Lo stesso dove la sera del 22 maggio del 2008 Lucidi aveva ucciso Alessio e Flaminia superando anche lui l’incrocio con il rosso, a 100 all’ora. Stavolta a varcare il bivio è la Citroen nera con a bordo Rocco Trevignano, 20 anni, e altri tre suoi amici. L’impatto è tremendo. Rocco muore mentre gli altri tre ragazzi si salvano per miracolo.

La condotta degli imputati dei due casi viene valutata nello stesso modo in primo grado, quando la condanna arriva per omicidio volontario. In appello le pene vengono dimezzate, dopo la decisione dei giudici di derubricare l’accusa in omicidio colposo. Nel caso di Lucidi viene confermata la sentenza a 5 anni per omicidio colposo. Mentre per Vasile, gli ermellini scelgono un’altra strada annullando la sentenza e rinviandola ai giudici di secondo grado per valutarla più severamente. Entro 30 giorni arriveranno le motivazioni. «È probabile che la Suprema corte – è il commento del difensore di parte civile, professor Adelmo Manna – abbia fatto una distinzione sul tipo di incidenti, che non possono essere tutti uguali».

➡️ Il Messaggero 3 Feb 2011 ( Carlo Mercuri)

L’avvocato di parte civile: con quella guida spericolata sapeva di poter uccidere

ROMA – «E’ un passo di civiltà», esclama l’avvocato Gianmarco Cesari. L’avvocato Cesari è il legale “storico” dell’Associazione familiari vittime della strada e in tale veste ha seguito tutti i grandi processi degli ultimi dieci anni. «Io ci speravo, in questa sentenza della Cassazione – commenta – Dopo il giudizio di secondo grado che derubricò il delitto di Vasile in colposo mi sentii indignato. Ora la Cassazione ha ristabilito l’equilibrio, dando una lettura diversa del crimine stradale. Ora il dolo eventuale potrà finalmente essere applicato all’incidentalità stradale. Abbiamo vinto una battaglia contro l’indifferenza dei magistrati rispetto al problema». Cesari è un torrente in piena e continua: «Nel 2002 si davano pene risibili ai pirati della strada, sei mesi, un anno al massimo. La sentenza di oggi è il frutto di un lavoro nelle aule di giustizia che dura da anni».

L’andamento del processo Vasile, fino al gradino prima della rivoluzionaria sentenza della Cassazione, aveva ripercorso le tappe dell’altro grande processo per incidentalità stradale, quello contro Stefano Lucidi, il trentacinquenne che investì e uccise i due fidanzati Alessio Giuliani e Flaminia Giordani. Tutti e due gli incidenti nel 2008, a poche settimane di distanza l’uno dall’altro; tutti e due a Roma e quasi nello stesso posto, l’incrocio tra via Nomentana e Viale Regina Margherita; per tutti e due i processi lo stesso andamento: una prima condanna elevata (dieci anni a Lucidi, sedici a Vasile), poi un dimezzamento della pena nel successivo grado di giudizio (cinque anni a Lucidi, otto a Vasile). Prima il riconoscimento di omicidio volontario, poi il derubricamento in omicidio colposo: è quasi un classico. Per anni ci si è interrogati sulla riconoscibilità della linea d’ombra tra dolo eventuale e colpa cosciente. E’ il confine sdruccioloso tra volontarietà e involontarietà del crimine. «Il dato differenziale tra dolo eventuale e colpa cosciente va rinvenuto nella previsione dell’evento», dice la legge. E per la legge, secondo l’avvocato Cesari, «Vasile conduceva ad alta velocità un furgone di grandi dimensioni, che lo convinceva della sua incolumità». Perfettamente cosciente dunque di poter ferire e di uscirne indenne.

Chi plaude alla pronuncia della Corte di Cassazione è anche la Fondazione Ania, che negli ultimi anni è stata sempre in prima fila nelle battaglie per innalzare il livello della sicurezza stradale. Dice il presidente Sandro Salvati: «Certe condotte di guida causano alcuni tra i più gravi delitti che avvengono oggi. Penso che sia giusto che, in taluni casi, si configuri l’ipotesi di dolo eventuale vista la gravità sociale, umana ed etica degli incidenti stradali».

➡️ Commenti Il Messaggero.it

Mostra

Finalmente!

commento inviato il 04-02-2011 alle 11:42 da scorpiorosso

no al garantismo

basta con questo garantismo spicciolo che si rende correo di una strage quotidiana, in nome di cosa spiegatemelo voi.

commento inviato il 04-02-2011 alle 09:48 da gpcara

23:10 da pierpapaolo

“Vitt, allora vai e ammazzalo, visto che hai le certezze…
…ce le hai? Hai in mano le carte? Hai visto tutto? Consoci tutto?
O spari messaggi sul blog e basta?”_______________Io commento ciò che è scritto nell’Articolo……dopo aver letto, si deve anche capire, e trarre un giudizio obiettivo.

commento inviato il 04-02-2011 alle 08:44 da vitt

pierpaolo

è ovvio che secondo la legge una persona è innocente fino all’ultimo grado di giudizio ma è altrettanto ovvio che in caso di flagranza del reato c’è poco da invocare la propria innocenza. Un conto è essere assolti per un cavillo giuridico o un errore formale, un altro per non aver commesso il fatto. C’è un bella differenza no?

commento inviato il 04-02-2011 alle 07:48 da Andrea Roma

se ci fosse…..

……uno straccio di governo che invece di incolpare i magistrati facesse delle leggi fatte con criterio, specie per questo genere di cose, e se fossero dati gli strumenti alle forze dell’ordine per poter intervenire e prevenire questi e altri crimini, anzi di giocare a fare leggine ad personam per quel loro padrone, e per poter permettersi sperperare i soldi a p@@@@ne tagliando solo i fondi per i servizi, perchè tanto a loro non servono………………forse tante di queste disgrazie potrebbero essere evitate……………….e invece continuiamo a taglliare……….

commento inviato il 04-02-2011 alle 07:18 da mariuzzo

Il Codice della Strada…

…lo conoscono pochi.
Infatti già oggi a chi viene sorpreso a guidare in stato di ebrezza viene confiscata l’auto.
Ma siamo sicuri che basta irrogare sanzioni esemplari a chi uccide?
Proprio ieri pomeriggio ad un passa da piazza Re di Roma è morta, investita, una signora in bicicletta, l’incidente è accaduto ad un passo da casa mia. Come tutti mi fermo a commentare, poi vado alla fermata del bus 87 in via Etruria, a Don Orione direzione Colli Albani. Arriva il bus e senza nessun motivo si ferma a tre metri dal marciapiedi, nello spazio lasciato per sciatteria dall’autista si infila un signore molto anziano in motorino che sfiorando i passeggeri che scendevano dal bus passa oltre. E se avesse investito qualcuno? Da notare che nel quartiere Appio Latino gli ausiliari ATAC regolarmente multano i veicoli in sosta nello spazio delle fermate dei bus, qualcuno controlla se gli autobus accostano ai marciapiedi o i ciclomotori (e le biciclette) sorpassano veicoli nella stessa corsia e senso di marcia?

commento inviato il 04-02-2011 alle 00:16 da marco.55

In UK applicano il codice penale

In UK si fermano alle strisce pedonali, per esempio. Non parliamo quindi del passaggio con il rosso. Se investi un pedone, applicano il codice penale e il carcere non te lo toglie nessuno. Questo è sicuro, anche se sei incensurato, anche se non eri drogato.
Non si scherza davvero. L’auto è come un arma: con un uso improprio puoi uccidere: e’ quindi tua responsabilità prendere tutte le precauzioni per evitarlo

commento inviato il 03-02-2011 alle 23:39 da Flavio78

Vitt, allora vai e ammazzalo, visto che hai le certezze…

…ce le hai? Hai in mano le carte? Hai visto tutto? Consoci tutto?
O spari messaggi sul blog e basta?

commento inviato il 03-02-2011 alle 23:10 da pierpapaolo

Finalmente

Era ora che il passaggio con il rosso e l’incidente di questo tipo, fosse omicidio volontario!!!!!!! Passaggio con il rosso, multa di 1000 e. Controsenso, 500 e di multa. Guida sotto l’ effetto di stupefacenti ed alcol, 5000 e di multa e sequestro autovetture con deposito giudiziale. Alla seconda volta, sospensione patente x 5 anni. Terza volta, ritiro patente x sempre. Sai quanti si calmerebbero alla guida …….

commento inviato il 03-02-2011 alle 23:00 da Ombra1978

20:42 da spada:

“Vasile Antonio o Silvio sono innocenti fino al giudizio”?????????_______Questo Vasile, era alla guida di un furgone Rubato, è passato con il rosso ad oltre 100 km all’ora, e sarebbe innocente fino al giudizio definitivo?????? Ma fammi il piacere!!!!!!!!!!

commento inviato il 03-02-2011 alle 22:59 da vitt

conoscere prima

pietà per le vittime,ma il diritto creativo comincia ad essere esagerato,E.Burke nel 700 scrisse:”per quanto attiene alle leggi umane, dove comincia il mistero lì finisce la giustizia . Non è facile dire se hanno fatto miglior affari, grazie ai misteri, i dottori in legge o i teologi. I giuristi, proprio come i teologi, hanno contrapposto alla ragione naturale un’altra ragione; e, come risultato, si è avuta un’altra giustizia ,opposta a quella naturale. Hanno sconcertato il mondo intero e se stessi con insensate formalità e rituali,reso complicate le cose più semplici con gergo metafisico, al punto che ,per chi non appartiene alla lor professione ,muovere anche un sol passo senza la loro assistenza costituisce un grandissimo pericolo”.Non è cambiato nulla,ma,insomma,i nostri diritti avremmo diritto di conoscerli,non in tribunale,ma prima,nella vita.

commento inviato il 03-02-2011 alle 22:26 da danilus

la repubblica delle banane

è un classico che chi ha i soldi (leggi lucidi e vernarelli) la fa franca e il poveraccio paga per tutti…che pena.
Buttare la chiave per tutti, solo così si possono fermare questi assassini.
Senza considerare che la condotta di chi guida in stato di ebrezza o drogato è più grave perchè coscientemente decide di alterare le proprie capacità, lo dice anche il codice penale!!

commento inviato il 03-02-2011 alle 22:14 da marcoangelelli

Giustizia di Pulcinella

Ormai siamo al ridicolo : uno ammazza la moglie a calci in testa e i Giudici gli rubricano l’ Omicidio Preter-Intenzionale
Se un folle passa col rosso e uccide un pedone, gli contestano l’ Omicidio Volontario
E ovvio che c’è più VOLONTA’ di ledere nel primo caso
Ma dove studiano i Giudici Italiani ?

commento inviato il 03-02-2011 alle 21:30 da queimada

alleluja

A quanto pare, la tutela tutta ideologica e completamente fuorilegge degli assassini al volante, comincia a non essere più sostenibile. La casta dei togati cerca di battere in ritirata.
Si tratta di una sentenza importante perchè emessa dalla Cassazione, un giudizio di legittimità che avrà conseguenze anche su altri casi, ma il problema di fondo rimane: perchè i magistrati che rifiutano di applicare la legge sul dolo eventuale ai pirati della strada non vengono licenziati e incriminati? La discrezionalità del giudice non contempla il diritto di ignorare precisi articoli del codice penale. Se stiamo qui a rallegrarci perchè, per la prima volta in decenni, la Cassazione ha accettato di applicare la legge, vuol dire che lo stato di diritto non esiste. E vuol dire anche che non ci si può giudicare da soli.

commento inviato il 03-02-2011 alle 21:12 da fuochista

Vasile Antonio o Silvio sono innocenti fino al giudizio

definitivo, tutti e tre.
Antonio e Silvio possono scappare anche loro in ogni momento specie Silvio che ha tanti soldi qui e all’estero.
Se il giudice ritiene ci sia la possibilità di fuga può togliere il passaporto e ricorrere anche alla prigione.
La vedo incarognito con Vasile e sempre molto dolce con Silvio a cui mi sembra sempre disposto a concedergli 20 livelli di giudizio!

commento inviato il 03-02-2011 alle 20:42 da spada

Caro Matthias i tuoi dubbi sull’intendere e volere sono

le mie certezze.
Non vedo perchè debbano ridurre la capacità di intendere e volere se uno usa un coltello o la pistola e diventano un’aggravante in auto.
Oggi se hai notato nessuno o quasi si ferma in caso d’incidente, solo una decina d’anni fa ci si scandalizzava per i pirati che c’erano ma erano molto meno. Quanto tutto ciò dipende dalla paura dell’inasprimento della pena che ha portato l’omicidio conl’auto a livello di volontario?
Tra i due fenomeni c’e’ certo una relazione temporale e sarebbe bello valutare quanti morti si potrebbero evitare se la gente si fermasse. La gente va in auto per andare a spasso, per andare a lavorare e per mille altri motivi, e la mia esperienza di guidatore che non ha mai avuto incidenti mi dice che sebbene ho avuto fortuna, ho saltato stop e non visto semafori e non ho mai voluto ammazzare qualcuno! Vorrei capire quanti tra i tanti moralisti non hanno mai saltato stop o semafori!
Altra ragione di imbarbarimento nel comportamento stradale e senz’altro il bonus-.malus che ha fatto sparire l’abitudine civile di lasciare il n. di targa e telefono a chi ti ammacca l’auto in parcheggio o fa scappare chi ti viene addosso per strada!

commento inviato il 03-02-2011 alle 20:35 da spada

Un altro caso che conferma

I poteri immensi dei giudici che possono sentenziare a loro piacimento pur in presenza di casi con connessione totale oggettiva.La coppia che investì due ragazzi giovanissimi,che passò con il rosso,che andava ad oltre 100 km orari nella città di Roma e che non si fermò nemmeno dopo averli scaraventati a terra uccidendoli,ha addirittura avuto uno sconto di pena e non sono stati incolpati di omicidio volontario ma colposo.
Delle due l’una:bisogna punire questi giudici oppure i loro colleghi che si sono espressi diversamente?
Questa pacchia deve finire con una bella riforma della magistratura e ciò indipendentemente da chi la farà.

commento inviato il 03-02-2011 alle 19:46 da vincenzo51

ohhh….

lo vedete che se volete ragionate, questo è quello che vogliamo.
RISPETTO PER LA VITA

commento inviato il 03-02-2011 alle 19:33 da umbertone58

Finalmente!!!

Ora si comincia a ragionare!!Chi si mette al volante e va a tutto gas solo per sentirsi “fico” o per arrivare 5 secondi prima,oppure e’ “fatto”o ubriaco, sa benissimo che l’auto puo’diventare un’arma per uccidere.
E mi auguro che questa nuova valutazione del reato si possa applicare anche ad alcuni casi gia’dibattuti(vedi i 2 “figli di papa’”Lucidi e Vernarelli.).

commento inviato il 03-02-2011 alle 19:20 da Fabio

Speriamo che poi, in Appello non si ricominci di nuovo…

Non so quanta differenza ci sia tra chi attraversa un semaforo rosso perché inseguito e un altro perché ubriaco o drogato.
Non vorrei che la motivazione sia che un ubriaco o drogato sia, in quel momento, incapace di intendere e di volere, mentre un ladro di furgoni intende tutto perfettamente…
Se così fosse sarebbe una specie di licenza di uccidere, perché è sicuramente più facile incappare in un drogato e/o ubriaco piuttosto che in un ladro…
Speriamo non sia così, aspettiamo la sentenza.

commento inviato il 03-02-2011 alle 19:09 da Matthias

“vasile viene fermato dalla polizia a bordo di un furgone rubato.

“Vasile aspetterà il nuovo verdetto in libertà.”……………………e sarà cosi’ fesso da non tagliare la corda????????

commento inviato il 03-02-2011 alle 19:08 da vitt

era ora

io guido da 40 anni e piu ma non ho mai guidato ubriaco o sotto droghe.capisco quando capitano incidenti e in tanti anni ho tamponato per distrazione e fortuna andavo pianissimo.
ma se la gente si ubriaca o si droga e “ammazzano ” persone siamo davanti ad omicidio volontario !!
e devono andare in galera e tutti devono sapere che si paga caro questi orrori !!
giusta sentenza e devono pubblicizzarla moltissimo in modo che tutti devono sapere a cosa vanno incontro !!!non sono disgrazie !!!
quindi droga-alcol-guida spericolata-corse su strada etc legati ad incidenti -=galera minimo 15 anni !!!!!!

commento inviato il 03-02-2011 alle 18:45 da luigizinni

è vero.. gli incidenti, che non possono essere tutti uguali..

ci sono quelli fatti dai comuni mortali e quelli fatti dai figli di papà.
questo disgraziato, per cavarsela, doveva dimostrare stupore e stupore quando è accaduto l’incidente… come fece stefano lucidi..

commento inviato il 03-02-2011 alle 17:54 da Carlo59

Finalmente un po’ di giustizia!

Non si può morire a vent’anni (né a nessun’altra età, a dire il vero) perché qualcuno decide di bruciare un semaforo ad alta velocità. E’ più che evidente che l’atto è del tutto assimilabile a quello di chi punta una pistola e spara (anzi, in quest’ultimo caso c’è un margine di probabilità in più di non centrare il bersaglio…). Quindi la Cassazione ha semplicemente applicato il più comune buon senso. Speriamo che l’esempio si estenda e diventi la regola,e che si aggiunga un’aggravante nei casi in cui l’omicida sia drogato o ubriaco. Sarà un po’ dura per chi c’incappa, ma del resto se lo è cercato, e altre vite di innocenti non saranno sacrificate.

commento inviato il 03-02-2011 alle 17:50 da Olegan

Finalmente…

E’ ora che questo tipo di omicidi venga valutato come omicidio volontario, soprattutto per chi uccide guidando ubriaco e/o strafatto!

commento inviato il 03-02-2011 alle 17:45 da ArminGS

era ora……..

era ora, ma cio’ deve valere anche per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti

commento inviato il 03-02-2011 alle 17:43 da walter

giustizia in 256 toni di grigio
dai che tra un po’ andiamo in technicolor

commento inviato il 03-02-2011 alle 17:36 da paciolifr

➡️ Articoli correlati:
– Pena dimezzata all’uomo che investì e uccise Rocco Trivigno
– Rocco , non ti dimenticheremo

1 … 282 283 284 285 286 … 301