U ucddozz – Canti popolari di Accettura

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copertina: A. Trivigno (Canti popolari di Accettura, 1990)

Canto tipico della pasquetta, che accompagnava ‘il lancio’ della bauc, altalena realizzata con una corda legata ad un albero; il testo identico ma con musica nostalgica, viene cantato da giovani amanti lontani per motivi di lavoro, affidando i sentimenti a ‘un piccolo uccello’. Il canto è formato da distici formanti rampogne amorose, alcune volte identiche altre volte improvvisate.

Ascolta

Testo

Ohi ucillozz ca vaj a via d nap’l
Vaj ci vaj annoiamil na nocca. “oi ne nenni na”

Non m l’annoc né ross e manch ianch
Vaj ci vaj, annoiamil turchin. “oi ne nenni na”

Mamm m’ha fatt e tatt m v’vò venn
M vol dà nu vecch di cint’ann “oi ne nenni na”

U  vecc d cint’ann non lu vogghi
Voggh nu giuvinill com a men. “oi ne nenni na”

Lu vecch m l strazz l linsul
Lu giuvinill m’ accatt nov. “oi ne nenni na”

U vecch pong com a nu sivon
U giuvinill è òm’l com a vammac.“oi ne nenni na”

Aier passaj  k sott a Nap’l bell
vett na donna ca stacia ncastell “oi ne nenni na”

non er donna ca stacìa  ncastell
era la madonna ca stacìa ncapella “oi ne nenni na”

U sciallon – Canti popolari di Accettura

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copertina: A. Trivigno (Canti popolari di Accettura, 1990)

Canto molto diffuso nella cultura lucana, narra la vicenda di un giovane “malato” a causa della rinuncia della sua amata. La ragazza saputo della sua malattia e dell’origine del male, invita la madre ad accompagnarla e a portare regali al suo caro ( miele zucchero e granata) per addolcire la sua malattia. Tuttavia la ragazza resta ferma nel suo sentimento rifiutando di fare l’amore e gli lascia come regalo solo i suoi baci.

Ascolta

Eseguito da: Gruppo Folk “I Maggiaioli” – registrazione amatoriale Stoccarda Gennaio 2016
Percussioni: Antonello Digilio, Nico Dimilta – Voce: Tiziana Fanuele – Chitarra: Biagio Labbate – Tastiera: Giuliano Marzano – Fisarmonica: Domenico Piliero

Una curiosità, questo brano è stato cantato 26 anni prima da Maria Fanuele e Giuliano Fanuele (Canti popolari di Accettura, 1990), rispettivamente zia e papà di Tiziana, attuale voce del Gruppo Folk “I Maggiaioli”

Testo

Ohi mamma, mamma pegghia lu sciallon
sc’m a vedè Peppin ca mo mor. Ofà.

Ohi fegghia fegghia non sacc la strad
ogn’punton d strad n facm mparar.

Quannarrv’vai ndu minz d la strad
‘mparatam la cas d lu malat. Ofà.

Chedda scaledda d’or ata nghianar
chedda port d’argint ata trasir. Ofà.

S’adanza la sua mamma a la finestra
ohi feggh feggh ci s n ven mon. Ofà.

Ohi feggh feggh ci s n ven mon
è la tua bella ca mo t ven a vedè. Ofà

Si è la mia bella ca m ven a vedèr
apr la port e famm’l trasir. Ofà.

Apr la porta e fammil trasir
peggh la seggia e fammil seder. Ofà

Nand lu lett lu voggh parlar
tutt lu mio ben d voggh dar. Ofà.

C’è hai Peppin mio ca sì malat
t’agg p’rtat mel zoccher e granat . Ofà.

T’agg p’rtat mel zocch’r e granat
ammuddat sta vocca ca sì malat .Ofà.

Non voggh mel zocch’r e granat
nu vas d sa vocca e so sanat. Ofà.

Si foss ch l vas ca s sanass
nvec d un pegghatenn cenk . Ofà.

Inveci d cenk pegghiatenn sett.
pur ca t n’auz k nda stu lett. Ofà.

Inveci di sett pegghiatinn ott
pura ca t n turna da la mort. Ofà.

Inveci di ott pegghiatinn nov
pura  ca lu facimm lu prim amor. Ofà.

Non so venut c’aggia sta k ten
è so venut ca n’aggia scir. Ofa.

Ce si v’ nut a fa montagna d’or
faj assir l’anima da stu cor. Ofà.

Ce sa  venut a far montagna janch
m faj ass’r l’anima da stu fianch. Ofà.

Ce si venut a fa montagna d’argint
m faj assir l’anim da sti dint. Ofà.

Ncap d tre ore, d tre m’n’t
risponn la sua mamma trmlin Ofà.

Si kodd mor s n vaj dannat
e to bella figghiol haja scuntar Ofà.

Si edd mor s n vaj k Di j
s port cenk  vas d l mi j .Ofà.

Ricordo di Giuliano Mariano

biondo

A due mesi dalla scomparsa, ricordiamo Giuliano Mariano conosciuto da tutti come “il biondo”.

Per anni è stato il punto di riferimento delle estati accetturesi al bosco di Montepiano. Noi lo vogliamo ricordare così come in foto, con la classica “divisa” che indossava ogni domenica della Cima.

➡️ Chi ci ha lasciato

Monte Croccia – Il calendario astronomico dell’età del bronzo

➡️ Servizio del TG2 del 14 Febbraio 2016

ACCETTURA Da una parte è una cosa ovvia, viviamo su multistrato di epoche e civiltà, dall’altra è sempre stupefacente imbattersi in un luogo concreto in cui si scopre la presenza e l’attività dei nostri lontani antenati. Nella Lucania dolomitica, sì esistono le Dolomiti Lucane, magnetiche, c’è uno di questi luoghi magici che molti chiamano “la Stonehenge italiana”. Ma ce n’è più d’uno nel nostro Paese che rivendica lo stesso titolo di quella meta turistica mondiale di Inghilterra peraltro riassettata con il calcestruzzo agli inizi del 900. E’ naturale che in un tempo in cui l’unica mappa disponibile agli uomini per organizzarsi nello spazio e nel tempo era la volta celeste, si siano costruiti un po’ ovunque dei calendari astronomici con delle pietre giganti, dei megaliti. In provincia di Matera, alla sommità del monte Croccia, nella omonima riserva naturalistica antropologica protetta e valorizzata dal Corpo Forestale dello Stato, c’è una di queste rudimentali ma ingegnose attrezzature. Ma cosa fa a dire a voi e alle due famose università straniere che indagano su questo luogo che non si tratta di un ammasso casuale di rocce?
“L’indizio principale è la parte sovrastante – afferma Giovanni Adinolfi responsabile dell’Ufficio Territoriale biodiversità di Potenza – perché mentre i due fianchi nella roccia potrebbero risultare anche da una crepacciatura naturale, dovuto all’assestamento geologicho del terreno, quello che sicuramente non è naturale è il posizionamento di questa sorta di cappello che determina il futuro attraverso il quale si genera l’allineamento solare. Poi c’è un fenomeno strano su questa roccia segnata da linee, c’è una deviazione netta, di quello che è l’indicazione del nord dell’ago della bussola, che sembra “impazzire” posizionato su quella pietra.”
A poche decine di metri tracce dell’Acropoli, di una vera e propria città che doveva avere una certa dominanza visto che siamo a 1200 metri di altezza,si controllava da qui l’intera valle del Basento allora navigabile. Un posto battuto anche dai tombaroli, altro indizio potente, e d’altro canto se qui hanno trovato reperti come questo si comprende l’attrazione. Adesso a monte Croccia nei giorni del solstizio, quando l’ allineamento solare è perfetto, si raduna sempre più gente per osservare il fenomeno che nei secoli precristiani, quando il tempo era considerato solo circolare e non anche lineare, dava il la alle pratiche agricole, alle campagne militari virgola alle feste sacre, alla vita insomma. Un luogo che nasconde ancora chissà quanti segreti e il cui pieno recupero oggi rischia a causa di un allineamento negativo, una sfortunata congiunzione di eventi, lo scioglimento annunciato del Corpo Forestale, della Provincia e la rivoluzione delle Sovrintendenze. Chi si occuperà domani di Monte Croccia, la nostra Stonehenge?

➡️ Documento video “il sacro è tenace”
Realizzato da HyperBros.com il 21 dicembre 2013 alla ricerca di prove che il complesso megalitico di Monte Croccia era un santuario dell’età del bronzo

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